C'è la crisi. Quella vera. Quella ignorata e derisa per anni. Sui giornali e sugli altri media si è scatenata la "caccia alla spigola" dell'Onorevole, come se i "costi della politica" abitassero solo lì. Naturalmente è giusto mettere a fuoco anche il nostro contributo quotidiano per la "ciriola" del parlamentare, ma solo dopo aver denunciato altri e molto più gravi "costi della politica".
Forse noi italiani siamo molto sensibili agli aspetti personali (e familistici) della vita, e molto disattenti a quelli sociali e generali. Non si spiegano altrimenti le grandi manovre costituzionali per ridurre il numero dei parlamentari; l'indignazione mediatica e internauta sugli stipendi degli Onorevoli; fino alla collera erga omnes per la spigola pagata dai parlamentari come se fosse pesce azzurro. Naturalmente è giusto ridurre il numero dei parlamentari; ancor più giusto è remunerarli come la media europea (meglio ancora parametrare i loro stipendi a quelli degli operari Fiat, o all'indennità di disoccupazione dei giovani); giustissimo è anche tentare di impedire che l'Onorevole mangi la spigola pagata dall'operario e dal disoccupato. Ma il problema vero dei costi della politica credo sia altrove.
Oggi nessuno fa politica per dare corpo ad un ideale. Si fa politica per utilizzare l'ascensore sociale, bloccato dalle corporazioni in quasi tutti gli ambiti; per poi gestire i notevoli spazi di potere-di-nomina di dirigenti e consiglieri di amministrazione nei servizi dello Stato. Ed è proprio qui che si determinano notevoli danni al bilancio comune; ed è il costume politico nazionale che li crea. Il contadino dal quale talvolta acquisto pomodori e cetrioli mi raccontava dell'indignazione di un ex-autista parlamentare per i privilegi degli Onorevoli. "Giusto" ho risposto "ma perché non chiedi all'ex-autista quale era il suo stipendio e qual è la sua pensione; e soprattutto fatti dire chi da chi si è fatto raccomandare per poter svolgere quel ruolo". I "costi della politica" fanno parte del sistema Paese; bisognerebbe spezzare quella catena, non basta togliere la spigola dal desco dell'Onorevole. E' comodo continuare ad indignarsi per la pensione del Parlamentare, e continuare ad ignorare che nelle nomine della dirigenza Aca, Arpa, Asl... la politica può creare voragini al nostro debito comune. Nominare un dirigente incapace in un servizio pubblico non solo ci costa uno stipendio equivalente a quello di un parlamentare, ma poi ci costa l'incapacità di quel dirigente a far funzionare il servizio nel modo più efficiente ed efficace. Se alla politica venisse sottratta la possibilità di fidelizzare le clientele tramite le nomine dei boiardi di Stato, i costi che noi paghiamo per la politica si ridurrebbero nonostante la buvette del Parlamento.
Tino Di Cicco Pescara