Calderoli: poteri forti in azione, questo non è il momento di dividersi
ALZANO LOMBARDO (Bergamo) - Per respingere le sirene del Pdl, Umberto Bossi decide di giocare in casa: «L'ho detto, lo dico, lo dirò: le pensioni non si toccano». Non che sia una novità, ma nel giorno in cui dal partito berlusconiano partono lusinghe finalizzate ad attenuare le rigidezze leghiste sulle pensioni, il segretario leghista mostra di non avere cedimenti: «Ho sentito che anche Casini, quello str..., parla di pensioni. Ho subito chiamato Berlusconi per dirglielo: qui non si tocca niente».
La Berghem Fest è un santuario del leghismo più ortodosso e acritico, da ventidue anni a fine agosto scendono a frotte dalle valli con le camice verdi e gli elmi da nibelungo per mostrare al capo la loro efficienza e fedeltà: «Orgoglio Orobico» hanno scritto sullo striscione che campeggia davanti al palco. Qui non ci sono contestazioni, non sono previste, non sarebbero tollerate. E tuttavia dell'entusiasmo degli anni andati non c'è traccia, forse anche perché Bossi ha poco da dire, se non prendersela - usando toni pesanti e facendo nomi e cognomi - con giornali e giornalisti a lui sgraditi e definiti cornuti, bastardi, stronzi, inventori, meritevoli di «quattro legnate». Oppure attacca i massoni e i banchieri e Luca di Montezemolo e tanti altri che, a sentir lui, ce l'hanno con la Lega e il governo. Calderoli s'è spinto anche oltre: «C'è un giornalista che lo ammazzerei con le mie mani», ha detto.
Venerdì sera a Schio, provincia di Vicenza, c'era stata una gara dell'applauso imbarazzante. Per il Senatùr un battimani smortino e di cortesia; per il governatore del Veneto - Luca Zaia - un'ovazione da rockstar. E poi fischi per la segretaria provinciale di Vicenza quando ha ringraziato «i nostri rappresentanti a Roma» che hanno regalato il federalismo al nord: «Ma dov'è?», le hanno urlato dal sottopalco, «Chi l'ha mai visto il federalismo?». Episodi così, sempre più numerosi, spiegano l'ultima novità dei comizi bossisti: un po' impolverata da mesi di abbandono, infatti, è rispuntata nei suoi discorsi la parola «Padania». E' una sorta di bene di rifugio per il Senatùr: alla Padania fa ricorso quando ha l'urgenza di uscire dall'angolo. Anche davanti ai rudi bergamaschi ripete che si farà: «Non domani, certo, ma dopodomani». Stesse cose sentite nel '96, nel '98, nel 2004 e nel 2007. Stessa promessa che una volta riscaldava i cuori, adesso suscita un sorriso e niente più. Lo stesso sorriso che fa da chiosa agli appelli rivolti da Calderoli ai colleghi del Pdl. Il ministro della Semplificazione riesce a complicare tutto pur di giustificare l'impasse leghista di questi tempi: «Siamo nel mirino dei poteri forti che vogliono colpire il nostro governo: dobbiamo essere compatti per respingere l'attacco». Però non lo dice dal palco di Alzano, visto che anche i più ortodossi ormai hanno un moto di fastidio a sentir parlare dei berluscones. Calderoli lancia il suo appello tramite dispaccio ufficiale: «Dobbiamo elaborare insieme una proposta comune sulle modifiche da apportare alla manovra: questo ci renderà più credibili». Ma a ben guardare, la sua è più che altro un'esortazione rivolta proprio ai rumoreggianti e insoddisfatti fratelli padani.