ROMA «Misure innovative per creare occupazione». «No, non è soltanto iniquo è un decreto barbaro». Nella guerra delle parole combattuta intorno alla manovra di Ferragosto governo e Cgil sono ai ferri corti. «Siamo inorriditi», confermava ieri un dirigente del sindacato di Corso Italia. Sede nazionale aperta per affrontare questo feroce agosto 2011 e niente ferie per il segretario Susanna Camusso che non ha perso tempo nel far partire il primo braccio di ferro col governo. Obiettivo: costruire una rete con gli altri sindacati e in Parlamento per costringere il governo a stralciare dal decreto l'articolo 8, quello sui contratti aziendali.
Coperta dal terremoto sul contributo di solidarietà e dalle polemiche sulle tasse, questa parte della manovra ferragostana è passata relativamente sotto silenzio. Ma fra gli addetti ai lavori se ne parla come di una mezza rivoluzione. «Mezza perché - come ha spiegato il giuslavorista Pietro Ichino, deputato pd eretico perché lontano dalla Cgil - il governo torna ad attaccare l'articolo 18 sui licenziamenti ma non lo fa in modo diretto. E in passato questi sistemi non hanno prodotto nulla di significativo».
Ma che cosa prevede l'articolo 8? In sintesi: i contratti aziendali e quelli territoriali potranno contenere regole diverse dai contratti nazionali e anche dallo Statuto dei lavoratori. Con questi contratti il datore di lavoro potrebbe licenziare senza giusta causa anche nelle aziende superiori ai 15 dipendenti? La risposta è netta: sì. E il contratto aziendale o territoriale deve essere approvato con un referendum dei dipendenti? Nel testo del decreto questo dettaglio non c'è.
C'è invece un altro cavillo, un cavillo pro-Fiat, che ha fatto andare su tutte le furie la Fiom, il sindacato metalmeccanico della Cgil impegnato in una battaglia anche giudiziaria contro il Lingotto. Nel decreto infatti c'è scritto che i contratti aziendali di Pomigliano e Mirafiori, pur essendo nati lo scorso inverno, sono inclusi nell'accordo nazionale sulla contrattazione firmato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria lo scorso 28 giugno. Una retroattività che spiazza la strategia Fiom basata su una valanga di cause giudiziarie intentate contro la Fiat accusata d'aver varato contratti aziendali capestro senza poterlo fare.
Il decreto, infine, prevede norme più dure contro il caporalato e contro forme eccessive di sfruttamento adottate negli studi professionali sulla pelle dei tirocinanti.
Norme, queste ultime, che la Cgil considera alla stregua del classico zuccherino destinato a ricoprire una compressa di curaro. Per cui in Corso d'Italia hanno già fissato per lunedì 22 agosto la riunione dei segretari generali di categorie e territori, che deciderà la data dello sciopero generale. Il giorno dopo scatterà un presidio davanti al Senato, dove con una conferenza stampa Susanna Camusso ribadirà la «piena bocciatura» della manovra e presenterà controproposte e tappe della mobilitazione. Antipasti di un autunno bollente.
Cazzola (Pdl): norme innovative
danno opportunità ai giovani
ROMA «Trovo che non solo l'articolo 8, ma tutto il titolo III sia una delle parti più innovative del decreto di Ferragosto». Parola di Giuliano Cazzola esperto previdenziale e del mercato del lavoro dal 2008 deputato Pdl.
Onorevole Cazzola, non sarà eccessivo il suo entusiasmo?
«No perché, tra le altre cose, si introduce un nuovo reato per contrastare il caporalato. Ma l'aspetto più interessante riguarda la possibilità riconosciuta alle parti sociali di negoziare gli effetti del licenziamento illegittimo senza toccare il tabù dell'articolo 18. Sempre che ciò serva ai lavoratori e a fornire un'opportunità in più all'occupabilità dei giovani».
Ma in passato il metodo di aggirare una norma senza abrogarla ha funzionato?
«I lavoratori hanno diritto ad essere tutelati contro un licenziamento ingiustificato. Ma non sta scritto da nessuna parte che debba esservi la reintegra nel posto di lavoro. Se fosse un diritto inderogabile non si capirebbero i motivi del perché una grande parte del mondo del lavoro (quelli occupati in imprese con meno di 15 dipendenti) si devono accontentare da sempre di una modalità solo risarcitoria».
Trova corretto collegare i referendum Fiat di Pomigliano e Mirafiori ad un contratto interconfederale siglato 6 mesi dopo?
«L'accordo del 28 giugno è stato sottoscritto per affrontare e risolvere i problemi posti dalla Fiat. Sarebbe stato singolare che le intese citate restassero lì, come figlie di un dio minore, soltanto per motivi di ritorsione politica».
Damiano (Pd): assurdo aprire ora
alla libertà di licenziamento
ROMA «E' una norma che va cancellata». E' drastico il giudizio di Cesare Damiano, ministro del Lavoro del governo Prodi, sull'articolo 8 della manovra.
Onorevole Damiano quali sono le ragioni di un giudizio così netto?
«L'articolo 8 sembra concepito apposta da Sacconi per invadere l'autonomia negoziale delle parti sociali, far saltare l'accordo unitario del 28 giugno su contratti e rappresentatività e far assurgere il principio della derogabilità di leggi e contratti a ruolo di motore della contrattazione aziendale. In questo modo si apre la strada alla libertà di licenziamento».
Il suo è un no anche sulla parte che riguarda la Fiat?
«Questa parte del decreto è fatta su misura per gli accordi stipulati alla Fiat. Però vorrei sottolineare una contraddizione: mentre per Fiat si recepisce il principio della validazione dei contratti aziendali attraverso il referendum votato dalla maggioranza dei lavoratori, per gli accordi aziendali che si dovessero stipulare in futuro non viene prevista alcuna certificazione di rappresentatività dei sindacati. Questo è un insulto alle regole più elementari di democrazia».
La Cgil sta valutando di indire uno sciopero generale.
«Il Partito Democratico non interviene sulle scelte sindacali. Mi auguro che questo attacco frontale ai diritti dei lavoratori venga respinto unitariamente. Così come va respinto il tentativo di intervenire nuovamente sulle pensioni».