La maggioranza esulta: «Giornata storica», ma vanno ricomposti i cocci
Habemus variante. O quasi. Il Consiglio comunale ha approvato ieri la delibera delle osservazioni e adesso manca solo l'ultimo atto formale - conferenza di servizi, ripubblicazione, modifiche cartografiche - su cui il Consiglio dovrà comunque rivotare perché la "variante delle invarianti" si possa considerare davvero approvata. Poi si parlerà di nuovo Prg.
La delibera delle osseravzioni è passata con 21 voti a favore, 5 contrari e 2 astenuti (il gruppo Udeur) ed è espressione di una maggioranza "variata dalla variante", più affollata ma anche spaccata dopo le migrazioni centriste. Le nuove regole sono alla fine un po' meno di sinistra, forse non sono stati messi ricchi e poveri sullo stesso piano, ma solo i ricorsi diranno se funziona oppure no.
Esulta Gianni Teodoro per aver colto la salvaguardia del lotto minimo «che consentirà a tante famiglie di realizzare interventi edilizi minimi ma per loro significativi»; mastica amaro Rifondazione comunista che in aula ha pagato la propria rigidità su posizioni di principio, pur difese con coerenza, mandando giù qualche boccone indigesto. Non a caso in chiusura Maurizio Acerbo ha definito la variante «una bella donna con tre cicatrici sul volto» - De Cecco, Di Properzio, Pasetti -. Dettagli importanti ma che non hanno impedito al centrosinistra - a cominciare da D'Alfonso e Dogali e includendo anche Acerbo e l'assessore Di Biase - di definire quella di ieri «una giornata storica». «Per la prima volta si approva un piano che riduce il cemento sul territorio» ha detto l'assessore all'Urbanistica «ed è solo l'inizio, la lotta continua». Se ieri si è arrivati alla sospirata approvazione è stato anche per merito di Melilla, che ha presieduto la seduta con piglio deciso evitando ulteriori rinvii, stoppando interventi altrimenti biblici e assumendosi una bella responsabilità quando non ha accolto la richiesta di Acerbo, Arcuri e Di Nisio per ripetere il voto sull'emendamento già approvato lunedì sull'osservazione di Di Properzio. In quel frangente Melilla s'è fatto forte dei pareri contrari a firma di segretario e vice segretario, e del legale del Comune, e Acerbo ne ha preso atto replicando con toni misurati (citerà Brecht, Gobetti e Berlinguer). Pochi tuttavia i momenti di tensione in una seduta - l'ultima del capo di gabinetto del sindaco Achille D'Alessandri, salutato con un applauso: sarà giudice della Corte dei conti - caratterizzata da schermaglie politiche sfociate in un vigoroso sermone di D'Alfonso all'opposizione che il sindaco vorrebbe «meno polemica e più propositiva». Nella sostanza tutto o quasi era già definito tant'è che in aula non s'è neppure sussurrato il nome di De Cecco: per l'albergo è tutto rinviato alla definizione del Prg e del Pp2 su cui quell'opera ricade. Anche i Ds hanno rinunciato a cercare soluzioni tampone: alla verifica prima di entrare in aula ci si è resi conto che non c'erano i numeri e allora l'ordine di scuderia è stato un «avanti tutta» verso l'approvazione della delibera. I toni si sono un po' riaccesi solo sull'emendamento di Pasetti per Colle Breccia e su un ordine del giorno di Licio Di Biase per il parco di Pescara nord, che si può realizzare con un accordo di programma ovvero, ha aggiunto Acerbo, rispettando le regole e facendo sì che l'area verde sia salvata per intero. Magari evitando al Comune un esproprio milionario.