ROMA Onorevole Martino, lei dall'isola d'Elba è in contatto diretto e continuo con Berlusconi?
«Magari, lo cerco e non lo trovo. Non riesco a parlarci, e la prima cosa che gli direi è questa: Silvio, ma che cosa ti sta succedendo?».
Ha detto per esempio che vorrebbe tassare quei ricconi che hanno usufruito dello scudo fiscale.
«Per fargli digerire questa cosa, lo avranno paralizzato. Lui ha sempre ripetuto dal '94, coerentemente, che le tasse vanno abbassate».
Una manovra così, da parte del Cavaliere, lei non se la aspettava?
«Non se la aspettava nemmeno lui. Se ci riuscissi a parlare, mi direbbe che non la voleva così e che non è ancora detto che lui stesso la voti».
Perchè non va votata?
«Io sono contrario all'idea stessa che l'Italia debba avere una manovra economica. La manovra correttiva si fa, quando si devia dal percorso normale. Cioè per curare un episodio momentaneo di patologia. Noi invece abbiamo una manovra o due all'anno, da trent'anni».
Ma questa non è la manovra più necessaria di tutte?
«Non riduce le tasse, non rilancia la produttività, non serve a nulla. Perchè la parte della spesa che, a legislazione invariata, il governo controlla è una percentuale piccola. La maggior parte delle spese, se non si cambia la legislazione, continuano a crescere per conto loro. L'Italia perciò non ha bisogno di manovre, ha bisogno di riforme».
Non ce n'è neanche una?
«Non c'è niente che modifichi i meccanismi normali della spesa. Lo spese pubbliche, lo scorso anno, sono state il 51,6 per cento del reddito nazionale. Non esiste nessun Paese al mondo che sia mai cresciuto quando la spesa pubblica supera il 40 per cento».
Addio rivoluzione liberale berlusconiana?
«Qui siamo all'opposto. Questa è una manovra di conservazione statalista».
Nel Pdl saranno in tanti, se la manovra non cambia, a non votarla?
«Quelli che senza dirlo soffrono di mal di pancia, dentro il partito, sono la quasi totalità».
Se il malcontento di tipo liberale è così esteso, dal Pdl nasceranno i Tea Party?
«Già ci stanno in Italia i Tea Party. Il 23 novembre prossimo sarà il venticinquennale della marcia anti-tasse, in cui sfilarono a Torino 35.000 contribuenti inferociti».
Lei c'era?
«C'erano Ricossa, Marongiu e c'ero anche io. Trovammo in piazza una massa immensa di cittadini».
Servirebbe un bis?
«Se il governo fa passare la manovra così com'è, l'anniversario della manifestazione del 1986 lo organizziamo a Roma, e ci saranno mezzo milione di persone in piazza».
Ecco il Tea Party all'italiana?«Sul web, la mobilitazione anti-tasse è forte. Sono attivi un sacco di gruppi, e questa manovra li rafforzerà. Sono per lo più animati da giovani. Già si rendono conto che essere tartassati è una diminuzione di libertà».
I giovani italiani sono tutti Chicago Boys?
«Sanno che, se la tassazione è al 50 per cento, l'italiano deve consegnare la metà del suo reddito allo Stato. E a proposito dei Chicago Boys, le racconto questa. Quando venni eletto per la prima volta, nel '94, uno dei miei insegnanti dall'America mi mandò un fax. C'era scritto: diranno che sei un Chicago boy, rispondi che sei un Chicago man».
Di chi è la colpa di questa manovra?
«Credo non tutta di Tremonti, per niente di Berlusconi, molto della Bce e della Banca d'Italia».
Non dovevano impicciarsi?
«L'Italia è un Paese solidissimo. Siamo formiche private e scialacquatori pubblici. Quindi quelli della Bce non devono farci la predica e si facciano gli affari loro».
Ma perchè il Pdl ha accettato, per ora, tutto questo?
«Perchè è pieno di socialisti: Frattini, Sacconi, Brunetta, Cicchitto, Tremonti, anche se lui dice di no. Noi volevamo fare un partito liberale di massa, e ci siamo trovati un partito socialista di Carrara».
Non ho capito la battuta.
«Massa e Carrara».
La situazione è recuperabile?«Sì, perchè Berlusconi è la prima vittima. Gli ho detto di recente: non puoi finire consumato lentamente in questo modo. Charles De Gaulle perse in un insignificante referendum, e se ne andò. Ha chiuso in bellezza e adesso ancora lo venerano».
Lei sta dicendo che Berlusconi si deve ritirare?
«Gliel'ho detto a lui: proponi una delle grandi riforme che hai sempre promesso e, se te la bocciano, te ne vai».
E dove va?
«Se lei avesse una villa come quella di Antigua, o una barca come il Principessa vai via, resterebbe qui a chiacchierare con Calderoli? O a preoccuparsi delle idee di Scilipoti, che fra l'altro è mio amico?».
Che cosa lo trattiene?
«Fino a poco fa, la passione politica. Ora, non lo so».
Ha fallito anche Tremonti?
«Non posso dire che ha fallito, perchè non so se abbia provato. E' il più grande tributarista italiano, ma ciò non significa che sia il migliore ministro».