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Data: 23/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni, l'ultimo "no" del Carroccio. Oggi il decreto in Senato. Berlusconi replica al Senatùr: l'Italia c'è e ci sarà sempre

E' scontro nella maggioranza su pensioni e tagli agli enti locali, nel giorno in cui Silvio Berlusconi prende le distanze da Bossi sulla fine dell'Italia. «Mi dispiace, questa volta di non essere d'accordo con il mio amico: sono profondamente convinto che l'Italia c'è e ci sarà sempre», dice invitando a celebrare i 150 di unità delPaese.
La segreteria del Carroccio ieri ha fissato tre punti: un nuovo, secco "no" a qualsiasi intervento sulle pensioni, la riduzione dei tagli ai Comuni e un intervento più deciso contro l'evasione fiscale con una proposta «incisiva ed equa». Manca però un accordo con il Pdl mentre oggi la manovra inizia il suo iter in Parlamento. Angelino Alfano, stretto tra i frondisti del Pdl e i veti leghisti, deve rinunciare a convocare un vertice di maggioranza per discutere gli emendamenti. Oggi incontrerà il gruppo dei dissidenti interni che fa capo a Guido Crosetto, la pattuglia dei «frondisti» che secondo il senatore Lucio Malan non è rappresentata solo da venti parlamentari ma da oltre «il 50% del partito che non voterebbe a scatola chiusa questa manovra».
Alfano ripiega per una riunione dei capigruppo del Pdl per mercoledì sera. Nel partito del premier monta la stizza per il " no" dei leghisti a rivedere il sistema pensionistico, ma Bossi trova un alleato nel ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Quello pensionistico è un sistema «già riformato e sostenibile», dice Sacconi escludendo anche la possibilità di una patrimoniale sui super ricchi, caldeggiata da opposizione e Lega. «La patrimoniale sarebbe una manovra di equità e giustizia», avverte invece il leghista Flavio Tosi invitando la Lega a difendere le risorse dei Comuni.
Il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto attacca i leghisti: «Noi vogliamo ritardare l'andata in pensione di chi attualmente lavora, spostandone gradualmente l'età di pensione, Bossi non può non essere d'accordo perchè è il principio attenuato della riforma Maroni che Bossi approvò». «Negli scorsi mesi - rincara Crosetto - alcune persone hanno criticato l'intervento in Libia, le stesse persone oggi parlando dell'età pensionabile rischiano di farci fare lo stesso errore di prospettiva». Alfano ha sperato fino all'ultimo in un ripensamento del Carroccio che però non sembra destinato ad arrivare.
Il segretario del partito non può rischiare la crisi. Starebbe quindi lavorando a una mediazione: l'anticipo di "quota 97" per andare in pensione al 2012. Ora il sistema prevede che si possa andare in pensione a quota 96: 60 anni di età e 36 di contributi o con 61 anni e 35. A quota 97 sarà necessario avere 62 anni più 35 di contributi o 61 più 36. Il nodo pensioni divide anche le opposizione con l'Udc favorevole e il no di Pd e Idv. Quanto al contributo di solidarietà, il relatore della manovra, ha annunciato che potrebbe essere introdotto il quoziente familiare.

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