Dal comizio di Ponte di Legno, Umberto Bossi appoggia la richiesta di Maroni ma avverte: "Mi sembra giusto, ma non al punto di attirare le ire della Bce, che ci deve comprare ancora i titoli di Stato". Il Senatur ha inoltre dichiarato che la crisi che ha colpito il Paese "è stato un segnale inequivocabile: è arrivata la fine dell'Italia, questa è la verità". Poi, ha ricordato che "se Tremonti non vende i titoli di Stato non riesce a pagare pensioni e sanità", insomma "siamo al dunque, bisognava fare un po' di tagli altrimenti l'Europa stavolta ci uccideva".
"Nessuno voleva fare i tagli - ha ricordato il leader della Lega - e per noi è stato meglio scegliere a favore dei poveri, che possono andare avanti nella battaglia per l'obiettivo finale: la Padania libera. Noi non ce la facciamo più".
Il Senatur contro Brunetta
Bossi ha inoltre voluto rivendicare più volte alla Lega il merito di "aver salvato le pensioni". Un tema sul quale il ministro delle Riforme ha riferito che "abbiamo litigato tutto il giorno e per poco non passiamo alle vie di fatto", riferendosi in particolare ad una telefonata arrivata in Consiglio dei ministri al collega Brunetta da parte di Bankitalia. "A Brunetta - ha spiegato da Ponte di Legno Bossi - ho detto 'nano di Venezia, non rompere i coglioni"'. Il leader della Lega si è detto dunque sollevato per aver evitato il taglio delle pensioni anche perché "ad un certo punto ho pensato di non farcela"