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Data: 20/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Crisi e manovra - Manovra, torna l'ipotesi patrimoniale. La chiedono Montezemolo e Casini. E il governo pensa a una maxi vendita dei beni dello Stato

ROMA. «Non c'è nessuna apertura sulle pensioni, le pensioni stanno bene come stanno». Taglia corto il ministro leghista Roberto Calderoli, smentendo una trattativa con il premier per riaprire il capitolo previdenza. Ma l'altolà del Carroccio non chiude affatto il capitolo e l'ala frondista del Pdl torna alla carica, alla vigilia dell'inizio dell'iter parlamentare del decreto. Cresce intanto l'ipotesi di una tassa sui grandi patrimoni, rilanciata da Montezemolo e Casini, che trova consensi anche nella maggioranza. Un'altra ipotesi allo studio è poi quella di un piano straordinario di dismissioni immobiliari, dalla caserme alla razionalizzazione degli uffici della pubblica amministrazione. Il veicolo tramite il quale si procederebbe potrebbe essere Fintecna, società alla quale potrebbe essere trasferita una parte degli immobili in cambio di liquidità immediata.
«Le Camere correggeranno la manovra con la scure e non con il bisturi, servono scelte coraggiose e impopolari e Tremonti non è più in grado di tenere il timone», attacca però Guido Crosetto, sottosegretario all'Economia e fedelissimo del premier. Per Crosetto Tremonti «è un arrogante». «La Lega sbaglia, dalla riforma delle pensioni potremmo ricavare 5 miliardi per gli enti locali», rincara il Pdl Osvaldo Napoli. E il malumore cresce anche nel Carroccio con il maroniano Flavio Tosi che sposa due ipotesi delle opposizioni su patrimoniale e tassa sui capitali scudati. «Udc, Pd e Idv mi paiono disponibili a parlarne per arrivare a dei miglioramenti, penso sia molto opportuno e giusto parlarne: la scelta di fondo è tra le rendite e i redditi», avverte. E persino nel Pdl Maurizio Paniz, relatore della maggioranza sul caso Riby, si dice d'accordo.
Silvio Berlusconi resta chiuso ad Arcore, e non fa trapelare nulla di quanto sta cercando di cambiare del testo approvato lo scorso 12 agosto dal consiglio dei ministri ma la sua maggioranza sembra ogni giorno più sflilacciata. L'ala «liberale» del Pdl, quella che fa capo a personaggi come Antonio Martino e Marcello Pera, minaccia marce antitasse e di non votare la manovra se non saranno cancellate le nuove norme, a cominciare dal contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90mila euro. Crosetto e la ventina di parlamentari che si riconoscono nelle sue posizioni insistono sulla necessità di rimodulare il sistema pensionistico e propongono di sostituire le nuove tasse previste nella manovra da 45,5 miliardi di euro in due anni con maxi dismissioni del patrimonio dello Stato. I frondisti propongono di aumentare l'iva di un punto. La misura piacerebbe anche a Berlusconi convinto che entro la fine dell'anno, sarà possibile aumentarla di un punto o due.
«Alla fine a parte qualche modifica la manovra in Parlamento cambierà ben poco», prevede un ministro del Pdl, certo che i veti incrociati alla fine consiglieranno prudenza. La parola d'ordine del resto resta quella di fare in fretta per non dare margini alla speculazione che ha preso di mira il nostro Paese. La novità delle ultime ore è la crescita del fronte favorevole alla patrimoniale sui grandi redditi. Italia Futura, la Fondazione di Luca di Montezemolo, nella sua «contromanovra» in dieci punti dice no «all'odioso perchè iniquo, contributo di solidarietà» e propone di sostituirlo con una «patrimoniale permanente dello 0,5% sui patrimoni sopra i 10 milioni».
E' d'accordo anche Pier Ferdinando Casini. Per il leader Udc «la tassa di solidarietà va abolita perchè massacra il ceto medio». Per Casini applicare il quoziente familiare al contributo serve solo «a lenire le ferite». Intanto la segreteria politica di Fli lancia alle opposizioni la proposta di un cartello unitario degli emendamenti alla manovra del governo «più tasse meno investimenti» per raggiungere precisi obiettivi su tassazione e crescita.

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