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Data: 24/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alta tensione tra Lega e Pdl Bossi: guardiamoci dai falsi amici

Giorgetti studia una patrimoniale come arma di pressione sugli alleati

MILANO - Profilo basso e prudenza. Il Cavaliere dopo mesi, anni, lustri di lusinghe al suo amico Umberto, gli ha mollato un ceffone: «Non sono d'accordo con Bossi: l'Italia c'è e sempre ci sarà. Nord e Sud sono partecipi di una comune storia e di un comune destino». Una rasoiata alle convinzioni del capo padano, che però ha deciso in qualche modo di porgere l'altra guancia: nessuna reazione ufficiale, nessuna irata replica, e l'ordine ai suoi di mantenere la calma: «Silvio ha detto la sua». Come dire: gettiamo acqua sul fuoco.
Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda ed esperto di cose economiche, ha avuto l'incarico di studiare - senza far troppo rumore - la possibilità di inserire nella manovra una patrimoniale per i più ricchi. Il mandato affidatogli dall'ufficio politico del Carroccio di lunedì pomeriggio è più o meno questo: «Cerca di capire quanto si potrebbe ricavare da un provvedimento così. Poi ci presentiamo in parlamento con la proposta di ridurre i tagli agli enti locali compensando il mancato guadagno con una patrimoniale».
Naturalmente nella Lega sanno perfettamente che il solo vocabolo «patrimoniale» manda su tutte le furie Berlusconi. Proprio per questo Umberto Bossi nelle segrete stanze di via Bellerio ha spiegato così l'iniziativa: «Siamo sotto attacco da parte di nemici e di finti amici, dobbiamo fare quadrato e andare compatti alla discussione sulla manovra». Nel suo linguaggio significa che quasi certamente della patrimoniale studiata da Giorgetti alla fine non se ne farà nulla, ma potrà comunque essere brandita come un'arma di minaccia - o di ricatto - nel caso il livello dello scontro col Cavaliere dovesse salire.
La strategia dei padani, dunque, sembra chiarirsi. Nessuna risposta alle provocazioni in arrivo dal Pdl, né tanto meno a quella del premier «sull'Italia unita e indissolubile». Contemporaneamente, però, gli uomini del Carroccio vogliono mettere nel loro arsenale armi da combattimento da tirare fuori al momento opportuno, se sarà il caso: e la patrimoniale capace di compensare i minori tagli agli enti locali è una di queste. «Ormai è chiaro» si sono detti i maggiorenti leghisti «nel Pdl quelli che stanno con Tremonti e quelli che stanno con Silvio sono ai ferri corti. Dobbiamo evitare di venirne schiacciati».
Un eufemismo, in realtà. Perché gli uomini di Bossi nella partita non sono semplici spettatori. Malgrado i malumori di molti, soprattutto degli amministratori locali, il vertice del partito ha deciso di schierarsi con il ministro dell'Economia. E il modo migliore per sostenerlo è fare in modo che la manovra-bis arrivi all'approvazione così com'è, o tutt'al più con qualche piccolissima correzione. «Per questo» ha detto il segretario «dobbiamo rimanere compatti nella difesa delle pensioni. Se ci dividiamo adesso, la pagheremmo cara noi e la pagherebbe anche Giulio».
Pure il giornale di partito viene invitato ad adottare un'identica strategia. La Padania in edicola ieri si distingueva per la poca enfasi data alle frasi del Cavaliere contro Bossi, e per il grande spazio concesso invece alla babele di emendamenti alla manovra-bis firmati dagli esponenti del partito del premier. Come a sottolineare che il caos regna sotto il cielo del Pdl e non - come invece sostengono gli uomini di Berlusconi - in casa della Lega. La retorica ufficiale ostenta unità di intenti e chiarezza di idee: «Solo il Carroccio difende gli interessi del Nord».
Nelle file padane, tuttavia, molti fanno gli scongiuri. Bossi ha richiamato i suoi all'unità «in un momento tanto delicato», e l'unità sulla manovra-bis gli è stata garantita. Il problema è che molti dirigenti del partito hanno sempre meno fiducia nelle capacità del capo di tenere ferma la barra. Lo vedono in balia di cattivi consiglieri e di emotività del momento, lo descrivono preda facile delle capacità di persuasione che personaggi come Tremonti e Berlusconi, per ragioni diverse, hanno su di lui. E temono che possa essere proprio Bossi a cedere alle lusingh

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