PESCARA. No alla soppressione fisica dei piccoli Comuni, dalla quale non si avrebbero risparmi sostanziali di denaro, ma sì alla gestione condivisa dei servizi nell'ottica di un miglioramento delle prestazioni offerte ai cittadini. Questo, in sintesi, è il pensiero unitario dei presidenti delle quattro Province abruzzesi, Enrico Di Giuseppantonio, Antonio Del Corvo, Guerino Testa e Valter Catarra, in merito al decreto governativo che vorrebbe accorpare i borghi, i piccoli centri al di sotto dei mille residenti.
Nel frattempo, questa mattina a mezzogiorno, i sindaci dei piccoli Comuni del Pescarese si riuniranno nel palazzo della Provincia del capoluogo per protestare contro il progetto di soppressione dei borghi con meno di mille di abitanti. A guidare il raduno sarà Antonio Di Marco, sindaco di Abbateggio.
«Fin quando non ci saranno i decreti attuativi stiamo parlando di una cosa troppo generica», dice Guerino Testa (Pdl), presidente della Provincia di Pescara. «Sono d'accordo sull'impostazione di voler razionalizzare le funzioni, ma questo deve avvenire a partire dalle Regioni fino ad arrivare al piccolo Comune. Nel senso che spesso si assiste a una sovrapposizione di funzioni».
Testa punta anche al rilancio delle Province che «dovrebbero farsi carico di tutte le funzioni degli enti sovracomunali, mentre i piccoli Comuni, che devono continuare a esistere, devono svolgere le loro funzioni in modo congiunto».
«Oggi», aggiunge il presidnete della Provincia di Pescara, «non è più possibile che queste ridotte realtà abbiano la gestione dei rifiuti in maniera isolata, così per la ragioneria o per la polizia municipale. Su questi aspetti ci deve essere una riorganizzazione e una ottimizzazione».
Per Testa la fusione di alcuni servizi serve per centrare tre obiettivi: «Razionalizzazione della spesa pubblica, meno burocrazia, che è il male che maggiormente affligge l'Italia, e dare servizi di qualità ai cittadini».
«Avrei preferito che prima ci fosse stato un tavolo di discussione», afferma Valter Catarra (Pdl), presidente della Provincia di Teramo, che aggiunge: «Se ci si fosse seduti a tavolino con l'Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, e con l'Upi, l'Unione Province italiane, sarebbe stato meglio. Magari ci sono Comuni sotto i mille abitanti, ma particolarmente storici, che non vale la pena andare a togliere».
«In linea di massima, sono d'accordo sulla soppressione dei Comuni», prosegue Catarra, «ma farlo solo con quelli sotto i mille abitanti non credo ci sia un'evidente riduzione delle spese. Poteva essere fissato il tetto dei cinquemila. Non penso ci sarà quel grande risparmio di cui tanto si parla. Si tagliano dieci sindaci che in totale prendono una cifra irrisoria. Lo stesso dicasi per assessori e consiglieri. Va ripensata la struttura, questo sì. Perché le piccole realtà hanno difficoltà a fare programmazione e pianificazione. Sono d'accordo a un riassetto in questo senso con l'eliminazione di qualche comune, ma farlo per risparmiare gli stipendi mi sembra una manovra populista o una trovata pubblicitaria».
Secondo Catarra, inoltre, non sarà nemmeno semplice accorpare i Comuni: «Sarà sicuramente un'operazione complessa. Credo che varrà il criterio territoriale, ma si dovrà anche verificare la compatibilità storica e sociale delle singole realtà. In tal senso, il decreto attuativo va studiato sicuramente molto bene, perché potrebbero crearsi problemi di vario genere».
«Se avessimo risparmiato 30/40 miliardi di euro», il presidente della Provincia di Teramo, «allora valeva la pena affrontare questo percorso, ma così mi pare più una boutade. Siccome tutti lo vogliono, vanno incontro all'opinione pubblica».
Non appare convinto della scelta neanche Enrico Di Giuseppantonio (Udc), presidente della Provincia di Chieti: «Sono molto perplesso perché un'operazione del genere non credo vada fatta con un decreto. Andrebbe invece varata la riforma del Codice delle autonomie, un progetto di legge che è in Parlamento da molti anni e che non si riesce a portare all'approvazione, con il quale si capirebbe la gerarchia tra gli enti. Non credo altresì che riducendo il numero dei Comuni si abbassino le spese della politica e i costi di gestione degli enti territoriali».
«Sono contrario all'abolizione dei municipi», prosegue Di Giuseppantonio, «e favorevole alla figura del borgomastro. bene precisare che non esiste la fusione vera e propria dei Comuni, ma il cumulo dei servizi come del resto già accade in molte realtà. che gestiscono assieme alcuni servizi. Più dei piccoli Comuni andrebbero aboliti i consorzi, i bacini imbriferi, le Ato, tutte funzioni che potrebbero essere affidate alle Province, con un risparmio notevolissimo. A inizio settembre con gli altri tre presidenti di Provincia presenteremo un dossier per far capire ai cittadini quanto costa mantenere in piedi tutto questo sistema».
«Sono contrario alla soppressione, ma favorevole all'accorpamento anche per i Comuni fino a 10 mila abitanti. Le comunità piccole invece possono tutelarsi valorizzando il concetto di borgo come hanno fatto già in altre parti d'Italia». La pensa così Antonio Del Corvo (Pdl), presidente della Provincia dell'Aquila, che aggiunge: «Secondo me si confonde il concetto di Comune con quello di nazione. Quando si parla del primo si pensa a una popolazione, a un territorio, ma non è così. Il Comune è fatto per dare servizi, ma i piccoli che hanno il segretario, il ragionerie o il geometra per un giorno alla settimana offrono un servizio adeguato? Non mi sembra. Credo che con l'accorpamento ci sarebbe enormi vantaggi da questo punto di vista».
Sia Testa che Di Giuseppantonio, infine, rilanciano l'idea della gestione comune dei servizi da parte delle Province di Pescara e Chieti, per migliorare i servizi e abbattere i costi.