Il tentativo dell'esecutivo per accontentare l'Udc sui ceti medi
ROMA - «La manovra adesso va difesa così com'è. Avete visto cosa sta accadendo sui mercati finanziari? Qui basta un minimo errore, un tentennamento, per far tornare l'aggressione della speculazione. Poi, naturalmente, qualche modifica si potrà fare. Ma c'è tempo». Silvio Berlusconi, rientrato a Milano dopo il breve soggiorno in Costa Smeralda, chiede «calma e pazienza». Impone «prudenza». «Il rischio dei mercati è sempre alto», osserva Paolo Bonaiuti. Ma anche le notizie che giungono da Berlino, la locomotiva tedesca praticamente ferma, impensieriscono il premier: «Non vorrei che qualcuno tornasse a far valere l'egoismo nazionale...». Non vorrebbe, Berlusconi, che la Banca centrale europea interrompesse l'operazione di soccorso dei titoli di Stato italiani.
Da martedì, però, il testo del decreto entrerà nel cantiere del Senato. E già in commissione arriveranno le prime novità. «Qualche miglioramento è possibile, ma a saldi invariati», è il ritornello berlusconiano intonato dal segretario del Pdl, Angelino Alfano. E proprio il nuovo capo del Pdl lavora alla modifica per «agganciare» Pier Ferdinando Casini e il Terzo Polo. Fin dall'inizio il leader dell'Udc ha bocciato il prelievo di solidarietà: «Colpisce il ceto medio e non le grandi ricchezze. Se uno che guadagna 4mila euro al mese, ha la moglie che non lavora e due figli a carico, è ricco... beh, abbiamo una strana idea del Paese».
Ecco, proprio su questo crinale si muove Alfano e su questo crinale Berlusconi gli ha dato libertà d'azione. La prova: a Ferragosto, passeggiando a Porto Rotondo con i due nipotini, il Cavaliere ha detto ciò che non t'aspetti. Ha benedetto la tassa che un paio di giorni prima aveva maledetto: «Il prelievo introduce un fattore di giustizia». Ma soprattutto ha aggiunto: «Si può considerare una rimodulazione per chi ha figli a carico». Ed è quello cui stanno pensando gli economisti e i tecnici della maggioranza. Una sorta di quoziente familiare applicato a chi, guadagnando più di 90 mila euro all'anno, riceverà la mazzata del prelievo. Traduzione di un tecnico: «Più figli hai, meno prelievo pagherai».
La rimodulazione del prelievo permetterebbe a Berlusconi di allargare la base parlamentare della manovra. Ridurre l'impatto della protesta. «Condividere la responsabilità». E per Alfano sarebbe l'occasione ghiotta per creare un «terreno di confronto con l'Udc» in vista «del nuovo centrodestra di stampo europeo». Traguardo: le elezioni del 2013.
C'è anche dell'altro nel pentolone della manovra. C'è, rivista e corretta, la proposta del Pd di tassare «i capitali scudati». Vale a dire, quei circa 90 miliardi di capitali rientrati in Italia due anni fa grazie allo scudo fiscale varato da Giulio Tremonti. Pier Luigi Bersani ha proposto un prelievo del 20 per cento. I tecnici invece stanno valutando un intervento dell'ordine dell'1-2 per cento. Operazione che porterebbe a un incasso di 1-2 miliardi. Pochini, ma utilissimi per ridurre il peso dei tagli (6 miliardi nel 2012) agli Enti locali contro cui si è scagliato anche il ministro degli Interni, Bobo Maroni. E che non piace neppure a Berlusconi, alle prese con la rivolta di sindaci e governatori del Pdl guidata da Gianni Alemanno e Roberto Formigoni. Ma c'è un ma: è da valutare se è costituzionalmente praticabile un intervento su capitali oggetto di sanatoria. Molti nutrono pesanti dubbi. A cominciare da Tremonti che lo ritiene impossibile.
Accantonata, almeno per il momento, l'ipotesi di alzare l'Iva («serve per la delega fiscale e assistenziale», spiega Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl in Senato), resta per ora al palo anche l'opzione di intervenire sulle pensioni di anzianità. Non tanto per il no di Umberto Bossi, tornato a saldare l'asse con Tremonti («chi dice che Giulio a settembre salta non ha capito niente»), quanto per il niet di Cisl e Uil. Berlusconi teme lo sciopero generale minacciato dalla Cgil e non ha alcuna intenzione di spingere in piazza pure Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. «Senza contare», dice Gaetano Quagliariello, «che abbiamo un tale debito di riconoscenza verso Bonanni e Angeletti, che è impensabile riformare la previdenza senza il sì di Cisl e Uil». Bossi, che la vede lunga, ha già messo in conto una nuova guerra: «Non mi faccio illusioni, prima o poi Bankitalia e la Bce torneranno alla carica. Ma io non mollo».