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Pescara, 12/04/2026
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Data: 15/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Nel Pdl cresce il fronte del no «Non siamo una caserma». Saglia: solo emendamenti concordati. Crosetto: niente minacce

ROMA - Raccolta attorno al gruppetto dei nove dissidenti capeggiati dal sottosegretario Crosetto e da Antonio Martino, la fronda nel Pdl contro la manovra per il pareggio di bilancio cresce. Ad alimentare l'inquietudine degli insoddisfatti del piano anticrisi di Tremonti è anche la durezza di alcune repliche ai loro malumori. «Ai colleghi che alzano il dito e dicono non ci sto, dico basta», è la secca reprimenda alla dissidenza interna del sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia, che aggiunge: «E' tempo di smetterla di giocare. Il Pdl si dimostri partito. Gli emendamenti si devono presentare solo con il consenso del segretario Alfano e del capogruppo. Se la manovra si può migliorare lo si deve fare stando nel perimetro della maggioranza. Sennò tutti a casa». A sbarrare la strada alla fronda nella maggioranza è anche Roberto Calderoli: «Per loro - dice il ministro della Semplificazione alla Padania - la porta è aperta. Mi riferisco a chi sta all'interno e all'esterno della Lega, anche ministri. Chi non comprende le conseguenze che ci sarebbero state se non avessimo fatto la manovra non dovrebbe occuparsi di amministrare la cosa pubblica e andarsene a casa. L'istituto delle dimissioni è sempre valido».
«Le minacce sono il modo peggiore per ragionare», replica Crosetto subito dopo le uscite di Saglia e Calderoli. Mentre una risposta durissima arriva ai pretoriani della manovra da Gianni Alemanno. Apprezzata l'iniziativa di Crosetto e degli altri parlamentari - «è da seguire con grande attenzione» - il sindaco di Roma avverte: «Nessuno deve permettersi di rispondere a queste iniziative con discorsi da caserma. In Parlamento il dibattito deve essere ampio ed esauriente per giungere ad una modifica sostanziale della manovra». Un'irritazione simile a quella di Alemanno anima Roberto Formigoni: «Quello di Calderoli mi sembra un eccesso di militarismo, non siamo in una caserma - dice il governatore della Lombardia -. Siamo il Popolo della Libertà e soprattutto di fronte a questa manovra lo stesso premier ha detto che in Parlamento si potrà cambiare». E ai cambiamenti sta già lavorando Guido Crosetto, il quale, ribadito che «non siamo traditori, evitiamo quindi toni da insulto», annuncia che assieme a Martino, Moles, Deborah Bergamini e gli altri del gruppo «già la prossima settimana metteremo a punto un pacchetto di interventi da proporre ad Alfano, e veicolarli poi verso il confronto parlamentare». «Non siamo ribelli e non vogliamo far cadere il governo, anzi saremo - aggiunge il sottosegretario alla Difesa - almeno io e Martino, tra gli ultimi che Berlusconi si troverà vicino, ma non siamo pagati per portare il cervello all'ammasso».
A cercare di diplomatizzare lo scontro all'interno del Pdl ci provano i capigruppo Cicchitto e Gasparri. Per il primo la manovra, «decisiva per difendere l'economia italiana, è certamente aperta al confronto in Parlamento con l'opposizione, ma essa non è allo sbando né può essere rovesciata come un guanto». E anche Gasparri sostiene che «se il confronto con l'opposizione è doveroso, la coesione della maggioranza è la premessa di una nuova fase di impegno parlamentare». In ogni caso, la polemica mette in evidenza un duro confronto tra tremontiani e forzisti all'interno del Pdl di cui sono segno le parole di Daniela Santanché che, interrogata sulle conseguenze di un abbandono del governo da parte di Tremonti, laconicamente risponde: «I cimiteri sono pieni di persone indispensabili».

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