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Data: 22/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Pdl: cercheremo di evitare altri tagli ai Fas. Chiodi: per ora nessun avviso. Legnini: il governo può ridurre i fondi per l'Abruzzo

Il Senatore del Pd «Il governo può tagliare ancora» Il governatore: «Ipotesi improbabile ma tutto è possibile»

PESCARA. Il nuovo rischio per l'economia abruzzese è scritto in burocratese: spese rimodulabili dei ministeri. La manovra finaziaria di agosto dà tempo al governo fino al 25 settembre per tagliare queste spese che, al loro interno, possono racchiudere quei fondi Fas regionali che per l'Abruzzo sono la risorsa (611 milioni) a cui sono appese le residue speranze di rimettere in moto la macchina dello sviluppo.
«Il rischio esiste», dice Giovanni Legnini. Secondo il senatore abruzzese del Pd, il pericolo si annida in una norma del decreto della manovra finanziaria di agosto: «Nell'articolo 1 della manovra sono previsti ulteriori tagli ai ministeri per 2,5 miliardi quest'anno e altri 6 miliardi per l'anno prossimo, che si aggiungono ai tagli previsti dalla manovra di luglio: in un triennio, 18 miliardi».
«Questi tagli», prosegue il parlamentare di opposizione, «sono espressi nella loro globalità. Poi si rinvia a un decreto del presidente del Consiglio, da emanare entro il 25 settembre, l'individuazione delle "spese rimodulabili" che dovranno essere tagliate. Il rischio è che fra queste "spese rimodulabili" vengano ricompresi anche i Fas regionali. In Parlamento, e in particolare in Senato dove, in commissione bilancio, da martedì, ricomincerà l'esame della manovra, noi come Pd chiederemo al governo di chiarire su quali capitoli di spese ministeriali intende intervenire e insisteremo affinché i Fas siano esclusi dalle riduzioni, visto che, per l'Abruzzo e per gran parte del Mezzogiorno, sono le sole risorse disponibili per lo sviluppo».
«Insomma», prosegue Legnini, «il rischio esiste. Ma dirlo non significa fare gli uccelli del malaugurio, ma solo constatare che la manovra contiene la possibilità di intervenire anche su queste risorse e che il potere di farlo viene attribuito al governo e non al Parlamento».
A questa analisi, il senatore del Pd aggiunge un giudizio politico.
«Il rischio di ulteriore riduzione del Fas regionale», dice Legnini, «che noi contrasteremo con forza e con proposte di copertura finanziaria alternative, dimostra che la nostra battaglia di agosto era purtroppo fondata. I fondi gia assegnati dal Cipe ai primi d'agosto, dai quali siamo stati ingiustificatamente esclusi, non si possono toccare con la manovra perché appunto già assegnati. Quelli ancora da attribuire sono a rischio-decurtazione. Abbiamo lanciato un sacrosanto allarme e fatto una proposta concreta. Chiodi e la maggioranza si sono aroccati su una strategia, secondo noi, sbagliata. Il tempo dirà chi aveva ragione. Il problema serio è che, se risulterà che avevamo ragione noi, sarà troppo tardi per rimediare e a rimetterci sarà l'Abruzzo. Si potrebbe fare ancora in tempo ma occorrerebbe un rapido cambio di strategia da parte di Chiodi che lui rifiuta di operare».
«Temo però», conclude il parlamentare, «che quando constateremo il saldo delle rispettive posizioni politiche sarà troppo tardi per rimediare. Si può ancora cambiare rinunciando ciascuno a un pezzo della propria posizione. Questo comporta che Chiodi debba cambiare strategia. Temo che non lo farà e, quindi, che ci dovremo accontentare di un Fas decurtato. Senza un'anima e senza alcuna risorsa aggiuntiva che altre regioni, con il nostro identico status nazionale, hanno già ottenuto».
Gianni Chiodi è più ottimista del senatore del Pd. Il presidente della Regione non esclude che un taglio possa esserci, ma lo ritiene improbabile per il momento.
«A me non risulta niente», dice al telefono dal Meeting di Rimini. «Naturalmente il quadro finanziario nazionale è talmente complesso che, in teoria, non si può escludere nulla.. Ma, ripeto: né a me né ai miei colleghi presidenti di altre Regioni risulta alcunché. Se ci fosse questo rischio saremmo già stati allertati».
«Nulla si puo escludere», prosegue il presidente della Regione, «perché ciò che sta accadendo, in queste settimane, e può accadere ancora ha una dimensione epocale. Quindi, come tutte le cose epocali, non è facilmente prevedibile e governabile. Finora, però, non si è ancora parlato dei fondi Fas. Per ora, i tagli riguardano le funzioni derivate delle Regioni e sono tagli impressionanti che, se dovessero restare tali, comprometterebbero, senza alcun'ombra di dubbio, l'erogazione di molti servizi da parte delle Regioni».
Ma esiste un Piano B nel caso che la scure del governo dovesse abbattersi su quei 611 milioni destinati all'Abruzzo?
«Per ora non ci può essere un Piano B», risponde Chiodi, «perché nessuno ci ha avvisato di questa volontà del governo di tagliarli. Un Piano B si può fare solo dopo. Indubbiamente certe cose su cui noi contiamo si possono realizzare fare con i Fas. Oggi abbiamo un piano che si basa su quelle somme. Abbiamo già accettato un taglio volontario al quale, per le altre Regioni, si è aggiunto un'ulteriore riduzione del 5 per cento. Sulla base di quel taglio abbiamo già rimodulato i nostri interventi. Il Piano B consisterebbe in un'ulteriore riduzione degli interventi che abbiamo previsto».
Ma a parte il rischio di ulteriori tagli che potrebbe annidarsi nelle pieghe della manovra di agosto, sull'utilizzo dei fondi Fas la discussione, in Abruzzo, continua a essere vivace anche all'interno della maggioranza di centrodestra che governa la Regione.
Per il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl, i Fas non dovrebbero andare solo a uno o due interventi, e nemmeno essere distribuiti a pioggia. Secondo Piccone, ci vuole «una via mediata. Sia il sistema a pioggia sia quello che stabilisce di destinarli a poche opere, oggi, non sarebbe un sistema confacente alle esigenze della regione». Un sistema che, invece, avrebbe bisogno di un'organizzazione tale che distribuisca le risorse in diversi settori per far fronte a «esigenze che non sono rimandabili. Come, ad esempio, l'accesso al credito per le piccole imprese, l'internazionalizzazione delle imprese, alcune infrastrutture di collegamento, gli interporti, la logistica».
In un momento di crisi e con lo sviluppo in stallo, aggiunge Piccone, «abbiamo bisogno di sostenere il tessuto produttivo della Regione: non può andare tutto alla Pedemontana. Tutte le categorie vanno sostenute con questi fondi, ma facendo attenzione a che non vadano dispersi in mille rivoli, bensì indirizzati in maniera mirata sulle principali esigenze dell'Abruzzo».
Per il senatore e sindaco di Celano, il pericolo dei tagli ai fondi Fas è un ostacolo contro il quale «ci batteremo con tutti i nostri mezzi: non vogliamo che ci venga toccato nemmeno un euro delle risorse provenienti dai Fas».
Piccone rivolge, poi, una domanda Alfonso Mascitelli, coordinaore regionale dell'Idv e capogruppo del partito di Di Pietro in commissione Bilancio del Senato, che per primo, sul Centro di ieri, ha parlato del rischio di tagli ai Fas regionali: «Tutta questa voglia di finalizzare i fondi Fas soltanto a una o due opere, nasconde per caso altri interessi?».
La ricostruzione dell'Aquila e lo sviluppo dell'Abruzzo sono strettamente legate fra loro, invece, secondo il parlamentare aquilano del Pd, Giovanni Lolli. «Questa giunta regionale e il suo presidente, Gianni Chiodi, stanno lavorando senza alcun metodo», dice Lolli. «Chiodi va avanti da solo, senza chiamare le altre forze sociali e politiche a fare scelte insieme».
«Il futuro dell'Abruzzo si giocherà», insiste Lolli, «sulla capacità di decidere di comune accordo, anche discutendo, a quali opere destinare i fondi Fas. Ma il governo regionale è assente, non segue alcuna strategia, non capisce che deve utilizzare la ricostruzione dell'Aquila come leva nei confronti del governo per dimostrare ch l'Abruzzo va trattato in modo diverso».
«L'accesso alle risorse pubbliche», aggiunge Lolli, «diventerà infatti un'arte complessa. Le regioni devono lavorare con i sistemi, Chiodi deve chiamare tutti i parlamentari e lavorare con loro».
Perché, sostiene il parlamentare del Partito democratico, «alle risorse si può accedere solo se c'è una programmazione. Concentriamoci, dunque, sulle cose utili per la Regione. Ad esempio», conclude Giovanni Lolli, «lavoriamo per collegare i due Abruzzi: la linea Adriatica da un lato, quella Roma-Pescara dall'altro».

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