ROMA Aumento limitato dell'Iva, mezzo punto su tutte le aliquote (esclusa quella super-agevolata del 4 per cento) oppure concentrato in misura più robusta sui beni di lusso. Anticipo al 2013-2014 del percorso di parificazione tra uomini e donne, per la pensione di vecchiaia, più un possibile aumento dei contributi per i parasubordinati.
Con queste coperture finanziarie la maggioranza spera di poter correggere i due punti più indigesti del decreto di Ferragosto, il contributo di solidarietà per i redditi al di sopra dei 90 mila euro e i drastici tagli a Regioni e Comuni.
La situazione è ancora fluida in attesa che sia definita la mediazione politica. In commissione Bilancio del Senato ieri è iniziata la discussione generale, sotto la presidenza di Antonio Azzollini che è anche il relatore, ma il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a lunedì; nel frattempo saranno ascoltate le parti sociali e i rappresentanti degli enti locali. Dunque c'è ancora un po' di tempo per tradurre in misure concrete i ritocchi voluti. Sul fronte fiscale, l'ipotesi di lavoro ancora prevalente è quella di una revisione del contributo di solidarietà senso pro-famiglia, ossia di un alleggerimento proporzionale dell'onere per chi ha coniuge e figli a carico. Aumentano però le pressioni per una sua totale cancellazione, o quanto meno un'elevazione a 150 mila euro della soglia minima.
Il mini-aumento dell'Iva potrebbe dare tre miliardi, mentre il gettito di un inasprimento limitato ai generi di lusso dipende naturalmente da quali e quanti beni sarebbero classificati in questa categoria. La dimensione modesta dell'intervento attenuerebbe però le preoccupazioni di una ricaduta inflazionistica.
In campo previdenziale invece si fa strada una mediazione con la Lega: resterebbe invariato l'attuale assetto delle pensioni di anzianità, mentre verrebbe accelerata la tabella di marcia per l'elevazione dell'età di vecchiaia delle donne: inizio nel 2013-2014, invece che nel 2016, e aumento di alcuni mesi l'anno, sei nell'ipotesi più ambiziosa. Contemporaneamente resta la possibilità di un ritocco dell'aliquota contributiva dei parasubordinati (co.co.co e partite Iva) che darebbe un gettito immediato (fino a 1,3 miliardi in caso di aumento di sette punti). Con queste risorse verrebbe allentata la pressione sugli enti territoriali, tema sensibile per la Lega che appare più interessata alla difesa dell'anzianità che a quella dell'età di vecchiaia per le lavoratrici. Mentre la stretta sui contributi dei co.co.co. può comunque essere letta come un incremento delle future pensioni dei giovani.
E a proposito dei Comuni, si fa strada un ammorbidimento della norma che sopprime quelli con meno di mille abitanti. Gli obiettivi di risparmio (del resto non quantificati nell'ambito del decreto) potrebbero essere conseguiti con una messa in comune delle funzioni che non cancelli le diverse identità municipali.
Al di là di queste modifiche, il decreto non dovrebbe essere stravolto. Le preoccupazioni per il giudizio dei mercati finanziari restano forti (ieri Piazza Affari ha chiuso in negativo trascinata dai titoli bancari, unica tra le principali Borse) e dunque c'è l'esigenza di fare presto. La legge di conversione arriverà nell'aula del Senato il 5 settembre e sicuramente non ci sarà spazio per ulteriori interventi correttivi alla Camera. La prossima finestra legislativa si aprirà poi in autunno con la legge di stabilità, che dovrebbe vedere tra l'altro la ripartizione dei miliardi accantonati sul fondo della presidenza del Consiglio.
Sul testo del decreto sono intanto arrivate come di consueto le osservazioni del servizio studi del Senato. I tecnici evidenziano il rischio che siano attuate «strategie di elusione» del contributo di solidarietà, destinate inevitabilmente a «incidere sul gettito». Gettito che potrebbe diminuire rispetto a quello previsto anche in virtù del fatto che le stime si sono basate sui dati del 2008, mentre guardando a quelli delle dichiarazioni dei redditi 2009 il contributo arriverebbe a 2,4 miliardi rispetto ai 3,8 previsti. Perplessità ci sono anche sulle entrate garantite dalla Robin Hood Tax, visti i cali registrati in borsa dai titoli energetici. Entrambi i prelievi poi sono retroattivi, in deroga allo Statuto del contribuente.
E proprio sulla Robin Tax è arrivata un'indicazione dalla commissione Industria e Commercio del Senato, che nel suo parere ha suggerito di non applicarla alle società dell'energia rinnovabile, estendendola invece ad «altri settori regolati». Cioè ad esempio telefonia e autostrade: resta da vedere cosa ne pensa il governo.