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Data: 15/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La Ue: approvare presto le misure. Ma nel Pdl è scontro su Tremonti. Calderoli: sì a modifiche ma senza toccare i saldi

ROMA.La manovra bis incassa il via libera della Commissione europea che ora chiede al governo di approvarla rapidamente e di farlo cercando «un ampio consenso in Parlamento sulle riforme». Le misure anticrisi adottate dal governo sono «di cruciale importanza per tutti i 17 paesi dell'Eurozona», dichiara il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy che sabato aveva dato l'ok dell'Unione a Silvio Berlusconi. L'invito a cercare il consenso dell'opposizione, auspicato più volte dal capo dello Stato Napolitano che ha inivitato a un «confronto responsabile», è in parte raccolto dalla maggioranza, già alle prese con la crescente «fronda» interna. Un gruppo di berlusconiani di ferro, da Guido Crosetto a Deborah Bergamini, annunciano infatti emendamenti a pioggia contro le misure decise da Giulio Tremonti. E se Silvio Berlusconi assicura che, malgrado i dissensi, arriverà a fine legislatura con il titolare dell'Economia, Daniela Santanchè, altra fedelissima del Cavaliere, la vede diversamente. «I cimiteri sono pieni di persone indispensabili, ne tragga le conclusioni», dice rispondendo a una domanda sulle possibili dimissioni del ministro.
«Non abbiamo sbagliato a giudicare deludente l'intervento del ministro dell'Economia, il disegno di legge è sbagliato per due ragioni fondamentali: non affronta i problemi strutturali che hanno portato la spesa pubblica al 52% del Pil e il debito pubblico a dimensioni insostenibili e aumenta le tasse sul reddito già troppo elevate», recita la nota diffusa dai dissidenti del Pdl. Crosetto, Stracquadanio e i «frondisti» annunciano propri emendamenti per sostituire la tasse di Tremonti con «migliori riforme». Durissima la reazione di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo: «E' tempo di smetterla di giocare, ai colleghi che alzano il dito e dicono non ci sto dico basta». Il Pdl dimostri di essere un partito, gli emendamenti devono essere presentati solo con il consenso di Alfano o del capogruppo, aggiunge.
Ma non tutta la maggioranza appoggia l'aut l'aut di Saglia. Roberto Calderoli, il ministro delle Riforme, prima striglia i leghisti dissidenti, l'ala maroniana del sindaco di Verona, Flavio Tosi. «L'istituto delle dimissioni è sempre valido». Poi apre a modifiche migliorative in Parlamento. «Il testo sulla manovra può essere emendato soltanto a saldi invariati ma non può essere smontato perchè se accadesse si rischierebbe il default economico del Paese». Quanto all'ipotesi fatta dallo stesso Cavaliere di una sua ricandidatura il ministro taglia corto: «Non entro in dispute da pollaio, prima i programmi e le alleanze, poi il candidato». Infine l'apertura all'Udc. Calderoli auspica una collaborazione sulla manovra e non chiude alcuna possibilità per il futuro. «Prima o poi si tornerà a votare e tutto quello che si potrà vedere nel futuro si farà sulla base di ciò che accade nell'ultimo periodo della legislatura». Che la base leghista abbia mal digerito la manovra «lacrime e sangue» del governo non è un mistero. Oggi Umberto Bossi arriverà a Ponte di Legno per il tradizionale comizio di ferragostio. Il leader leghista cercherà di convincere il popolo lumbard di non aver potuto fare di meglio. «La Lega si è schierata in difesa delle pensioni, meglio tagliare i Comuni che toccare i risparmi della gente», le parole d'ordine che userà per rassicurare i suoi elettori.
E' sul «contributo di solidarietà» che si concentrano i maggiori maldipancia e non solo di opposizione e sindacato. Per Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, è un «salasso insopportabile». Molto critico anche Luca di Cordero Montezemolo. Il prelievo sui redditi oltre 90mila euro è «uno scandalo puro e semplice», dice, in un'intervista. Per il presidente della Ferrari sarebbe stato meglio pensare a una «patrimoniale su noi ricchi», aggiunge.

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