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Data: 23/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bossi ai suoi: sulle pensioni si gioca l'onore della Lega «L'anzianità non si tocca, più fondi ai Comuni e lotta all'evasione»

Vertice in via Bellerio. Maroni e i veneti si allineano al leader

MILANO - Annunciato da Calderoli come il vertice delle decisioni irrevocabili, l'incontro fra Bossi e i suoi colonnelli si è concluso in perfetta coerenza con lo spirito leghista dei tempi: «Vedremo, studieremo, faremo sapere». Due ore di colloquio inutili per chi pensava che dal trust di cervelli padani sarebbero emerse soluzioni epocali per il futuro dell'Italia, ma utili al segretario leghista per provare a congelare le divisioni interne: «Dobbiamo essere uniti, altrimenti là fuori alleati ed elettori ci massacrano».
Una mozione degli affetti che alla fine ha spinto Maroni e i veneti (c'erano i moderati Gobbo e Zaia a rappresentare la più irrequieta fra le regioni nordiste) ad allinearsi senza distinguo alle più recenti scelte del leader: tetragona fermezza «in difesa delle pensioni» malgrado gli inviti dei berluscones ad ammorbidire le posizioni. E se il prezzo da pagare sono le ire degli enti locali defraudati dalla manovra-bis, pazienza. Tanto ci pensa Calderoli a prendere tempo: «Fra sei giorni presenterò un piano per ridurre i tagli a Comuni e Province».
Maroni, in verità, era già arrivato in via Bellerio senza intenzioni bellicose. Nel partito l'aria è pesantissima, girano perfino voci di imminenti epurazioni, dunque meglio stare coperti. Così il ministro dell'Interno si è accontentato della garanzia di essere risparmiato dal fuoco amico dei suoi detrattori, e quando ha preso atto che il capogruppo alla Camera Reguzzoni e l'onnipresente Rosy Mauro (i suoi nemici più avvelenati) non erano all'incontro, ha assecondato senza fiatare il richiamo all'unità del capo.
Bossi, nell'oretta sufficiente ad aprire e chiudere «l'importantissimo summit», ha disegnato un quadro cupissimo: «Siamo nel mirino di tutti». Dove in quei «tutti» ci stanno i poteri forti (che non mancano mai), i giornali, l'opposizione, ma pure «lo stesso Berlusconi e molte frange del suo partito». Tenere il punto sulla questione delle pensioni è, a detta sua, il solo modo per respingere gli attacchi: «Se cediamo ci azzannano. E anche i nostri elettori non ce lo perdonerebbero».
Un'altra oretta è stata spesa per mettere a punto il comunicato finale dell'incontro, firmato Calderoli. Poche righe straripanti di piccoli messaggi trasversali e grandi tentativi di prendere tempo. Punto primo: siccome la decisione di non toccare le pensioni era stata concordata fra Bossi e Berlusconi, il premier metta a tacere chi nel suo partito insiste sulla questione. Punto secondo: la necessità di ridurre i tagli a Comuni e Province è concreta, ma poco praticabile. Punto terzo: l'opposizione dovrebbe essere più dialogante con noi visto che siamo disposti ad assecondare la richiesta di una fortissima lotta all'evasione fiscale. Poi da cosa potrebbe nascere cosa.
Diramato il dispaccio, Maroni e i veneti hanno tolto il disturbo, Calderoli invece ha ricevuto la delegazione dell'Associazione dei Sindaci guidata dal noto volto della tv Osvaldo Napoli, pidiellino: «Questa finanziaria strozza i piccoli Comuni, lo spiegheremo ai vertici della Lega». I quali, da convinti federalisti, avrebbero dovuto saperlo ben prima di sentirselo dire da lui. Dopo un'altra oretta si sono salutati ripromettendosi di parlarne fra qualche giorno, come si fa quando non si sa cosa fare. «Un incontro interlocutorio» ha chiosato Enrico Borghi in rappresentanza delle Comunità Montane. Interlocutorio come tutta questa «storica giornata».

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