PESCARA. Evitare l'isolamento dell'Abruzzo. E' la richiesta che arriva a gran voce da tutte le categorie produttive che nell'incertezza della crisi economica temono soprattutto la marginalità. In attesa dell'auspicato sblocco dei fondi Fas (circa 600 milioni), per settembre, e degli altri canali di finanziamento promessi, resta aperta la questione sul modo migliore di impiegare le risorse per aiutare l'Abruzzo a ritrovare la strada degli investimenti e dello sviluppo.
«Per evitare l'isolamento c'è un solo modo: migliorare la rete delle infrastrutture». Il presidente degli industriali di Chieti, Paolo Primavera, non esita a indicare la priorità assoluta per non restare lontani da quel che accade al di là dei confini regionali. «La Regione Marche», precisa Primavera, «con il progetto del Quadrilatero riuscirà a velocizzare i collegamenti con Roma bypassando l'Abruzzo. Allo stesso modo, le regioni del Sud si sono organizzate con un programma già sottoscritto con il governo per 7,3 miliardi. Noi, ed è un punto di forza, siamo riusciti ad avviare il progetto del campus automotive in Val di Sangro con una significativa quota di finanziamenti. Ma non basta».
Molto sentito è il tema del potenziamento dell'aeroporto. «Strategica», afferma Primavera, «è l'idea di fare dell'Abruzzo il terzo scalo aeroportuale di Roma per i voli charter. L'amministratore di Rynair O'Leary ha già detto di essere interessato allo scalo pescarese. E' un progetto la cui fattibilità ci consentirebbe di giustificare un'altra opera importante: il potenziamento della linea ferroviaria Pescara-Roma con l'introduzione di treni tecnologicamente più avanzati e veloci». All'aeroporto è certamente interessato il presidente regionale di Federalberghi, Giammarco Giovannelli, «I Fas», dice, «rappresentano la sola grande chance di ripresa per la nostra economia. Fondamentale è ripensare la comunicazione per valorizzare al meglio l'immagine dell'Abruzzo. Ma soprattutto si dovrà lavorare sulle infrastrutture e riattivare un programma condiviso sull'aeroporto che consenta di destagionalizzare l'offerta puntando sul mercato del business e il turismo congressuale. Non meno importante è combattere il fenomeno della erosione della costa, tenuto conto che il mare resta pur sempre il motore trainante del turismo regionale».
Tra le richieste urgenti c'è quella di rimettere in moto la macchina amministrativa. «Potremo approvare le leggi più belle per favorire le imprese che fanno ricerca e innovazione», riprende Primavera, «realizzare le opere meglio calibrate alle nostre esigenze ma non usciremo mai dal pantano senza abbattere i tempi della pubblica amministrazione. In questo contesto, rilancio la proposta di una sola Provincia e una sola Asl nell'area Chieti-Pescara per eliminare doppioni e operare risparmi significativi di spesa».
Per il presidente regionale di Confcommercio, Giandomenico Di Sante, è necessario prendere coscienza di vivere un cambiamento epocale, che nulla potrà essere più come prima. «Bisogna rendendersi conto che il momento è di straordinaria difficoltà, e che in queste situazioni è importante riuscire a fare squadra. Gli abruzzesi sono un popolo fiero che, nelle situazioni critiche, riesce ad affrontare i sacrifici con dignità. Investimenti e infrastrutture sono decisivi sempre, ma più importante è ritrovare fiducia e determinazione nel perseguire il cambiamento. Io dico sempre: realismo senza frignare, perché se confondiamo la fiducia con il sogno rischiamo di risvegliarci carichi di brutte sorprese».
Più pragmatico il direttore di Confesercenti, Enzo Giammarino. «Intanto», osserva, «si tratta di capire quante sono le risorse, e se arriveranno. Perché anche quelle di cui parla il governatore Chiodi (circa due miliardi) non potranno certamente essere a breve nella piena disponibilità dell'Abruzzo. Rimanendo nel campo delle ipotesi, tra le prime cose da fare c'è la costa dei Trabocchi, che resta l'unico vero disegno economico al momento disponibile in tema di parchi, ambiente e turismo. Speriamo poi di poter trattenere per almeno per altri dieci anni la grande industria in Val di Sangro con il progetto automotive, sapendo che la grande industria non è mai nella nostra piena disponibilità perché le decisioni si prendono lontano dall'Abruzzo. Aggiungo che bisogna recuperare tutti i fattori produttivi di carattere endogeno, dall'agricoltura al turismo, dall'artigianato al commercio. Tutti questi segmenti di impresa vanno sostenuti senza esitazioni. Penso all'agricoltura, che dà segni di ripresa grazie alla filiera del vino, mentre si sta finalmente attivando il cosiddetto chilometro zero, cioè la capacità di commerciare sul mercato interno. Il fatto che siamo ubriachi di globalizzazione, non deve farci dimenticare che migliaia di cittadini qui lavorano, producono e consumano. Dobbiamo tornare a immaginare che in ogni luogo del mondo ci sono risorse che meritano di essere valorizzate, perché costituiscono sempre la radice e la vera ricchezza di un territorio».