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Data: 13/11/2006
Testata giornalistica: Il Centro
L'Aquila. Tempesta attacca Chiesa, comunisti e Carispaq. «Il futuro primo cittadino? Un uomo di partito. I sindacati? Dovrebbero vergognarsi»

Sui consiglieri di maggioranza: molti sono "morti", non se ne conosce neppure la voce

L'AQUILA. Lo "show" è andato in scena quando i riflettori stavano già spegnendosi sulla conferenza programmatica provinciale di Forza Italia. E tutto per merito del sindaco Biagio Tempesta che, dopo aver rifiutato al mattino di sedere al tavolo della presidenza, in serata ha preso la parola per lanciare i suoi strali. Un'arringa contro tutti, «Chiesa, Comunisti e Carispaq» in testa.
Un accenno veloce alla sua prima consigliatura, «quella caratterizzata dal completamento delle incompiute», per poi alzare i toni, fino a spingersi a dire che «in questa città c'è una camorra politica organizzata. Il potere» ha detto Tempesta davanti a una schiera, a quell'ora, poco nutrita di iscritti e composta anche da alcune delegazioni dei partiti della Casa delle libertà, «va distinto dal governo. Abbiamo governato, ma non siamo riusciti a scalfire i santuari del potere. Che cosa abbiamo fatto in questi anni? Pubblicheremo presto l'elenco, corposo, delle cose realizzate. Qui, prima del nostro arrivo, non si facevano neppure le strisce pedonali». Poi una sterzata contro chi, dal tavolo della presidenza, gli aveva rimproverato di «aver messo fuori gioco, in questi anni, tanti - anzi troppi - consiglieri e assessori che avevano portato voti al partito». Parole pronunciate, proprio all'apertura dei lavori (tenuti al Canadian), dal parlamentare Sabatino Aracu considerato da Tempesta l'artefice, insieme al senatore Andrea Pastore, della sua mancata presenza in lista alle politiche. Un "rimprovero" inaccettabile per Tempesta e per questo rispedito al mittente, accompagnato da un pesante attacco ai consiglieri della sua stessa maggioranza. «I nostri consiglieri» ha detto Tempesta rivolto a Pastore (Aracu era andato via) «stanno tutti bene. Hanno avuto anche troppo. Posso fare una schedina su ognuno di loro: beneficiati, benefattori e sponsor. Posso dire che almeno 20 dei nostri 24 consiglieri sono "morti". Di alcuni non si conosce neppure la voce. E potrei fare le schedine anche agli assessori». Poi ha detto la sua sulle prossime amministrative. «Le chiacchiere fatte in questi mesi sull'amministrazione sono vergognose. Qui è necessario vincere ed è necessario sedersi con i "resti" della Casa delle libertà per decidere cosa fare. Non c'è bisogno di persone eterodirette non si sa bene dove. E sono stanco di ripetere» ha aggiunto «che si può vincere solo se c'è un'identità precisa». Poi l'affondo sui possibili candidati sindaco "esterni" ai partiti. «Chi l'ha detto» ha tuonato Tempesta «che si deve scegliere nella società civile. Qui ci vuole una persona di partito». Ma non è finita qui. Tempesta è, infatti, passato all'attacco dei sindacati «che dovrebbero vergognarsi di ciò che dicono. Questa è una città ricca, basti pensare che dal 1998 ad oggi sono nate 14 nuove banche. C'è più ricchezza, cultura e occupazione. La Techolabs l'ho portata io qui e i centri commerciali che danno occupazione sono stati aperti, e altri lo faranno, grazie a noi». Infine la Sinistra «becera». «Una Sinistra del no» ha detto Tempesta «che è contro gli interessi della città. E quando mi parlano della Sinistra penso alla Provincia, alla Pezzopane, ai suoi staff e ai suoi apparati». Poi la chiusura coi fuochi pirotecnici. «Non vogliamo che in questa città comandino la Chiesa, i Comunisti e la Carispaq» ha concluso il sindaco riscuotendo qualche applauso, ma suscitando grande imbarazzo.

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