Iscriviti OnLine
 

Pescara, 12/04/2026
Visitatore n. 753.050



Data: 18/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Crisi e manovra - Berlusconi frena i falchi «Non rompo con Cisl e Uil». Pensioni, i dubbi del premier: attenti a schiacciarli sulla Camusso

ROMA - «Qui tutti mi dite di intervenire sulle pensioni e voi sapete bene che ero d'accordo, ho tentato fino alla fine di mettere la riforma nella manovra. Ma sono preoccupato. Non tanto da Bossi, qualcosa potremmo costringerlo a cedere, quanto dalla reazione di Bonanni e Angeletti. Che faccio? Spingo Cisl e Uil tra le braccia della Camusso? Questo sì che sarebbe un bel disastro». Silvio Berlusconi, nelle sua seconda giornata di riposo a Villa San Martino, non riesce a staccare del tutto dal tema del giorno: i ritocchi alla manovra economica. E il suo ultimo cruccio è che una parte consistente del Pdl, capitanata dal segretario Angelino Alfano, chiede un «segnale di emancipazione». Da chi? Da Umberto Bossi, appunto. Nulla di straordinario o di rivoluzionario. Un piccolo intervento sulle pensioni, che il Senatùr ha impedito nella lunga battaglia di venerdì scorso, vorrebbe però dire battere un colpo. Dimostrare «che il Pdl incide sulle scelte del governo almeno quanto la Lega».
Ma Berlusconi, in questo momento, è impegnato ad allargare il consenso intorno alla manovra. Così come ha chiesto Giorgio Napolitano e come suggerisce il buonsenso. «Siamo aperti a ipotesi migliorative da qualunque parte provengano», hanno scritto in una lettera al Corsera i capi e i vicecapogruppo del Pdl Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto e Massimo Corsaro.
E se il consenso va allargato, il premier guarda di conseguenza con sospetto a ogni mossa che possa restringerlo. Soprattutto a ogni intervento che comporti il rischio di spingere Bonanni e Angeletti a salire sulle barricate assieme alla leader della Cgil, Susanna Camusso. «Uno sciopero generale di tutti i sindacati contro la manovra sarebbe devastante. Finiremmo davvero come la Grecia». La parola d'ordine, insomma, è mantenere il sindacato diviso. E al tempo stesso agganciare quanto possibile le opposizioni, senza dare l'impressione ai mercati finanziari «che stiamo smontando il decreto». «Il nostro problema», osserva Paolo Bonaiuti, «è che le agenzie di rating e i mercati ci tengono d'occhio. Ogni sbandamento può risultare rischioso». Per questa ragione, Berlusconi, non dà filo ai ribelli del Pdl guidati da Antonio Martino e Guido Crosetto: «Sono fuochi di Ferragosto, poche delle loro richieste arriveranno in porto».
Proprio la riforma delle pensioni, però, potrebbe essere la soluzione per portare Pier Ferdinando Casini al tavolo delle modifiche. Berlusconi dà già per fatta la rimodulazione in base al numero dei figli del prelievo di solidarietà per i redditi sopra i 90 mila euro. Ma all'Udc questo ritocco non basta. Casini chiede «riforme strutturali». E sollecita un taglio dei... tagli ai Comuni e Regioni, per evitare che sulle fasce più deboli cada la mazzata di un inasprimento di tariffe e tasse locali.
Un po' ciò che chiede anche Bobo Maroni che in queste ore è in contatto con Alfano e non vede di buon occhio il riavvicinamento tra Bossi e Giulio Tremonti. Oggi il Senatùr sarà a Lorenzago di Cadore per festeggiare i 64 anni del ministro dell'Economia. Il segno che tra i due è tornato il sereno. «Ma ogni scelta», avverte il Pdl con Cicchitto, «andrà fatta in modo davvero collegiale». Come dire: l'asse Bossi-Tremonti non potrà continuare a dettare l'agenda come in passato.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it