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Data: 26/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pezzotta: Camusso sbaglia così rafforza solo il governo

ROMA «Il sindacato deve essere indipendente dalla politica. Non ci piove. Però ogni tanto i sindacalisti dovrebbero far prevalere la ragion politica». E' un giudizio severo quello di Savino Pezzotta deputato Udc ed ex segretario della Cisl, sulla decisione della Cgil di indire uno sciopero generale il 6 settembre.
Onorevole Pezzotta secondo lei la Cgil sta commettendo un errore politico?
«Non demonizzo lo sciopero. Mi chiedo se è utile».
Evidentemente sì, secondo il gruppo dirigente Cgil.
«Capisco che la Cgil abbia bisogno di costruire una rappresentazione di sé. Tuttavia oggi governo e maggioranza, principali responsabili di una conduzione disastrosa della politica economica, sono in grandi difficoltà ed è possibile far scoppiare molte contraddizioni nell'esecutivo, nel Pdl e anche lungo l'asse Lega-Pdl. E invece questo sciopero ricompatta il bunker berlusconiano»
Secondo molti osservatori la Cgil questa volta ha guardato alla sua sinistra evitando che fosse la Fiom, da sola, a prendere la testa delle proteste.
«Non sono convinto di questo ragionamento sul piano politico perché mi chiedo a quale sinistra guardi un grande sindacato come la Cgil. E la risposta non può che essere la sinistra riformatrice».
E sul piano sindacale?.
«Vedo tre negatività. Primo: va battuto il concetto che la Fiom sia il tempio del sindacato quando il sindacato è plurale. Secondo: in concreto non vedo come possa essere definito generale uno sciopero proclamato solo da una organizzazione. Terzo: la Cgil contraddice quanto ha fatto prima della manovra firmando un documento assieme agli altri sindacati e alla Confindustria nel quale tutti insieme si premeva sul governo».
A far pendere la bilancia per lo sciopero sono state le norme sui contratti aziendali inserite nell'articolo 8 della manovra.
«Una evidente forzatura del governo anche verso la Cisl, la Uil e le organizzazioni degli imprenditori. Proprio per questo sarebbe stato meglio se la Cgil avesse preferito perdere qualcosa sul piano dell'immagine pur di mantenere un minimo comun denominatore con Cisl e Uil che, a loro volta, devono capire che anche loro devono mettersi in discussione. La crisi sarà dura e un minimo d'unità sindacale non è un lusso».

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