ROMA Sull'eventualità di una tassazione retroattiva dei capitali rimpatriati (o regolarizzati) nel 2009 il presidente del Consiglio parlando con i suoi usa toni piuttosto categorici. «È improponibile - ha spiegato - lo Stato non può violare il patto con i contribuenti, sarebbe un pericoloso precedente». Pare così avviata definitivamente al tramonto l'ipotesi nata da una proposta del Pd e poi presa in considerazione, sebbene con modalità diverse, da settori della maggioranza.
Ma sempre ieri ha perso decisamente quota anche la possibilità di un nuovo scudo per le attività detenute all'estero, una diversa sanatoria condizionata al pagamento di una penale più alta. Per escluderla sono scesi in campo ben tre ministri, Calderoli, Romani e Matteoli; il titolare delle Infrastrutture lo ha fatto attraverso un comunicato nel quale ricorda che una misura del genere non fa parte del programma di governo. Dall'opposizione Bersani ha fatto sapere che il Pd si opporrà con qualsiasi mezzo a quello che sarebbe un «ennesimo scandalo».
Resta invece concreta la possibilità di un qualche intervento in materia previdenziale, sull'anzianità e forse anche su un ulteriore avvicinamento dell'età di vecchiaia per donne e uomini. L'ostacolo in questo caso è doppio, politico e sindacale. Sul primo fronte la pressione nei confronti della Lega è forte: i risparmi ottenuti potrebbero servire ad alleggerire il sacrificio richiesto a Regioni e Comuni, un tema al quale è molto sensibile il ministro Maroni. Non ci sono invece segnali di ammorbidimento della posizione di Cisl e Uil, che avevano bloccato questi interventi nei giorni dell'affannosa scrittura del decreto. Sembra comunque difficile ipotizzare correzioni drastiche come la totale cancellazione della pensione di anzianità. Più probabili invece l'anticipazione di un anno, al 2012, della quota 97 (diritto alla pensione con 62 anni di età e 35 di contributi, oppure 61 e 36) e magari un percorso un po' più veloce per l'equiparazione tra uomini e donne sull'età della vecchiaia: con l'ultimo decreto la tappa finale è stata anticipata di soli quattro anni, dal 2032 al 2028.
Sempre in tema di welfare, pare avere poche possibilità di concretizzarsi la proposta leghista di trasferire il Tfr in busta paga. Una novità che tra l'altro, come ricorda Giuliano Cazzola del Pdl, sarebbe svantaggiosa dal punto di vista fiscale.
Un altro capitolo caldo è quello degli enti locali. Non vanno giù sia i tagli finanziari sia misure come quelle che impongono l'accorpamento tra piccoli Comuni. Per la fine del mese tanto le Regioni quanto l'Anci (al cui vertice siede un esponente di spicco del Pdl come Osvaldo Napoli) hanno annunciato iniziative straordinarie; i sindaci non si limiteranno a discutere ma hanno intenzione di scendere in piazza. L'assetto deciso dal governo non piace nemmeno, ma per diversi motivi, a Pier Ferdinando Casini, che suggerisce di abolire tutte le Province invece di cancellare quelle con meno di 300.000 abitanti, creando situazioni a volte paradossali.
Infine c'è il tema, molto sentito, delle festività come il 25 aprile che verrebbero spostate al fine settimana più vicino. Mentre continua la mobilitazione sul web, sull'opportunità di un ripensamento convergono in queste ore esponenti dell'opposizione e della maggioranza.
Quagliariello: «Le regole del gioco
non si cambiano a gioco compiuto»
ROMA - La sovrattassa di regolarizzazione sui capitali costituiti all'estero, e regolarizzati attraverso lo scudo fiscale varato nell'ottobre del 2009 dal governo Berlusconi, è sembrata farsi largo per un po' nel frullatore delle proposte correttive alla manovra, ma rapidamente sta perdendo punti. Agli occhi di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, si tratta di una misura assolutamente impropria e tutt'altro che auspicabile. La considera impraticabile, per una serie di regioni di diverso ordine.
Professor Quagliariello, perchè tassare gli scudati è un'idea che non le piace?
«Innanzitutto per il carattere retroattivo che avrebbe questo eventuale intervento. La retroattività è inconcepibile».
In questo caso o sempre?
«Soprattutto quando fai un provvedimento di questo tipo. Nel quale fissi delle regole. La regola che è stata stabilita nel 2009, per far rientrare dall'estero quei capitali che poi sono rientrati, fu che si pagava un'aliquota di sanatoria del 5 per cento».
Non era troppo bassa?
«Bassa o alta, quella fu. Se la si voleva più elevata, la si doveva mettere più elevata: ma bisogna farlo allora, non adesso».
Altri Paesi stabilirono provvedimenti analoghi ma con aliquote di sanatoria ben più elevate. Avevano ragione loro?
«Dobbiamo pensare a noi e a questo momento. Alzare la cifra non si può e non si deve fare, per due ordini di problemi. Uno di tipo tecnico e uno, diciamo così, di tipo morale, che si riferisce allo Stato».
La questione tecnica?
«Quella che ho detto. Non si può fare una cosa retroattiva. Poi c'è il problema morale, che è questo. Lo Stato, se vuole preservare la fiducia dei cittadini, non può stabilire regole e poi infrangerle a gioco già compiuto».
La sovrattassa sugli scudati non si farà?
«Non credo proprio».
Pierluigi Bersani però, ancora ieri, ha insistito su questa proposta partita proprio dal Pd.
«Lo fanno per fare ammuina. Perché la cosa è stravagante».
Ci sarà comunque uno scudo fiscale bis?
«Vedremo quando cominceranno i lavori parlamentari. In quella sede tutte le proposte sensate, che a saldi finali invariati potranno migliorare la manovra, verranno prese in considerazione. Da qualsiasi parte arrivino. Ma a tempo debito: ora è inutile fare il toto-correzioni».