ROMA. La manovra divide i sindacati sul fronte aperto dalle norme sulla contrattazione, dopo lo scontro sullo sciopero generale indetto per il 6 settembre dalla sola Cgil. C'è invece un coro unanime nel chiedere più equità, e più determinazione nei tagli ai costi della politica prima dei sacrifici a lavoratori e pensionati. Distanze e punti di contatto sono emersi nella tornata di audizioni in Senato. Dove a spaccare il fronte sindacale è il dibattito sull'articolo 8 della manovra, che rilancia la contrattazione aziendale (già al centro dell'intesa tra le parti sociali del 28 giugno) riconoscendole la forza di derogare ai contratti nazionali e anche alle leggi. Una svolta che, secondo la Cgil, mette a rischio anche le tutele dello Statuto dei Lavoratori a partire dall'articolo 18 sui licenziamenti. Per questo, sostiene, quelle norme vanno cancellate. «Quello che non è stato capito - dice il leader della Cisl Raffaele Bonanni- è che Confindustria ha fatto pressioni per abolire l'articolo 18», e che questo rischio è stato arginato, spiega, proprio con le norme della manovra «che vincolano le deroghe ad accordi tra le parti». Cisl e Uil giudicano l'intervento del Governo «compatibile, un rafforzamento» dell'intesa del 28 giugno.