Casini: via il contributo di solidarietà. Bersani: governo allo sbando
ROMA - Mentre monta il fronte del no al cosiddetto contributo di solidarietà per i redditi oltre 90 mila euro (duramente criticato ieri in un'intervista al Messaggero anche da Emma Marcegaglia), Silvio Berlusconi è convinto di riuscire a superare il veto di Umberto Bossi sulle pensioni, non solo «negoziando fino all'ultimo minuto», come va ripetendo agli interlocutori, ma facendo proposte concrete. L'ipotesi sulla quale il premier ragiona con Angelino Alfano, segretario Pdl, è di concedere, in cambio di un passo indietro della Lega sulla previdenza, più fondi agli enti locali.
Il Cavaliere intende anche aprire alle sollecitazioni dell'Udc (con sguardo al voto finale della manovra), mettendo sul tavolo più aiuti alle famiglie. E' sempre attento a non cambiare di un euro il «saldo» finale, ma è favorevole al rialzo dell'Iva di un punto, a una rimodulazione del contributo di solidarietà (alzando la soglia dei 90mila euro a seconda dei carichi familiari) ed alle dismissioni di una parte del patrimonio immobiliare dello Stato. Sul quale però il leghista Calderoli subito avverte: «Sono immobili di Comuni e Regioni che ricadono nelle norme del federalismo fiscale, lo Stato non può vendere ciò che non è suo». Insomma, la maggioranza è alquanto incerta e agitata.
Il Pdl raccoglie le preoccupazioni del premier sulla rigidità della Lega in merito alle pensioni. Fabrizio Cicchitto suggerisce al Carroccio «una attenta riflessione, visto che la situazione economica si è addirittura aggravata». Per cui «l'eventuale diminuzione dei tagli sugli enti locali deve essere per forza accompagnata e bilanciata da un intervento strutturale sulle pensioni, riequilibrando così tutta la manovra». Claudio Scajola è d'accordo che aumentando «un punto di Iva», ma lasciandola invariata «sui beni di prima necessità, potremmo guadagnare 5-6 miliardi l'anno e questo renderebbe più giusta la manovra». E aggiunge che «non deprimerà i consumi». L'ex ministro è pure favorevole alla riforma delle pensioni «e alle dismissioni». I «frondisti» Pdl aspettano per martedì la convocazione del segretario Alfano e ripetono, attraverso Giorgio Stracquadanio, no a nuove tasse (e dunque in primo luogo no al contributo di solidarietà), lotta all'evasione, privatizzare le imprese dello Stato, ridurre del 50% dei membri del Parlamento.
Sul fronte delle opposizioni il lavorio è altrettanto intenso. Martedì il Pd presenterà il proprio contro-piano alle parti sociali (incentrato su patrimoniale, liberalizzazioni, dismissioni), mentre domani farà conoscere i proprii emendamenti. «Nel governo c'è uno sbandamento totale», denuncia Pier Luigi Bersani, «la prossima settimana rischia di aprirsi un'incertezza pericolosa». Pier Ferdinando Casini, leader Udc, chiede di eliminare il contributo di solidarietà («colpisce coloro che pagano fino all'ultimo le tasse, è da Stato cannibale, meglio tassare i grandi patrimoni») in alternativa al quale si può aumentare leggermente l'Iva. «Portare l'Iva dal 20 per cento al 20,2 per cento consentirebbe di eliminare il prelievo di solidarietà». Casini è favorevole ad alzare l'età pensionabile, «è più equo e giusto verso i nostri figli». Anche Roberto Formigoni, Pdl, insiste su questo tasto: «Innalzare l'età pensionabile ai livelli europei è doveroso».