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Pescara, 09/05/2026
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Data: 12/11/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ripresa in Abruzzo, i sindacati smorzano l'ottimismo. Cgil, Cisl e Uil ma anche l'Ugl smentiscono i dati diffusi dagli industriali

PESCARA - I sindacati contestano i dati sulla ripresa diffusi dagli industriali. «Ci troviamo di fronte ad un caso classico di congiuntura utile in Europa - spiega Franco Leone , segretario regionale della Cgil -, l'Abruzzo però è sotto la media nazionale dell'1,6%: c'è poco da stare allegri». Ed in effetti i dati che le organizzazioni dei lavoratori rendono pubblici, non sono confortanti. Basti pensare che le esportazioni delle aziende fino che occupano fino a 15 addetti sono calate, nel primo semestre dell'anno, del 3%; ma è l'occupazione in genere a subire una battuta d'arresto dell'1,2%. E' la stessa percentuale, sempre in calo, si registra nel comparto alimentare, meno 0,5% in quello della ceramica, segno negativo dello 0,7% in quello del materiale da costruzione fino ad arrivare alla batosta del -2,8% della carta. «A parte alcune grosse realtà internazionali che stanno investendo in innovazione- aggiunge Leone- per il resto non ci sono segnali positivi. Il settore tessile e dell'abbigliamento è quasi scomparso dal nostro territorio, persino l'edilizia è in crisi. Con la precedente amministrazione regionale siamo restati al palo per cinque anni, con l'attuale non è cambiato nulla da un anno e mezzo. La verità - conclude Leone - è che le nostre aziende non sono attrezzate per sfruttare la ripresa».
Sulla stessa lunghezza d'onda, anche Geremia Mancini , segretario regionale della Ugl. «I dati diffusi devono essere analizzati con precisione - attacca Mancini -. In molti casi si tratta di valori precari per gli occupati e questo azzera tutto. Sarà proprio la precarietà ad aprire un conflitto generazionale che non farà crescere il paese". Secondo mancini, per la prima volta nella storia della regione, i genitori consegnano ai figli minori certezze e mancanza di tutele nel campo lavorativo, dopo le conquiste del secolo scorso. «Le gente comune - prosegue Mancini- l'aria della ripresa non la respira. I precari portano a casa un tozzo di pane che non basta nemmeno per vivere o fare un mutuo. E' un dovere del governatore Del Turco riappropriarsi della vertenza Abruzzo. Il dato diffuso non è credibile».
L'Abruzzo, però ha una capacità di risposta alla ripresa, anche se non omogenea. «Prova ne sia - dice Maurizio Spina , segretario generale della Cisl Abruzzo - che la crescita c'è in alcuni settori, mentre in altri c'e recessione e crisi occupazionale. Chi ci trascina. Sicuramente il comparto meccanico e dell'elettronica con un aumento del 6,4% e quello farmaceutico. Ma è una crescita difficoltosa all'interno di un tessuto produttivo che non riesce ad ammodernarsi. il piccolo e bello che ha fatto la fortuna di questa regione, ora è un problema e non riesce a fronteggiare l'innovazione e la concorrenza di altri paesi».
Roberto Campo della Uil dice che «è sbagliato pensare che tutto va bene anche se ci sono alcuni segnali positivi. Non abbiamo, però, cominciato a risolvere i problemi strutturali come formazione e sanità - precisa Campo, segretario regionale della Uil -. Senza la soluzione di questi problemi è difficile fare investimenti su industria ed innovazione dove siamo ancora in attesa di leggi quadro. Occorrono riforme vere e non solo tagli. Non c'è nulla di cui essere euforici».

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