Il primo cittadino di Cortino: con questo provvedimento non si elimineranno spese significative
PESCARA. L'invito è perentorio e a formularlo è Arturo Scopino: venerdì prossimo i sindaci dei piccoli Comuni abruzzesi devono esporre la bandiera listata a lutto nei loro municipi e presentarsi a Roma alla manifestazione nazionale di protesta contro il progetto di soppressione e accorpamento dei borghi con meno di mille abitanti che il governo intende inserire nella sua maxi-manovra finanziaria. In Abruzzo sono 105 su 305 i Comuni che rischiano di sparire, senza più organi rappresentativi e giunte, con sindaci-borgomastri titolari solo di funzioni residuali, non amministrative.
Vice sindaco di uno di questi piccoli Comuni, Montelapiano in provincia di Chieti, Scopino il suo appello lo lancia nella veste di referente regionale dell'Anpci (Associazione nazionale dei piccoli comuni italiani).
Il primo a muoversi era stato, nei giorni scorsi, Antonio Centi, segretario regionale dell'Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, che, da parte sua, sta organizzando una manifestazione di protesta che dovrebbe svolgersi, il mese prossimo, in uno dei borghi simbolo dell'Abruzzo dei parchi.
Questa doppia chiamata alla mobilitazione ha trovato terreno fertile nell'Abruzzo delle piccole patrie identitarie che non ci sta ad abbassare i gonfaloni davanti agli imperativi del rigore economico. E che, anzi, contesta la razionalità di quegli imperativi.
La mappa di questa protesta, infatti, si ridefinisce e si allarga, giorno dopo giorno. La prima provincia a scendere in piazza sarà quella di Pescara (si legga l'articolo in basso), domani con un'assemblea pubblica dei sindaci dei borghi a rischio in programma nella sala Figlia di Iorio del palazzo della Provincia. Le altre province seguiranno. «Il 26 agosto andrò a Roma per la manifestazione a difesa dei piccoli comuni e con me tanti sindaci dalla provincia di Chieti», dice Antonio Tamburrino, sindaco di Montenerodomo, 775 abitanti, ex assessore provinciale alla viabilità. Su 104 Comuni del Chietino ben 34 hanno meno di mille abitanti e il suo rischia l'accorpamento.
«Quest'ultima misura», aggiunge Tamburrino, «falcia i piccoli comuni, che potrebbero svuotarsi, lasciando incustodito il territorio. Chi è quel matto che accetterà di guidare da solo un Comune, senza giunta e consiglio?. Nel mio Comune non percepiamo indennità e il consiglio devolve i gettoni di presenza alle associazioni di volontariato. I servizi sociali, poi, li gestiamo con gli enti d'ambito, così come in 7 Comuni abbiamo un unico segretario generale e l'ufficio tecnico lo garantiamo con la comunità montana. Quello del governo è un provvedimento improvvisato da chi non conosce bene come funzionano gli enti locali».
Anche i sindaci dei borghi della provincia di Teramo aderiscono alle iniziative di Anci e Anpci. «Il provvedimento annunciato dal governo è solo demagogico», sbotta l sindaco di Cortino, Gabriele Minosse. «Così potranno dire di aver eliminato 54mila poltrone ma senza nessun risparmio». I consiglieri comunali del piccolo centro montano non percepiscono indennizzi, mentre i tre assessori ricevono circa 80 euro al mese. «Non bastano neppure per il telefono», dice Minosse. «Eliminando il Comune non si taglierà alcuna spesa significativa. Abbiamo un territorio di 62 chilometri quadrati: come sarà gestito?».
I dubbi di Minosse sono gli stessi del sindaco di Pietracamela, Antonio Di Giacinto.
«Non possiamo perdere la nostra identità», osserva il primo cittadino di Pietracamela, «il Comune è un bene di tutti. Abbiamo un'omogeneità del territorio, con caratteristiche tipiche che identificano una biodiversità: non possiamo diventare la frazione di un altro comune».
Proteste contro il progetto del governo arrivano anche nella provincia dell'Aquila.
Nei giorni scorsi, a Civitella Alfedena, c'è stata la presa di posizione più estrema. Il sindaco, Flora Viola, ha invitato i colleghi dei Comuni con meno di mille abitanti a mettersi insieme per raccogliere le firme necessarie a un referendum abrogativo.
«Esiste una sola soluzione per evitare l'accorpamento dei piccoli comuni, cioè appellarsi al diritto internazionale, allo jus gentium», ha detto Viola, «a quel diritto universale che tutela l'individuo in tutte le sue forme, quel diritto che consente ai cittadini, di fronte ad una rottura costituzionale operata dalla stesso legislatore, di scegliere se continuare a vivere o meno in questa nazione».
Dei 105 Comuni abruzzesi a rischio, più della metà, 59, sono solo nella provincia dell'Aquila, di cui 7 nella Marsica. E le forme di protesta annunciate sono le più diverse. Il sindaco di Collarmele, Dario De Luca, per esempio, ha rivendicato anche «l'autonomia finanziaria del proprio comune», famoso per le enormi risorse di energia alternativa come l'eolico e il fotovoltaico.
I Comuni dell'Aquilano vogliono ricorrere al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, per sventare la loro soppressione. «Noi amministratori dei piccoli Comuni», racconta Pierluigi Biondi, sindaco di Villa Sant'Angelo, «siamo i responsabili della ricostruzione, quindi i problemi creati da questo provvedimento potrebbero essere enormi nei centri del cratere sismico».
A Navelli, infine, venerdì prossimo, si riunirà un consiglio comunale straordinario per votare un atto che esprima contrarietà al piano di accorpamento.