ROMA Iva, tagli agli enti locali, misure per lo sviluppo, numero delle Province, sono questi i temi sui quali esistono margini di aggiustamento in Parlamento su una manovra che, per quanto dura e difficile, «si sforza di fare il minor male ai cittadini italiani». Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, fissa i paletti e indica le aperture in vista dell'avvio del dibattito al Senato il 22 agosto. E spiega che «se le proposte saranno costruttive, ci sarà la massima disponibilità perché non ci troviamo di fronte ad un problema della maggioranza, ma del Paese intero». Esclude le pensioni d'anzianità perché su quelle «la pregiudiziale manifestata dalla Lega non ci consente d'intervenire». Sulla tracciabilità dei pagamenti fa mea culpa senza giri di parole: «Abolirla a suo tempo fu un errore, perché non riconoscerlo? Abbiamo rimediato e ora anche abbassato la soglia a 2.500 euro. Da qui verrà un forte impulso alla lotta all'evazione». E apre ad un allargamento della maggioranza all'Udc: «All'appello del governo per un confronto aperto e responsabile sulla manovra, Pier Ferdinando Casini ha risposto in modo serio, da uomo di Stato. Sarebbe un errore non tenerne conto».
Tagli pesanti, nuove tasse, poche risorse per lo sviluppo. Sulla manovra non c'erano alternative?
«Quando il governo si è insediato, nel 2008, le previsioni erano per una crescita del Pil all'1,9%. A settembre ci trovammo di fronte alla più grave crisi finanziaria del dopoguerra e forse di sempre. Potevamo rinunciare al programma, invece abbiamo mantenuto l'impegno con gli elettori, siamo andati avanti. Veniamo all'oggi: in un mese abbiamo dovuto prendere due provvedimenti molto forti. L'alternativa era di fare saltare l'euro e rimettere in discussione l'Europa esponendo i cittadini italiani ad una crisi da affrontare da soli e con una drammatica incertezza sul futuro. Non c'era altra via alla manovra».
Sindacati perplessi o contrari, la Confindustria in pressing su Iva e pensioni. In molti ne contestano l'equità...
«Abbiamo avuto decine di incontri con le parti sociali. Poi ci siamo resi conto che qualsiasi provvedimento avessimo proposto ci sarebbe stato qualcuno pronto a dire di no. I provvedimenti presi, a nostro giudizio, sono quelli che fanno il minor male agli italiani».
Il governo chiede un contributo di solidarietà che graverà soprattutto sui lavoratori dipendenti. Non era più equo aumentare l'Iva e recuperare risorse per la crescita?
«Dell'Iva abbiamo discusso molto nelle riunioni preliminari di governo e in consiglio dei ministri. Eravamo tutti d'accordo nel tenere ferma l'aliquota ridotta del 4% sul pane e agire eventualmente sulle altre due. Alla fine è prevalsa la preoccupazione di non incidere sui consumi in una fase già depressa dell'economia. La decisione sulla manovra è stata presa all'unanimità. La responsabilità è collegiale».
Esistono margini per un recupero in Parlamento?
«Se il Parlamento lo chiede, per carità, tutto è possibile. Non sarebbe uno scandalo né il governo potrebbe mettersi di traverso dopo aver fatto appello al confronto».
E le pensioni? La Lega, non è un mistero, ha messo il veto.
«Sulle pensioni non direi che non s'è fatto nulla. L'intervento che porta a 65 anni l'età di vecchiaia per le donne del settore privato, equiparandola a quella maschile, è stato anticipato di 4 anni, dal 2020 al 2016. Non mi sembra poco. È un intervento strutturale che non dà vantaggi immediati ma li produrrà nel futuro».
Eliminare l'azianità avrebbe riequilibrato il rapporto uomini-donne: circa il 70% dei lavoratori maschi oggi si ritira a 58,5 anni. Per le donne è l'inverso...
«Non siamo potuti intervenire su questo punto. La pregiudiziale posta dalla Lega ha reso inutile insistere».
Tagli alla politica: sono stati apprezzati ma c'è chi ha chiesto di più. Per esempio, l'abolizione tout court delle Province.
«Le Province sono previste nella Costituzione. Quindi per cancellarle tutte ci vuole una legge costituzionale. Si può fare, se il Parlamento lo vorrà ma servirà più tempo. Per il resto, abbiamo eliminato 54.000 poltrone. Alcuni saranno anche sgabelli, ma non mi pare poco davvero. Per la prima volta dal dopoguerra si è deciso di tagliare con coraggio».
Gli enti locali protestano per la stretta ai trasferimenti..
«Regioni e Comuni possono recuperare con l'anticipo del federalismo fiscale. E' un impegno che abbiamo preso e dobbiamo far si che sia mantenuto, anche se non sarà facile. Un passo per volta».
Su quali temi ritiene ci siano margini di mediazione in Parlamento?
«Oltre agli enti locali, penso ci siano possibilità sui temi dello sviluppo. Anche sull'Iva, se viene affrontata in un certo modo, il governo è aperto. Purché ogni proposta sia accompagnata dai fondi necessari a sostenerla».
E dall'opposizione, cosa si aspetta?
«All'appello del governo qualche risposta è arrivata: dall'Udc, dalla stessa Idv. Sarebbe un errore non tenerne conto».
La manovra può essere l'occasione per un allargamento della maggioranza all'Udc?
«Chiederlo a me è troppo facile, lo sostengo da sempre».