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Data: 25/08/2011
Testata giornalistica: L'Unit
Una mobilitazione per cambiare scelte sbagliate di Guglielmo Epifani

La Cgil ha dunque deciso di proclamare lo sciopero generale contro la manovra del governo e di indirlo in una data utile per pesare nelle scelte parlamentari che si dovranno compiere. Già questo dà il segno che l'obiettivo della protesta è quello di cambiare i contenuti del decreto del governo partendo da una diversa impostazione sociale, economica e politica. Susanna Camusso illustrerà nella giornata di oggi i punti ritenuti sbagliati e inaccettabili e avanzerà le proposte di cambiamento.

Al di là dei balletti di questi giorni e della babele presente nella maggioranza resta evidentissimo il limite profondo della politica economica del governo e la totale improvvisazione di fronte ad uno scenario che non si era proprio immaginato. Con questa scelta il governo colpisce i servizi essenziali per i cittadini, trova le risorse sempre nel solito perimetro sociale, colpisce i lavoratori, protrae incertezza e confusione nell'età del pensionamento, non favorisce alcuna equità redistributiva e fiscale, non sostiene lo sviluppo e anzi lo deprime ulteriormente. E infine, ad adiuvandum, interviene in modo autoritario nella sfera delle relazioni industriali e programma una balcanizzazione di diritti fondamentali quali quello della garanzia contro i licenziamenti senza giusta causa.

I giudizi delle ultime ore, compreso quello di «Famiglia Cristiana» confermano come la grande maggioranza del Paese non si ritrovi nelle scelte del governo e ne critichi la iniquità di fondo. Sta qui il cuore del problema, checché ne pensino la presidente di Confindustria e molti autorevoli commentatori. Come si fa in un Paese dove, secondo Bankitalia, la ricchezza immobiliare assomma a 4 trilioni e mezzo di euro, pensare che questi patrimoni non debbano in modo ordinario contribuire minimamente alle azioni di risanamento? E che invece tocca sempre ai soliti fare sacrifici come da vent'anni a questa parte e cioè i lavoratori, i pensionati, i cittadini meno abbienti? E perché non si vogliono ascoltare i tanti che dall'alto delle loro possibilità chiedono di fare questa scelta?

Tutto quello che deriva dalla non volontà di fare secondo logica e giustizia diventa così contraddittorio, inefficace e confuso. Alzare l'Iva porta all'aumento dei prezzi già caldi anche per la sciocca decisione di aumento delle accise sulla benzina. Intervenire sulle pensioni solo per fare cassa accentua tutti i problemi anche per il lavoro dei giovani. Tagliare gli investimenti nei servizi ai cittadini accentua diseguaglianze e colpisce le donne, gli anziani, i bambini e le famiglie.

Le ragioni della protesta dunque ci sono tutte ed è difficile sostenere il contrario anche per l'assenza di tavoli, veri e non virtuali, di confronto. Qui la Grecia non c'entra, anche se bisogna stare attenti a sottovalutare disagi, proteste e sentimenti profondi che chiedono più giustizia ed equità e ai quali va offerto un governo unitario e confederale di rivendicazioni e di risposta. Ed è qui che ancora una volta non si ritrova quella unità che in tutta Europa ha favorita una mobilitazione per difendere stato sociale e condizioni dei lavoratori e che Cisl e Uil si ostinano a non perseguire. A volte può succedere che a far meno si possa fare meglio. Ma non accade mai che si possa fare meglio non facendo nulla.

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