Il presidente del consiglio comunale boccia la proposta: «Così Pescara rischia di fagocitare il territorio teatino»
CHIETI. «Incubo di mezz'estate» o «frullato di plastica e ammucchiata virtuale». Usano metafore il presidente del consiglio comunale di Chieti, Marcello Michetti, e il consigliere provinciale dell'Idv, Palmerino Fagnilli, per dire di «no» all'ipotesi di fusione delle Province di Chieti e Pescara. Piano ideato dai due presidenti degli enti coinvolti, Enrico Di Giuseppantonio e Guerino Testa, ben visto dai presidenti di Confindustria Paolo Primavera ed Enrico Marramiero e dal presidente della Regione, Gianni Chiodi. Il vertice dell'associazione industriale teatina ha promosso anche un confronto sul proprio profilo facebook, dove c'è chi ha fatto notare come bisognerebbe prima di tutto restituire alle Province competenze istituzionali tali da non farne meri doppione di Comuni e Regioni. E chi, poi, ricorda come, nel dibattito politico di allora, le Province dovevano essere eliminate quando sorsero le Regioni. Non fu così e ora questa ipotesi di ferragosto lascia perplessi per la poca concretezza. Dubbi sui quali si vanno a innestare gli interventi di Michetti e Fagnilli.
«Il dibattito politico abruzzese», dice Marcello Michetti, «alimentato da numerosi suoi autorevoli esponenti, è da giorni incentrato sull'ipotesi di un futuro accorpamento tra le province di Chieti e Pescara. Sono rilanciate proposte sulla creazione dell'area metropolitana e su fusioni di città per formare la Grande Pescara». Uno scenario che il presidente del consiglio comunale teatino vede male. Ecco l'iter che prospetta. «La provincia di Chieti è accorpata a quella pescarese», continua Michetti, «Pescara ingloba i centri satelliti e diventa la Grande Pescara. Chieti, aggregata all'area metropolitana, fornisce spazi edificabili, risorse culturali ed economiche alla causa. L'Abruzzo interno si spopola ulteriormente. Nasce una città enorme, che cresce e si moltiplica, da Montesilvano, a Ortona, a Torre dei Passeri: una megalopoli che annega nel cemento centri antichi, colline, campagne, vallate. Un incubo». Da qui rilancia la proposta di un impegno comune per rilanciare la Val Pescara, area inteprovinciale afflitta da una pesante crisi occupazionale.
Per Palmerino Fagnilli, Idv, l'ipotesi di fusione è solo un'operazione immagine per Di Giuseppantonio e Testa.
«È giunto il momento di confronto e analisi», ribatte, «la consulta dell'economia e del lavoro della Provincia è ormai un organismo obsoleto e va sostituito con un'unità di crisi, non puro mezzo di monitoraggio ma osservatorio del credito e delle misure di attività a vario livello, locale, regionale e nazionale, inerenti lo sviluppo in particolare, così come dei contratti di rete, ormai diventati la modalità privilegiata di organizzazione dell'azione di sviluppo economico».