Lo sciopero generale della Cgil indetto per il 6 settembre divide sempre più il centrosinistra. Ieri l'Italia dei Valori ha annunciato che aderirà alla manifestazione, così come alcune associazioni studentesche, la Rete degli studenti medi e l'Unione degli Universitari, che la sfrutteranno per contestare la riforma del ministro Gelmini. In casa Pd, invece, la spaccatura è profonda. Pier Luigi Bersani ha detto che anche il Pd aderirà: «Noi siamo e saremo presenti in tutte le manifestazioni e in tutte le mobilitazioni fatte da forze che criticano la manovra». «Ci sarebbe da stupirsi - ha aggiunto il segretario - che davanti ad una manovra così non ci fossero reazioni. C'è questo sciopero e ci saranno anche altre manifestazioni e altre iniziative: nell'incontro con le forze sociali non ho trovato uno che fosse d'accordo». Ma un gruppo di parlamentari del Partito Democratico ha preparato un documento contro lo sciopero generale: «No, noi non ci dobbiamo essere, non ci dobbiamo cascare. Noi - dice Antonio Misiani, tesoriere del Pd - è giusto che in un momento delicato come quello che sta attraversando il nostro Paese non perdiamo di vista l'orizzonte dialogante e responsabile suggeritoci in questa fase dal presidente Giorgio Napolitano». «E per quanto la manovra presentata dal governo sia iniqua e a mio avviso non all'altezza della situazione - prosegue Misiani - l'idea di uno sciopero convocato durante la discussione parlamentare della manovra mi sembra sia quanto di meno appropriato si potesse proporre in questo frangente; e credo sia anche un clamoroso passo indietro rispetto alla fase in cui sembrava si fosse creata una significativa unità delle organizzazioni sindacali. Ed è anche per questo, dunque, che non dovremmo esitare a dire no, ragazzi, noi il sei settembre non saremo in piazza con la Cgil. Non è il momento giusto. Punto». Contrario anche il deputato dei Democratici Giuseppe Fioroni in una intervista al «Messaggero»: «È uno sciopero assurdo, sbagliatissimo, controproducente, indetto da un solo sindacato e che divide i sindacati. Bisogna opporvisi». Chi non ha dubbi è invece Antonio Di Pietro: «Non mi nascondo dietro un dito, come molti stanno facendo - racconta in una intervista ad Affari Italiani - L'impegno prioritario dell'Italia dei Valori è quello di impedire che l'articolo 8 del decreto legge, che di fatto abroga l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non passi al vaglio del Parlamento e quindi non venga approvato. Ci saremo il giorno 6 settembre e in tutte le altre manifestazioni che i lavoratori porranno in essere per difendere i loro diritti».