RIMINI - Simpatia umana, non solo stima, palpabili ad ogni angolo. Eppure il popolo del Meeting di Cl che accoglie, festeggia e abbraccia con il proprio calore il presidente della Repubblica si mostra, forse per stabilire una empatia ancora più profonda, come lui: misurato, composto, civile. Consapevole della gravità del momento, della crisi che stiamo attraversando.
Non è la prima volta che un capo dello Stato partecipa al Meeting dell'Amicizia tra i Popoli (vennero, nei tempi passati, sia Oscar Luigi Scalfaro che Francesco Cossiga), ma è la prima volta che un presidente della Repubblica inaugura un Meeting in oltre trent'anni di storia del medesimo. La professoressa Emilia Guarnieri, come la chiama il capo dello Stato, riservata ma tosta presidente del Meeting, ne è conscia: «La presenza tra noi del presidente Napolitano rappresenta un evento storico».
Il gruppo dirigente del Meeting è anche un po' emozionato, per l'occasione, eppure ne hanno visti passare, di vip e super-vip. Sotto un sole cocente la Guarnieri, il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, e il presidente della Cdo, Bernard Scholtz, aspettano, da un bel po' prima delle 16, orario d'arrivo previsto, la macchina presidenziale. Il responsabile del servizio d'ordine passa in rassegna i ragazzi della vigilanza con indosso le variopinte magliette del Meeting.
«Zio Giorgio» scende dall'auto, ed ecco la prima sorpresa: il completo blu è raffinato, la camicia pure, ma la cravatta d'ordinanza non c'è. Il look corrisponde all'animo: il presidente vuole mettersi in sintonia con i ragazzi, tendere l'orecchio alla loro realtà. Partono i primi applausi, e siamo ancora fuori dall'ingresso Sud, quello principale. Poi si entra: il codazzo di giornalisti, fotografi, cameramen, curiosi e gente comune, più quello delle autorità, forma una lunga serpentina umana. Breve pit-stop alla saletta vip del Meeting, dove vengono accolti gli ospiti illustri. Convenevoli e saluti con Marchionne, Passera, Conti, il ministro Bernini, i due dioscuri dell'Intergruppo per la sussidiarietà, Maurizio Lupi (Pdl) ed Enrico Letta (Pd). Poi si riparte. Giro per gli (infiniti) stand della Fiera: per l'occasione, il presidente sale su una piccola auto elettrica. Più facile, così, girare: la Fiera è enorme, i padiglioni non finiscono mai. La gente si assiepa, si ferma, saluta, sorride. Napolitano agita il braccio a mo' di saluto. Prima dell'incontro pubblico, dentro il catino dell'Auditorium, già strapieno di gente che lo attende per le 17, visita come da programma la mostra su 150 anni di sussidiarietà, realizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà nell'ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Uno dei motivi per cui è venuto qui.
Finalmente, Napolitano fa il suo ingresso nell'Auditorium: applausi forti, insistenti, che durano diversi minuti. Parlano, in rapida successione, Vittadini, Letta e Lupi mentre la Neri regala a Napolitano il libro-manifesto di don Luigi Giussani, fondatore di Cl, Il senso religioso. Il professore allo Iulm, ex consigliere Rai, Alberto Contri, li ha conosciuti entrambi: «Si sarebbero piaciuti moltissimo. L'educazione e la libertà di don Gius sono in sintonia con il messaggio del capo dello Stato, accomunati anche da un grande amore per l'arte, la musica, la cultura». Poi, tocca a Napolitano. Il dito ammonisce, la voce è ferma, le staffilate alla politica e alle divisioni vanno a segno. Durante il discorso le standing ovation si sprecano. Chiude chiedendo ai giovani del Meeting di «portare, nel tempo dell'incertezza, il vostro anelito di certezza». La sala esplode. Il popolo del Meeting, i suoi giovani, sono stati conquistati da «zio Giorgio».