Iscriviti OnLine
 

Pescara, 12/04/2026
Visitatore n. 753.051



Data: 15/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso la fiducia su un maxiemendamento. Berlusconi: prima concordare qualche modifica con l'Udc. Tensione anche nel Carroccio

ROMA - A Villa Certosa, Silvio Berlusconi, a tutto vuole pensare tranne che alla stangata, a quella manovra che gli ha fatto grondare il «cuore di sangue per aver messo le mani nelle tasche degli italiani». Dopo le liti con Giulio Tremonti e dopo la tregua siglata sabato, in vista della resa dei conti prevista per metà settembre, il premier ha scelto «una posizione attendista», come fotografa un suo consigliere. E ai ribelli che lo chiamano per inveire contro «le misure criminali imposte da Tremonti», Berlusconi risponde scegliendo il ruolo del domatore: «Calmi, state calmi. Ora prendiamoci una settimana di tempo per riflettere e tirare il fiato. Ma siate sicuri che sono dalla vostra parte e che cercherò il modo per correggere le forzature imposte da Tremonti. Pensate quanto possa soffrire io a passare per l'uomo delle tasse».
Il combinato disposto dell'Unione europea che chiede «tempi rapidi» per il varo del decreto e la ribellione nel Pdl e nella Lega, suscita però qualche preoccupazione nel premier. La prova: tra i suoi consiglieri comincia a circolare l'ipotesi di mettere la questione di fiducia finora esclusa. Un modo per «ghigliottinare» tutte le proposte di modifica dei ribelli. E, appunto, riuscire a fare in fretta come sollecita Bruxelles.
Ma la fiducia non verrebbe posta sul testo uscito dal consiglio dei ministri venerdì. Per venire incontro alle sollecitazioni del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che chiede «confronto e responsabilità». E per seguire i suggerimenti di Angelino Alfano, impegnato nell'apertura del «cantiere per il nuovo centrodestra», il piano di Berlusconi prevede una tappa intermedia. Una trattativa con Pier Ferdinando Casini con cui concordare qualche modifica, da inserire poi in un maxiemendamento blindato con la fiducia. Al Senato o, più probabilmente, alla Camera. Ascoltate Franco Frattini, ministro degli Esteri: «Bisogna studiare insieme all'Udc qualche correzione, in modo da cominciare a individuare un terreno comune di confronto». Sentite Altero Matteoli, responsabile delle Infrastrutture: «Non si può perdere l'occasione di aprire a Casini, poi al Parlamento qualche margine di modifica va lasciato». Annotare le parole di Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl in Senato: «Ci dobbiamo tenere qualche risorsa di riserva, qualcosa di importante, per cercare il dialogo con i centristi».
Quali risorse? Berlusconi ha ancora in testa un aumento di uno-due punti dell'Iva. «In Germania sono al 22%, noi al 20. Ci si può muovere». Intervento che, per ogni punto in più, può valere dai 6 miliardi (se si tocca solo l'Iva al 20%), ai 15 miliardi (se viene aumentata anche l'imposta più bassa sui generi alimentari e di largo consumo). E con questi soldi il premier vorrebbe limitare l'impatto del contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90 mila euro, e i tagli agli Enti locali. Con un problema: l'intervento sull'Iva è previsto nella delega fiscale e serve per ridurre le imposte sul lavoro. Per questa ragione molti, nel Pdl, tornano alla carica sulle pensioni. Andando a sbattere contro un altro muro: sulla previdenza c'è il no granitico di Umberto Bossi e di Cisl e Uil, sindacati che Berlusconi non vuole spingere sulla barricate. «Dobbiamo scongiurare, come chiede Napolitano», ha spiegato, «di inasprire lo scontro sociale. Uno sciopero generale va evitato quanto più possibile. Passi se a scioperare fosse solo la Cgil, se scendono in piazza anche Cisl e Uil...».
A proposito di Bossi e della Lega, c'è da registrare il mal di pancia di Bobo Maroni. Il ministro dell'Interno apprezza ben poco la linea della fermezza (poi corretta) scelta da Roberto Calderoli. E ai suoi ha confidato: «Calderoli parla di cacciare chi non è d'accordo con la manovra, mi chiedo come faccia a dire queste cose. Qualche modifica va assolutamente fatta. Con tutti quei tagli i Comuni non potranno più garantire i servizi essenziali. E la nostra gente ci verrà a prendere con i forconi».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it