ROMA. Mentre si annaspa nel magma di articoli e commi del decreto-legge anticrisi, ancora fresco di firma di Napolitano, a caccia di provvedimenti annunciati e poi spariti (come l'aumento Irpef per gli autonomi) e di chiarimenti su come e quando il tartassato ceto medio dovrà pagare i conti in rosso del Paese, Emma Marcegaglia propone la sua ricetta per affrontare l'emergenza economica, mentre il Codacons denuncia furibondo quanto costerà alle solite famiglie il tiro mancino della manovra.
Contributo di solidarietà e aumento Irpef per gli autonomi. La nuova imposta che colpisce tutti i redditi sopra i 90mila euro lordi scatterà immediatamente, cioè dall'entrata in vigore del decreto, e durerà fino al 2013. Per i dettagli, ad esempio le modalità di pagamento bisognerà attendere la fine di settembre. In proposito, proprio il comma 2 dell'articolo 2 del decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale spiega: «con decreto del ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro il 30 settembre 2011, sono determinate le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 1», relativo appunto la tassa del 5% per i redditi eccedenti i 90mila euro e del 10% per i guadagni superiori a 150mila euro. I tecnici del tesoro hanno spiegato che il contributo di solidarietà colpirà circa 559mila persone, con un aggravio di imposta medio pro-capite di 3mila euro. Dai calcoli dei tecnici l'onere addizionale medio si distribuirà così: circa 150 euro pro capite pagheranno i 127mila contribuenti con reddito tra 90 e 100mila euro; 570 per i 155mila che guadagnano 100-120mila euro; 1.250 euro per i 115mila con reddito tra 120 e 150mila euro; 2.940 euro per i 79mila che guadagnano 150-200mila euro; e circa 14.440 per gli 83mila contribuenti che dichiarano oltre 200mila euro. Non c'è più traccia invece nel decreto di una misura forse presente nella prima bozza: l' aumento della quota Irpef per gli autonomi, a partire dall'attuale 41% per i redditi oltre i 55mila euro.
Ricetta Marcegaglia. La presidente di Confindustria, in attesa che il decreto venga discusso in Parlamento, avanza una proposta a maggioranza e opposizione: riformare le pensioni di anzianità e aumentare l'Iva. La prima, spiega la manager degli industriali, consentirebbe di recuperare «risorse fino a 7 miliardi di euro in due anni»; mentre un aumento dell'Iva, anche di un solo punto, «può valere fino a 6,5 miliardi di euro» e consentirebbe di ridurre le «tasse sul lavoro». Insomma, per la Marcegaglia «bastano pochi aggiustamenti per cambiare la faccia di questa manovra».
In arrivo maxi-stangata da 1.500 euro per le famiglie. Il decreto varato «avrà effetti immediati sulle famiglie italiane e le ripercussioni si faranno sentire già a partire dal mese si settembre attraverso una contrazione dei consumi», denuncia il Codacons che quantifica in più 1.500 euro gli aumenti in arrivo. «I sacrifici richiesti, specie al ceto medio - sottolinea il presidente dell'Associazione consumatori Carlo Rienzi - e lo stato di generale incertezza del nostro paese, faranno registrare da subito una diminuzione dei consumi in tutti i settori. I tagli riguarderanno le spese non primarie come divertimenti, cura del corpo, abbigliamento e calzature, viaggi, automobili e cultura».
Ma, alla fine della fiera, chi sarebbero i "soliti noti"? I forzati delle tasse su cui si abbatteranno balzelli come il contributo di solidarietà?
Chi pagherà e chi no. In Italia a guadagnare più di 90mila euro sono mezzo milione di persone, esattamente 511.534 (pari all'1,2%), secondo i calcoli della Cgia di Mestre. I dati del sindacato dei dirigenti aziendali poi, rivelano che l'86% dei contribuenti che dichiara più di 90mila euro annui sono i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Si tratta di 300mila dirigenti e 140mila pensionati: le loro buste paga sono trasparenti ed è in quelle dichiarazioni dei redditi che la manovra andrà a rastrellare soldi. Insieme a queste due tipologie, ci sono poi i lavoratori autonomi: le categorie che guadagnano di più sono quelle di notai (327mila euro il reddito medio dichiarato nel 2008), farmacisti (112,4mila euro), medici e chirurghi (63,3mila euro) e, a scendere, commercialisti, dentisti, avvocati, consulenti finanziari, ingegneri, professionisti che dichiarano da 50,8 a 42,2mila euro annui. In questa classifica, tra i lavoratori autonomi che dichiarano meno al fisco (suscitando le perplessità degli agenti delle entrate) ci sono i parrucchieri (solo 11mila euro di reddito), tassisti (14mila), ristoratori (14mila), proprietari di bar e caffè (16mila), concessionari di autoveicoli (17mila).