Allo studio ipotesi alternative alla tassa di solidarietà
ROMA. Alternative, ma anche aggiuntive oppure lenitive rispetto ad altri salassi. A fronte di veti incrociati, fioccano proposte e controproposte sulla manovra che assume forme cangianti a seconda dei suggerimenti avanzati.
Il governo è alle prese con difficili equilibrismi politici, ma il punto fermo è quello del saldo. Che non deve assolutamente cambiare perchè su quello si gioca l'appoggio della Bce e soprattutto il risanamento dei conti in vista del pareggio di bilancio. La Lega impone di non toccare le pensioni, preferendo puntare sulla battaglia all'evasione. Dopo l'incontro della segreteria dell'altro ieri, pare tramontata anche la proposta di Calderoli e del sindaco veronese Tosi che chiedevano una patrimoniale sul lusso. A Berlusconi la cosa non va e quindi la Lega ha deciso di scendere a più miti consigli pur di portare a casa dell'altro.
La patrimoniale, invece, resta un cavallo di battaglia di Montezemolo. La contromanovra di Italia Futura prevede infatti uno 0,5% da imporre ai patrimoni superiori ai 10 milioni. In questo modo si potrebbe fare a meno della tassa di solidarietà ritenuta iniqua. L'idea primordiale di tassare i redditi oltre i 90 mila euro del 5% e quelli oltre i 150 mila del 10% si è scontrata con la protesta di chi chiede delle differenziazioni legate soprattutto al numero dei componenti della famiglia, in quanto la percentuale secca andrebbe a penalizzare, alla fine, chi ha di meno. Sulla patrimoniale in generale, magari non proprio quella di Montezemolo, si sono schierati a favore anche Paolo Ferrero di Rifondazione comunista e il sindaco di Roma Alemanno.
Relativamente più facile, ma anche qui con diversi distinguo, potrebbe essere l'attivazione della proposta ripresa in questi giorni anche dal governatore lombardo Roberto Formigoni, e cioè l'aumento dell'Iva. Un gettito maggiore, si calcola, di oltre 3 miliardi di euro capace di sostituire a questo punto la tassa di solidarietà. Oppure, se non proprio cancellarla, almeno portarla ad una soglia maggiore. Tendenzialmente l'accordo sarebbe su un aumento di uno o due punti percentuali ma da applicare solo ai beni di lusso, anche se non è esclusa a priori - vista la difficile applicazione di un simile progetto - che l'aumento venga apportato ai beni che già oggi pagano il 20%.
E' escluso, almeno fino ad ora, che un aumento dell'Iva possa toccare i beni (pochini per la verità) oggi tassati al 4% e considerati di prima necessità, come ad esempio il pane. Tendenzialmente anche i beni al 10% dovrebbero essere salvi.
Il rincaro dell'Iva sui beni di lusso oltre che a Formigoni piace anche all'Idv, ed è sponsorizzato dal capogruppo Felice Belisario.