ROMA - Un'analisi severa, che riguarda tutti, maggioranza e opposizione. Dal Pdl non arrivano molte reazioni al discorso del presidente Giorgio Napolitano. «Io ho fatto ciò che dovevo per evitare una grande crisi dei nostri titoli, ora tocca al Parlamento», il solo laconico e indiretto commento di Silvio Berlusconi nella notte, lasciando lo stadio dopo Milan-Juve, assai più preso dalle vicende rossonere che non dalla politica.
Ed in effetti, a riprova che il giudizio del Quirinale sia stato preso piuttosto male dal Pdl, basta considerare l'esiguità di reazioni a commento del discorso di Napolitano giunte da quella parte. Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, sostiene che quel monito, giudicato «severo» sul sistema politico italiano, coinvolge tutti, nessuno è immune. Difende, invece, «la politica di rigore» dell'esecutivo, fatta fin dal 2008, quando è nato il governo Berlusconi. «E non a caso è stato attaccato duramente per essa». Aggiunge: «Nel contempo c'è stato un appello alla fiducia, in primo luogo delle forze economiche, perché i pubblici poteri hanno il dovere di dare anche messaggi positivi». Mette sotto accusa il debito, «un'eredità del passato», per cui se critica ci dev'essere, va fatta sia alle forze di maggioranza dell'epoca, sia a quelle di opposizione, «la cui alternativa era quasi sempre fondata sul più uno, mentre le forze sociali, in primo luogo Confindustria e sindacato, erano entrambe impegnate a ottenere risorse e aiuto dallo Stato e dai governi».
Anche Massimo Corsaro, vicepresidente Pdl alla Camera, pone l'accento sul debito come freno alla crescita e come causa dell'attuale situazione. Ritiene di non sentirsi responsabile delle azioni compiute «da chi faceva la cicala, ma se mi dicono cicala, io non rispondo». Per Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl, mai come adesso valgono gli appelli di Napolitano. Sulla falsariga, Anna Maria Bernini, ministro per le Politiche europee. Nelle parole del capo dello Stato sottolinea l'importanza dei riferimenti a «unità, coesione, responsabilità, Europa e giovani». Dal capo dello Stato, sottolinea Bernini, viene «un discorso di respiro sovranazionale» che invita «all'impegno e al confronto» anche tutte le forze politiche. Secondo Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, «da Napolitano i richiami e le esortazioni sono a 360 gradi». Difende il governo che ha «agito con efficacia per evitare in questi anni conseguenze letali per l'Italia». Scarica sulle «irresponsabilità della sinistra» che cancellò «con il governo Prodi la saggia riforma delle pensioni del precedente governo Berlusconi». Conclude con un'esortazione: «C'è da augurarsi che le minoranze tengano conto delle parole di Napolitano». La governatrice del Lazio, Renata Polverini, parla di «appello all'equità» in vista dell'approvazione in Parlamento della manovra.
Anche nel Pd si esprimono pochi giudizi sul discorso. Enrico Letta, vicesegretario Pd, promette che i democrat faranno loro l'appello del capo dello Stato. «Il Paese ha bisogno di riforme e di responsabilità», spiega, «noi faremo la nostra parte iniziando dalla presentazione, martedì in Senato, delle nostre proposte». «Parole impegnative» dice Rosy Bindi, presidente dell'assemblea nazionale dei Democratici. «Ma il Pd è pronto a raccogliere» l'appello in quanto è «consapevole» che occorre «una svolta profonda e innovativa». E si difende: «Noi non abbiamo mai nascosto la verità sulla crisi, non ci siamo mai limitati ad una opposizione pregiudiziale o ideologica». Più avanti, accusa la maggioranza di sottovalutazione della crisi. Dopo averla «ignorata», vi ha «contribuito con scelte sbagliate» rendendo «più pesante il bilancio di una difficile congiuntura internazionale». Sferza il governo ad affrontare con «serietà» le scelte da fare adesso. «Finora - secondo Bindi - abbiamo visto solo una babele di ipotesi spesso di segno opposto. Una confusione che alimenta l'incertezza e non fa bene al Paese».