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Pescara, 14/04/2026
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Data: 14/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro, accordi Mirafiori e Pomigliano estesi a tutti. Pd e Cgil attaccano

Sacconi: articolo 18 non toccato. Limitazione all'abuso dei tirocini, arriva il reato di caporalato, stop alle tariffe minime per le professioni

ROMA - Illustrando la parte della manovra aggiuntiva che riguarda il lavoro, il ministro Maurizio Sacconi ha detto che il decreto definisce il «reato di caporalato, cioè quella forma abusiva di intermediazione del mercato del lavoro. La norma è stata mutuata da un disegno di legge dell'opposizione». Prevista anche «la limitazione dell'abuso dei tirocini».

Stop alle tariffe minime per le professioni. La manovra punta a «rafforzare la tutela del cliente e la concorrenza con elementi come la libertà di informazione alla clientela e la possibilità di derogare alle tariffe minime mediante accordi tra le parti. Le professioni non ordinistiche sono ulteriormente liberalizzate sulla base divieti di restrizione», ha detto Sacconi.

Gli accordi di Pomigliano e Mirafiori saranno estesi a tutti i lavoratori. È uno tra gli effetti delle nuove norme in materia di lavoro inserite nella manovra: «È prevista l'estensione erga verso tutti i dipendenti di quegli accordi che sono coerenti con l'intesa interconfederale realizzati prima di questa intesa e validati dal consenso maggioritario dei lavoratori. Penso a Mirafiori e Pomigliano ma devono essere accordi coerenti con l'intesa interconfederale», ha spiegato Sacconi.

La contrattazione aziendale inserita nella manovra economica potrà stabilire e derogare a quella nazionale su tutto ciò che definisce l'organizzazione della produzione e del lavoro fino ai licenziamenti senza giusta causa, tranne quelli discriminatori, sintetizza Sacconi. «La norma che risponde alla sollecitazione della Bce, rafforza la contrattazione di prossimità, quella aziendale e quella territoriale. La capacità della contrattazione aziendale si rivolge a tutto ciò che si definisce organizzazione della produzione e del lavoro. Non interviene invece su minimi contrattuali ma - ribadisce Sacconi - ha una capacità compiuta su tutto ciò che è organizzazione della produzione e del lavoro anche in deroga ai contratti nazionali, dall'orario di lavoro al mansionamento, dai rapporti lavoro fino alle consequenze del licenziamento senza giusta causa con l'esclusione dei licenziamenti discriminatori».

L'articolo 18 non è stato toccato. «Ribadisco che il legislatore non modifica alcuna legge in materia di lavoro, nessun articolo dello Statuto dei Lavoratori. L'articolo 18 non è stato toccato. Le parti possono avere ambiti di autonomia regolatoria». Le parti, ha tenuto a puntualizzare il ministro Sacconi, potranno disporre di autonomia regolatoria per «una serie di materie, tranne nei casi di licenziamento discriminatorio e in caso di maternità. Queste materie non possono essere trattate dalle parti».

Il Pd: disegno reazionario. «L'intervento sulle regole del lavoro presenti nel Decreto di finanza pubblica sono uno schiaffo all'autonomia delle parti sociali. Si contraddice in radice la lettera e lo spirito dell'accordo unitario del 28 giugno scorso. Il ministro Sacconi mente consapevolmente quando afferma che le norme del Decreto sono a sostegno delle scelte delle parti sociali. No, non è così - dice Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria nazionale del Pd - Le norme mettono i contratti aziendali fuori dal quadro del contratto collettivo nazionale di lavoro. Aprono ed incentivano la concorrenza al ribasso tra retribuzioni e condizioni di lavoro, ma anche tra la qualità dell'attività delle imprese. Inoltre senza alcuna discussione con le parti sociali, cancellano l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori senza alcuna riforma degli ammortizzatori sociali. Il ministro Sacconi approfitta dell'emergenza di finanza pubblica per portare a compimento il suo disegno reazionario avviato sin dall'inizio della legislatura con la cancellazione della norma di contrasto di dimissioni in bianco e del famigerato 'Collegato lavorò. La parte relativa al lavoro va stralciata dal decreto ed affidata alle parti sociali».

Cgil: crisi usata per tagliare diritti lavoratori. «In una manovra ancora più sbagliata e iniqua si usa la crisi per nuovi gravissimi tagli ai diritti dei lavoratori - commenta il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni - Solo così, se i testi saranno confermati, si possono leggere le norme che si ha il coraggio di chiamare a sostegno dello sviluppo e dell'occupazione. Le parti sociali avevano chiesto di non intervenire ma il governo se ne infischia e annuncia il ribaltamento dell'accordo del 28 giugno che prevedeva la sovra ordinazione dei contratti nazionali sul resto della contrattazione». Con le nuove disposizioni, spiega Fammoni, «i contratti sottoscritti a livello aziendale (anche da rappresentanti aziendali di comodo e senza il voto dei lavoratori?) potrebbero operare in totale deroga ai contratti nazionali e addirittura alle 'disposizioni di legge vigentè». Inoltre, prosegue il sindacalista, «sono previste tutte le materie possibili e naturalmente anche il tema della libertà di licenziamento e dell'articolo 18: l'ossessione del ministro del Lavoro. E come al solito si introduce un criterio di retroattività, pagando così la cambiale da tempo promessa alla Fiat. Non si può, anche se lo dice questa legge, con un contratto aziendale disapplicare altre norme di legge. Non è solo una scelta gravissima ma ritengo abbia evidenti vizi di incostituzionalità». Altri punti del provvedimento sono contestati dalla Cgil. «Al governo non basta - aggiunge Fammoni - perchè c'è anche una norma molto grave verso i disabili, legalizzando praticamente la scelta dei reparti o aziende confino per questi lavoratori. Così come c'è un nuovo schiaffo alle parti sociali e alle regioni sul tema dei tirocini». In generale, quindi sono «norme sbagliate, ideologiche e punitive, che durante una fase così grave di crisi attaccando i diritti dei lavoratori. Niente ma proprio niente a sostegno dell'occupazione e dei giovani. Norme che contrasteremo fino in fondo, come spero faranno le altre parti sociali, e fino a quando saranno ritirate o cassate».

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