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Data: 20/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Il prelievo di solidarietà è follia intervenire su Iva e pensioni» Marcegaglia: impraticabile la tassazione sui capitali scudati

ROMA - Ridurre in modo strutturale la spesa pubblica, orientare la manovra sul versante della crescita recuperando risorse dalle pensioni di anzianità e dall'aumento dell'Iva. E poi abolire quella «follia» che si chiama contributo di solidarietà. Alla vigilia dell'iter parlamentare della manovra da 45 miliardi, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, mette nero su bianco le richieste di modifica del mondo imprenditoriale. Sottolineando come anche le imprese debbano fare la loro parte in questa fase di emergenza economica. In che modo? «Faremo di tutto - dice in un'intervista al Messaggero - per mantenere gli investimenti in Italia e offrire opportunità di lavoro ai giovani».
Presidente, i mercati mondiali sono nuovamente nella bufera e lo spettro della recessione spaventa gli investitori. In questo scenario l'Italia ancora una volta paga un conto salato con la Borsa che perde più delle altre piazze europee. Sembra che neanche la manovra di agosto riesca a convincere i mercati. Come mai?
«In generale nel mondo c'è un problema di leadership politica. Abbiamo assistito ad un vertice Merkel-Sarkozy molto deludente che certo non ha aiutato a ripristinare la fiducia degli investitori. Nell'immediato, quindi, anche una manovra importante come quella appena varata può non produrre effetti. Però non c'è dubbio che il solo fatto di averla messa in cantiere ha consentito alla Bce di acquistare i nostri titoli pubblici riducendo lo spread con i bund. Nel medio termine invece una buona manovra potrebbe avere un effetto significativo rassicurando i mercati sul fatto che ci stiamo effettivamente avviando verso il pareggio di bilancio. Anche se rimane l'enorme problema del debito».
Stava accennando ai problemi di leadership internazionali.
«La situazione è preoccupante. Negli Stati Uniti lo scenario politico ed economico è complicato, l'Europa non ha una guida ed è divisa tra Paesi forti e Paesi deboli. Inoltre, e questo è un fatto nuovo, c'è una frenata delle economie dei Paesi emergenti».
Dall'asse Merkel-Sarkozy è scaturita la proposta di una tassa sulla transazioni finanziarie. Mentre i due leader sono divisi sugli eurobond. Come valuta queste eventuali misure?
«Che l'Europa sia dominata da un asse franco-tedesco incapace di prendere decisioni vere facendo venir meno il ruolo della commissione europea, è molto preoccupante e negativo. Per quanto riguarda la Tobin tax, di cui si parla da anni, io la ritengo impraticabile. Perché o si introduce una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale - ma gli Stati Uniti non la accetteranno mai - oppure tutte le operazioni fatte in Europa prima o poi si sposterebbero dall'altra parte dell'oceano. Altra proposta sbagliata è quella di togliere i fondi strutturali a chi non rispetta i vincoli di bilancio. Positivo invece il discorso degli eurobond. Sono uno strumento di cui abbiamo bisogno e un passo importante verso una vera politica europea. Gli Stati Uniti sono nati quando Alexander Hamilton, il primo segretario del Tesoro americano, diede vita al debito federale. Io penso che agli eurobond ci arriveremo. Il rischio è che ci arriveremo all'ultimo momento e troppo tardi».
Così come siamo arrivati troppo tardi alla seconda manovra di agosto?
«Esatto, troppo tardi. Però va detto che, anche se in ritardo, il governo in pochi giorni è riuscito a vararla. Questo è stato importante, ma ora la manovra va cambiata. E mi sembra che nella maggioranza stia crescendo la consapevolezza che la manovra è giusta nell'entità ma va modificata per renderla più equa e strutturale. Bisogna aggredire le componenti della spesa pubblica e trovare le risorse per crescere. Altrimenti rischiamo un'altra manovra a breve termine».
Entriamo nel concreto. Quali sono gli interventi necessari?
«La parte più negativa è che manca la componente pensioni. L'anomalia italiana riguarda l'età media di pensionamento effettivo che è intorno ai 58 anni. Qui non si tratta, come qualcuno vuole far credere, di tagliare i rendimenti pensionistici, ma di accelerare l'abolizione delle pensioni di anzianità salvaguardando i lavori usuranti. Qui c'è un problema di giustizia tra generazioni e quindi una parte del risparmio può essere utilizzato per ridurre il costo del lavoro per i giovani. Maggiore è l'accelerazione sull'innalzamento dell'età, migliore è il risultato. In questo modo il risparmio sarebbe di molti miliardi di euro all'anno. Anche sul fronte delle donne bisogna arrivare a un'equiparazione dell'età del pensionamento tra pubblico e privato. Su questi punti, lo ripeto, siamo pronti a discutere con i sindacati».
Questo sulle pensioni. E poi?
«Bisogna aumentare l'Iva. In Germania questo è stato il primo provvedimento preso dalla Merkel dopo il suo insediamento. E i consumi non ne hanno risentito. Anche se il momento congiunturale era diverso. Queste risorse permetterebbero di abolire altre due cose assurde: la Robin Hood tax sulla società energetiche e il contributo di solidarietà».
Veniamo al secondo punto: a conti fatti questa tassa sarà pagata da poco più di 500 mila cittadini, quasi tutti lavoratori dipendenti, che rappresentano l'1,2% dei contribuenti e dai quali arriva circa il 20% del gettito totale. Ancora una volta gli evasori la faranno franca due volte.
«E' una follia. Come diceva lei colpisce pochi contribuenti, soprattutto manager d'impresa che a quel punto se hanno delle possibilità se vanno a lavorare in Germania o in Inghilterra dove l'aliquota è più bassa. C'è un effetto ingiustizia su chi paga le tasse, deprime i consumi, serve a poco perché si tratta di un provvedimento una tantum. Il contributo di solidarietà è totalmente sbagliato e per noi va completamente abolito».
Ma come si fa a far pagare chi ha di più? Montezemolo propone una patrimoniale permanente dello 0,5% sui patrimoni superiori ai 10 milioni di euro.
«Nella versione conosciuta fino a ieri Montezemolo parlava di una tantum e, quindi, per me era una idea da respingere. In ogni caso, nell'ambito di una riforma fiscale complessiva dove si sposta la tassazione dalle persone alle cose, si può anche ragionare sulla tassazione dei grandi patrimoni. Ripeto, l'importante però è che non si tratti di una tantum. In ogni caso delle patrimoniali già esistono, per esempio l'imposta di bollo sui valori mobiliari e l'Imu. Stiamo attenti, dunque, a non tassare due volte le stesse cose. Per quanto riguarda la lotta all'evasione sono assolutamente convinta che bisogna fare di più. Nel primo documento redatto con le parti sociali, per esempio, c'era anche la richiesta di ridurre i pagamenti in contanti abbassando la soglia a 500 euro».
Tra le proposte di modifiche c'è anche l'ipotesi di trasferire il Tfr in busta paga per favorire i consumi. Lei cosa ne pensa?
«Proposta assolutamente sbagliata e campata in aria. Il Tfr serve per la pensione complementare delle future generazioni che andranno in pensione con trattamenti molto più bassi di quelli attuali».
Ma questo governo ha ancora le credenziali per essere credibile in Europa? E i veti della Lega, per esempio sulle pensioni, non rischiano di compromettere il risanamento?
«Io mi auguro che le componenti più responsabili del Pdl prevalgano. Nei momenti di emergenza più che ragionare su cambi di governo bisogna unirsi e ragionare sulle cose che veramente servono al Paese. Ora è indispensabile che nel più breve tempo possibile sia approvata la manovra giusta».
Si è anche ipotizzato di colpire nuovamente i capitali scudati o addirittura di un nuova edizione dello scudo fiscale.
«Intervenire sul vecchio scudo avrebbe l'unico effetto di una nuova fuga di capitali dall'Italia. Un nuovo condono è assolutamente impensabile. Sono entrambe due ipotesi assolutamente impraticabili».
A conti fatti non sono poi così tante le cose positive di questa manovra.
«Le cose positive sono tre: innanzitutto che, anche se in ritardo, il governo si è mosso. In secondo luogo l'intervento sui costi della politica, a patto che in sede parlamentare non venga toccato nulla e in particolare l'abolizione delle 37 Province. Infine le liberalizzazioni e il meccanismo che incentiva la privatizzazione delle aziende municipalizzate. Anche se su questo fronte bisogna fare molto di più».
Tra le cose positive immagino che ci sia anche la norma che prevede in sede di contrattazione aziendale o territoriale, la deroga ai contratti nazionali e allo Statuto dei lavoratori. Una norma che la Cgil legge come libertà di licenziamento.
«Noi abbiamo bisogno di aumentare il tasso di produttività delle nostre aziende. Il modo vero per farlo è dare più centralità ai contratti aziendali, è ciò che abbiamo fatto con l'accordo interconfederale del 28 giugno. Io la vedo così: questa norma mette nelle mani delle parti sociali la possibilità di avere accordi con maggiore flessibilità. In ogni caso vogliamo gestire tutta questa materia con accordi con i sindacati».
Un'ultima domanda: che ruolo sono disposti a giocare gli industriali per far uscire il Paese da questa situazione di emergenza?
«Trovo giusto che si parli anche di questo. Faremo di tutto per mantenere gli investimenti in Italia e per dare più fiducia e prospettive ai giovani sul fronte dell'occupazione. Su questi due punti si concentrerà il nostro contributo al Paese».

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