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Data: 16/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: «La manovra può migliorare Ma il contributo di solidarietà resta»

Bossi: tagli necessari, ma dobbiamo salvare gli enti locali Bersani: premier indecente. Casini: stangata invotabile

ROMA - La stangata appena varata dal governo arriverà in Senato solo lunedì prossimo, ma già si pensa a come modificarla. Nel mirino soprattuto il prelievo sui redditi sopra i 90mila euro e i tagli alle autonomie locali. Il premier Silvio Berlusconi in serata afferma: la manovra può migliorare, ma i saldi devono restare invariati. Anche il ministro delle Riforme Roberto Calderoli apre a modifiche anche perché l'area dei "frondisti" sembra allargarsi nel centrodestra.

L'opposizione intanto attacca e sfida il governo a cambiare la manovra: troppo ingiusta e sbilanciata sulle classi medie e su chi già paga molto. Per il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, il provvedimento è una «stangata invotabile».

«I saldi della manovra devono essere assolutamente invariabili, i saldi sono intoccabili, ma se durante il percorso parlamentare emergono delle nuove idee che siano migliorative dei provvedimenti adottati nulla osta a che siano accolti»», ha detto il premier, secondo quanto riporta Rainews24, durante una passeggiata sul molo di Porto Rotondo con i nipotini. «Noi guarderemo alle proposte senza fare distinzioni sulla fonte dalla quale provengono e cercheremo di fare del nostro meglio come abbiamo sempre cercato di fare», ha proseguito.

«Un punto in più di Iva cambierebbe molto le cose perché sarebbero almeno cinque miliardi in più» nelle casse dello Stato «però l'Iva aumentata determina una contrazione dei consumi magari non rilevante ma comunque ci sarebbe una contrazione certa dei consumi; inoltre vi sarebbe una maggiore tendenza all'evasione che purtroppo si rafforzerebbe con l'aumento dell'Iva" dice Berlusconi rispondendo alla domanda sull'ipotesi che il governo elevi l'Iva».

«Il contributo di solidarietà è stato introdotto non perché dia un grande introiti, visto che secondo i nostri calcoli darà un gettito di molto meno di un miliardo di euro, ma perché non fossero le classi più disagiate, attraverso magari minor servizi da parte degli enti locali, a dover pagare maggiormente il costo della manovra: è stato quindi introdotto per un fattore di giustizia, per equilibrare i sacrifici. Credo che sia qualcosa che sia giusto avere in questa manovra», ha affermato ancora il presidente del consiglio rispondendo a chi gli chiedeva se la tassa sarà eliminata. Il premier si è comunque detto aperto alla possibilità di modifiche su alcuni aspetti del provvedimento.

Berlusconi ha quindi definito "molto tenue" la manovra rispetto a quelle varate da altri paesi e ha affermato di sperare di non dover porre la fiducia sulla manovra, auspicando un atteggiamento responsabile da parte delle opposizioni ma anche dei partiti della maggioranza. «Spero di no», risponde ai cronisti che gli chiedono se intenda porre la fiducia sulla manovra. «Mi attendo un comportamento responsabile da tutte le forze politiche». Anche della maggioranza? «Sì, certamente sì, ma la maggioranza sarà responsabile».

Berlusconi ritiene comunque che la manovra non abbia portato ad alcun calo nel consenso verso di lui. A chi gli chiedeva, al termine di una passeggiata per Porto Rotondo, se fosse sorpreso dall'applauso ricevuto da diverse persone nella piazzetta della località turistica e dalle numerose richieste di foto e strette di mano, il presidente del Consiglio ha risposto: «Quando vado in giro mi succede quasi sempre questo, segno che non c'è stato un calo del consenso nei miei confronti, anzi... Poi ci sono i giornali che raccontano cose diverse».

La crisi che ha colpito il Paese «è stato un segnale inequivocabile: è arrivata la fine dell'Italia, questa è la verità ». Così il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, si è espresso al comizio di ferragosto a Ponte di Legno. Bossi ha ricordato che «se Tremonti non vende i titoli di Stato non riesce a pagare pensioni e sanità », insomma «siamo al dunque, bisognava fare un pò di tagli altrimenti l'Europa stavolta ci uccideva». «Nessuno voleva fare i tagli - ha ricordato il leader della Lega - e per noi è stato meglio scegliere a favore dei poveri, che possono andare avanti nella battaglia per l'obiettivo finale: la Padania libera. Noi non ce la facciamo più».

Nella preparazione della manovra, nella scelta tra tutelare le pensioni e gli enti locali, «ho avuto qualche problema di coscienza: salvi i poveracci che non riescono a mangiare o i Comuni che se la cavano?», ha detto il leader della Lega Nord. «Dobbiamo salvare gli enti locali, ma non a costo di affamare i poveracci, perché l'economia si sviluppa dal basso - ha aggiunto Bossi -. Non avevo alternativa e mi sento la coscienza a posto, agli enti locali ci penseremo dopo».

«C'è anche gente nostra che ragiona come i terroni, che pensano che lo Stato debba dare qualcosa. Ma lo Stato non ci deve dare niente, è sufficiente che ci dia la libertà e poi ce la facciamo con le nostre capacità», ha sostenuto ancora Bossi, commentando certi malumori di esponenti del suo partito nei confronti della manovra appena approvata. Al comizio di Ferragosto a Ponte di Legno, Bossi ha voluto sottolineare che «l'assistenzialismo è una rovina sempre, non va bene né al nord né al sud».

«Il Parlamento deve fare uno sforzo per garantire un taglio dei tagli previsti per le autonomie locali», aveva invece affermato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, dopo il comitato per l'ordine e la sicurezza di Ferragosto. Il ministro ha aggiunto che le forze dell'ordine non diminuiranno e di avere fatto presente al premier che il settore della sicurezza non potrà sopportare tagli.

«Da Berlusconi arriva una dichiarazione indecente. Questa volta il contributo di solidarietà lo devono dare gli evasori». Replica così il segretario del Pd Pierluigi Bersani alle affermazioni fatte questa sera dal premier.

Il governo dunque sembra aver già messo in conto alcune correzioni al decreto da 45 miliardi varato venerdì. Ed è proprio su questo che lavorano i consiglieri e gli sherpa del Pdl. Tra le modifiche in discussione c'è un aumento dell'Iva. Operazione che può valere 6 miliardi per ogni punto di aumento, se si alza solo per i generi già al 20%. Oppure 15 miliardi, se lo scatto venisse esteso anche ai prodotti su cui l'Iva pesa il 10%. C'è però il rischio, sottolineato dal ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, di un aumento dell'inflazione. Con l'aumento dell'Iva, il premier vorrebbe rendere più morbido il prelievo di solidarietà sui redditi oltre i 90 mila e ridurre i tagli agli enti locali. Anche sulle pensioni il governo potrebbe intervenire, anche se resta forte il no del leader della Lega Umberto Bossi e dei sindacati.

L'ok di Bruxelles: ma tempi rapidi. Bruxelles intanto promuove la manovra italiana ma ora il governo italiano si dovrà ora impegnare per trovare «ampio consenso» e vararla in «tempi rapidi». Parole di apprezzamento per la manovra italiana arrivano anche dalla Germania. «La salutiamo con molto favore», ha detto il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Siebert.

Nel Pdl cresce il fronte del no. «Il prelievo straordinario sui redditi oltre i 90 mila euro è una scelta da rivedere. Allontana l'Italia dall'Europa quanto a pressione fiscale media, così come allontana l'Italia dall'Europa la decisione di non rivedere i meccanismi delle pensioni di anzianità», ha sottolineato il vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli, unendosi al coro sempre più forte di chi nel Pdl è contrario alla manovra.

«Mi rivolgo al Pdl, il mio partito, dicendo che ci sono nella manovra due punti da modificare completamente e a tutti i costi perché contraddicono l'identità stessa del Popolo delle liberta», ha detto all'agenzia Ansa il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. «Il primo punto - ha spiegato - sono le tasse, cioè le mani nelle tasche degli italiani; il secondo la scure su regioni e comuni. Ricordo che nelle tre manovre fatte dal luglio del 2010 ad oggi i tagli inflitti a regioni e comuni sono il triplo di quelli inflitti dal governo a sè stesso. Questi due punti contraddicono l'identità del Pdl perchè descrivano un Popolo delle libertà che centralizza e statalizza».

«Abbiamo il dovere della responsabilità, cioè di migliorare questa manovra. Una grande opposizione non può andare sulle barricate, salvarsi la coscienza e lasciare le cose come stanno», ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. «Una grande opposizione - ha aggiunto - migliora la manovra ed è quello che facciamo in Parlamento chiedendo anche un contatto al Pdl, un accordo per levare delle misure inique. Tutti coloro che hanno il senso dello Stato e delle responsabilità nazionali devono migliorare questa manovra. Poi - ha osservato ancora Casini - ognuno voterà come vuole: voterà contro, voterà a favore chi sta in maggioranza, intanto leviamo cose inique».

L'Udc non porterà soccorso al governo Berlusconi entrando nella maggioranza, ha quindi escluso categoricamente Casini, rispondendo ai giornalisti che «non esiste questa possibilità, non è nel novero delle cose possibili». «Non abbiamo alcuna intenzione - ha spiegato - di imbarcarci in una maggioranza che certamente ha portato l'Italia nel disastro in cui siamo».

«L'intervento sull'Iva è stato fatto in alcuni Paesi, come la Germania, e non ha prodotto degli sconquassi», ha commentato il leader dell'Udc in relazione all'ipotesi di aumento di un punto (dal 20 al 21%) dell'aliquota. «Non si tratta - ha spiegato - di fare grandi interventi, ma piccoli. Ma certamente uno Stato che fa la sanguisuga verso le poche persone che non evadono nemmeno una lira è intollerabile. Si colpisce il ceto medio che è l'ossatura del Paese. Speriamo che dalla maggioranza si levino voci autorevoli e che concordino con noi per far sì che le persone che non evadono, non hanno gli otto appartamenti doppi e tripli, debbano pagare per tutti. Questo è inaccettabile e vergognoso».

«O si aboliscono tutte, perché non si ritiene che le Province e le competenze provinciali possano essere distribuite tra Regioni o Comuni, o non si aboliscono. Così è semplicemente una presa in giro», ha continuato il leader dell'Udc, ribadendo la sua contrarietà anche su quest'aspetto della manovra del governo. «Non ha senso - ha fatto un esempio - che in Liguria si aboliscano tre province e si lasci Genova. Noi chiediamo, sarà uno degli emendamenti, che si aboliscano le Province. Solo e semplicemente a partire dai rinnovi che dovranno essere fatti nel prossimo aprile».

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