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Data: 25/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Maggioranza, caos aspettando Berlusconi. Pdl paralizzato dalle divisioni, Alfano ai dissidenti: «Tremonti non è il vangelo»

ROMA. Al termine di un'altra giornata caotica e con i nervi scoperti, il Pdl ha rinviato qualsiasi decisione sulle possibili modifiche alla manovra economica. «Silvio Berlusconi sta studiando una serie di proposte di modifica alla manovra economica che saranno presentate entro la fine di questa settimana, sabato o domenica» ha detto il segretario del partito Angiolino Alfano al termine dell'incontro con i direttivi dei gruppi parlamentari del Pdl in Senato. Secondo le indiscrezioni trapelate, pur di fronte alle tante sollecitazioni arrivate dai vari gruppi di quella galassia di correnti in cui si è trasformato il partito del premier, Alfano non avrebbe riferito ai parlamentari altri dettagli sulle proposte. Una situazione di stallo dunque, con un nodo politico che finché non sarà risolto - cioè l'accordo con la Lega lontano da raggiungere - non sembra poter scuotere la situazione che si è creata. La trattativa con Bossi è in piedi, malgrado il muro del Carroccio sulle pensioni. Ma la tentazione del Pdl di mettere le mani sulla previdenza («che non esce dall'agenda» ha detto Alfano), che così risolverebbe in parte l'enorme grana dei tagli delle risorse agli enti locali, probabilmente rimarrà tale. Più praticabile forse - voci di ieri negli ambienti parlamentari - il ritocco di un punto dell'Iva, che la Lega starebbe discutendo al suo interno. Del resto anche ieri dal Pdl sulla previdenza sono arrivate proposte e controproposte, voci e smentite da numerosi esponenti. Di fronte a Alfano in Senato, il capogruppo del Pdl Cicchitto, ha insistito: il tema di un ulteriore intervento sulle pensioni non può restare fuori dal dibattito parlamentare. Aggiungendo che tutte le province devono essere abolite. Proprio i due punti su cui la Lega non vuole sentirci. Tuttavia Alfano, di fronte all'ala frondista del partito, ha sostenuto che i saldi della manovra non si toccano, aggiungendo: «Do atto a Tremonti di essersi mosso in mezzo a paletti molto stretti, ma questo non significa che la manovra sia il Vangelo». Qualcosa dovrà essere corretto dunque, anche se vengono esclusi nuovi condoni. Il Pdl insomma è a un bivio che in pochi giorni potrebbe decidere anche le sorti della coalizione. Cercare di forzare sulle pensioni, puntando sull'ala maroniana della Lega che non è del tutto sfavorevole a un innalzamento dell'età pensionabile, cercando di calmare le ire interne e nel contempo ponendo la fiducia già al Senato così da blindare la maggioranza. L'altra strada è quella forse più difficile vista la confusione nel Pdl: puntare su Casini e il Terzo Polo. Ma in questo caso dovrebbe essere stravolto l'impianto di Tremonti. E ciononostante l'accordo con il Terzo Polo appare difficile da raggiungere in tempi così stretti (dieci giorni), senza contare gli scenari che si aprirebbero nell'alleanza con la Lega. Eppure la giornata era cominciata con Alfano che era intervenuto al Meeting di Cl difendendo a denti stretti il patto col Carroccio, sostenendo che «al termine della manovra, la coalizione tra noi e la Lega uscirà rafforzata e ulteriormente solida per dare stabilità e riforme al Paese». Aggiungendo che «Berlusconi è già al lavoro con alcune idee importanti». Un comportamento più da portavoce che da vero leader, che fa il paio con quanto fatto vedere alcune ore dopo in Senato. Unico fuoripista, l'assicurazione che «chi ha già una pensione non gli sarà toccata. Vogliamo pensare al futuro dei giovani che sono precari. Vogliamo assicurare loro una pensione». Parole che non avranno fatto piacere a Bossi, ma che probabilmente domani saranno già dimenticate.

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