di SAVERIO OCCHIUTO
L'identità, la storia, le tradizioni, non si cancellano per decreto. Questo hanno detto ieri i sindaci dei piccoli borghi del Pescarese al prefetto D'Antuono. Questo ribadiranno venerdì a Roma, quando si ritroveranno a palazzo Chigi assieme a tutti i rappresentanti dei piccoli Comuni italiani sotto i mille abitanti che l'ultima manovra finanziaria del Governo ha deciso di sopprimere o accorpare per abbattere i costi della politica.
Ma uno dei punti di contestazione è proprio questo. Antonio Di Marco, il sindaco di Abbateggio che ieri ha chiamato a raccolta nel palazzo della Provincia gli amministratori dei 14 Comuni del Pescarese a rischio, ha subito smentito che il decreto taglierà 54mila poltrone: «Secondo uno studio elaborato dall'Anci sono sì e no 20mila e il costo totale del risparmio, tra indennità degli amministratori e gettoni di presenza nei consigli comunali, ammonta a quanto percepito da tre parlamentari».
Discorso diverso per la razionalizzazione dei servizi, sui quali i piccoli Comuni si dicono pronti al confronto. Ma sulla cancellazione delle municipalità non ci sarà alcuna apertura. Anzi, si annuncia battaglia dura in Abruzzo, con Pescara pronta a porsi alla testa della rivolta dei sindaci.
Di Marco annuncia che il 3 settembre ci sarà una grande assemblea con la presenza dei parlamentari e dei presidenti delle quattro Province: «Oggi ci siamo auto convocati come coordinamento dei piccoli comuni per fare capire che non stiamo scherzando; questo decreto legge che mortifica i primi cittadini e gli enti locali va ritirato». L'assemblea del 3 settembre, con i 105 comuni abruzzesi che rischiano la cancellazione (su un totale di 305), si terrà nei locali dell'aeroporto. E non è l'unica iniziativa in cantiere assieme alla grande manifestazione nazionale di venerdì prossimo, quando migliaia di sindaci di tutta Italia faranno sentire la loro voce a Roma preceduti dai rispettivi gonfaloni.
Ieri, nella sala Figlia di Iorio, gli amministratori dei 14 centri della provincia di Pescara che rientrano nel provvedimento del Governo si sono presentati all'adunata di Palazzo dei Marmi con la fascia tricolore sul petto. Abbateggio, Brittoli, Carpineto della Nora, Castiglione a Casauria, Corvara, Pescosansonesco, Pietranico, Roccamorice, Salle, Sant'Eufemia a Maiella, Serramonacesca, Turrivalignani, Vicoli, Villa Celiera, non hanno alcuna intenzione di riconsegnare le chiavi del Comune. Il più piccolo di questi centri è Corvara, appena 270 abitanti. Il più grande Roccamorice, che all'anagrafe di residenti ne conta invece 1006. Potenzialmente fuori pericolo. Ma non si sa mai, «e poi - diceva ieri il sindaco - noi siamo qui oggi per fare sentire la nostra solidarietà agli altri comuni». C'è poi un'altra iniziativa che arriva dagli amministratori dei centri inseriti nel decreto legge138/2011: la richiesta indirizzata a tutti gli abruzzesi residenti in Italia o all'estero, che hanno abitazioni nei piccoli comuni, di riportare qui la propria residenza. Un gesto dettato più dalla disperazione che dalla possibilità concreta di essere realizzato.