di ETTORE COLOMBO
RIMINI - La duplice alleanza tra il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il leader della Cisl Raffaele Bonanni, non è più un mistero per nessuno da molto tempo. Sulle pensioni, ma anche su molto altro. Da ieri, però, è nata la Triplice Intesa, quella che arriva fino a Milano, via Bellerio, dove ha sede la Lega Nord, Umberto Bossi in testa. E, infatti, grazie a un timing perfetto, mentre da Milano il ministro Roberto Calderoli scandiva che «le pensioni sono intoccabili», da Rimini, dove è venuto per il Meeting, il leader della Cisl abbracciava l'ultima idea leghista, quella di una patrimoniale del lusso. «Bisogna far pagare non chi ha la ritenuta alla fonte e paga fino all'ultimo centesimo» - argomenta Bonanni, che propone di colpire evasori fiscali, capitali scudati e, tutt'al più, di aumentare l'Iva sui beni di lusso. Tutto, pur di non toccare le pensioni. In teoria, la posizione del leader cislino è dialogante: «Siamo disponibili a discutere di pensioni quando i politici la smetteranno con i loro comportamenti elusivi, peraltro molto bipartisan, sui costi della politica. Serve coraggio, ma vedo solo giochetti». Traduzione di via Po, sede della Cisl: proponete interventi seri a favore dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e cominciamo a discutere, altrimenti nemmeno si discute.
A giocar di sponda perfetta con Bonanni al Meeting, ci ha pensato il ministro Sacconi: «Lo spazio per interventi sulla previdenza è molto angusto, il sistema è riformato e sostenibile, nel medio e nel lungo periodo. Il sindacato riformista ha lavorato con noi tre anni senza un'ora di sciopero». Come a dire: non provochiamoli. E infine: «Occorre trovare la compatibilità tra la sostenibilità finanziaria e la sostenibilità sociale perché dietro ogni intervento ci sono le persone e le loro aspettative di vita». Non manca la stoccata a Confindustria: «Nel 2008 firmò la disastrosa controriforma Prodi, quella che abolì lo scalone introdotto da Maroni».
La sintonia Sacconi-Bonanni è antica. Il rapporto tra Bonanni e Bossi, invece, è nato da poco, all'ultimo Cdm: «Tieni duro, sulle pensioni», gli chiese il primo. «Tranquillo, non molliamo», rispose il Senatùr. Non si sono risentiti, da allora, ma Bonanni ha intensificato i rapporti con altri leghisti di peso (Calderoli) e con l'intero stato maggiore del Pdl. Ieri, al Meeting, ha parlato con Maurizio Lupi, ma lo stesso Alfano è stato avvisato: quote ed età pensionabile non si toccano. «Le finestre d'uscita sono un conto, ma l'innalzamento dell'età e le quote restano quelle», il messaggio recapitato al Pdl. I timori pidellini che la Cisl possa finire nell'orbita della Cgil ed essere tentata da uno sciopero generale con l'obiettivo di far cadere il governo sono abbastanza infondati. La Cgil, per Bonanni, è sempre più risucchiata da un ottica ribellistica tipica della Fiom, i rapporti tra Cgil e Cisl sono tornati ai minimi storici e, soprattutto, la Cisl non sciopera mai contro i governi. C'è un solo precedente, al riguardo. Correva l'anno 1994. Il governo Berlusconi cadde perché la Lega ruppe e perché i sindacati scioperarono, uniti, sulle pensioni. Allora il filo con Bossi lo tenne Sergio D'Antoni, oggi Bonanni. Al Nord gli elettori leghisti, spesso anche iscritti e dirigenti Cisl a Bergamo e altrove, sono incavolati neri. Bossi e Bonanni li conoscono e lo sanno.