ROMA. Affaccendata in altre faccende, come «sostenere la validità del proprio operato», la maggioranza ha «esitato a riconoscere la gravità della nostra situazione», mentre l'opposizione si è persa tra «colpe» e «omissioni» da imputare al governo, senza però dare un contributo concreto.
Non risparmia nessuno Giorgio Napolitano nel suo intervento all'apertura dell'annuale meeting di Rimini di Comunione e liberazione (in corso da ieri al 27 agosto). Rilanciando ancora una volta l'appello al dialogo e all'unità in un momento così difficile per il Paese, il capo dello Stato condanna l'evasione fiscale e richiama l'attenzione sulla necessità di una crescita, ora e da troppo tempo in stallo, e di misure per l'inserimento dei giovani nel lavoro.
All'invito (il primo ricevuto) a quello che è già stato ribattezzato il "Meeting della crisi", il presidente della Repubblica non si è sottratto e, com'era prevedibile, la crisi finanziaria è stata al centro della sua analisi. «Da quando l'Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente, nell'ansia del giorno dopo, in un'obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti», esordisce il capo dello Stato davanti alla platea dei ciellini. La crisi non si batte «minimizzandola» sottolinea Napolitano riferendosi alle forze di governo, il Paese ha bisogno che «il Parlamento faccia ora le scelte migliori attraverso un confronto aperto e serio». Poi, entrando direttamente nel dibattito sulla manovra bis che approda domani in Parlamento, il capo dello Stato avverte che «occorre più oggettività nelle analisi, misura nei giudizi, più apertura e meno insofferenza verso le voci critiche», occorre «una autentica svolta per rilanciare una crescita di tutto il Paese, Nord e Sud insieme. Una crescita meno diseguale». Alla «svolta» necessaria per uscire dalla crisi economica e per evitare di «lasciare quell'enorme fardello del debito pubblico sulle spalle delle genarazioni future», Napolitano richiama tutti, cittadini, istituzioni e giovani, che invita a «impegnarsi nella politica».
Per il presidente inoltre, è necessario, «al di là della manovra in discussione», attaccare l'evasione fiscale: «È una stortura economica, legale e morale, intollerabile, da colpire senza esitare». Ma perché l'Italia torni ad essere affidabile, per il capo dello Stato deve anche «avere più voce in termini propositivi e assertivi» in Europa. Un lungo applauso con pubblico in piedi accompagnano la discesa dal palco del presidente. Tra i presenti (il ministro Anna Maria Bernini, Maurizio Lupi, l'ad di Enel Fulvio Conti), l'ad Fiat Sergio Marchionne, colpito dal discorso del presidente, ha aggiunto che Napolitano «è un punto di riferimento per il Paese». Enrico Letta, Pd, risponde subito all'appello del presidente garantendo «promesse concrete», mentre Fabrizio Cicchitto, Pdl, parla di «analisi severa», ma anche di spunti di riflessione «per maggioranza e opposizione».