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Pescara, 12/04/2026
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26/08/2011
Il Messaggero
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Aumento dell'Iva, no di Tremonti
primo stop al taglio delle Province. Stallo sulle pensioni, rispunta la patrimoniale sugli immobili di lusso |
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La commissione sugli Affari regionali vota per lo stralcio della riduzione degli enti locali
ROMA Nell'ampio fronte dei favorevoli ad un ritocco dell'Iva spicca l'assenza di colui che più degli altri, nel governo, dovrebbe occuparsi di aliquote fiscali: ossia Giulio Tremonti. Così mentre girano cifre e simulazioni anche discordanti, il ministro dell'Economia per ora non ha modificato la propria posizione sul tema, ispirata ad una doppia prudenza. Da una parte la preoccupazione per i possibili effetti inflazionistici, dall'altra l'idea di riservare l'intervento sull'imposta sul valore aggiunto alla successiva fase della delega, sia per concorrere agli obiettivi di risparmio (in tema di assistenza) sia per finanziare l'eventuale calo delle aliquote delle imposte dirette. Dunque toccherà al premier, eventualmente, insistere per un intervento immediato, che al momento non appare agevole; tra l'altro se si volesse limitare l'incremento ai beni di lusso resterebbe il problema di far passare questa impostazione in sede europea, visto che l'Iva è un tributo comunitario. La situazione è sostanzialmente di stallo anche sulle pensioni; la proposta leghista di intervenire su quelle di reversibilità non darebbe grandissimi risparmi e sarebbe potenzialmente esplosiva da un punto di vista sociale; considerazioni simili valgono per l'eventuale introduzione di un limite di reddito per usufruire dell'indennità di accompagnamento per l'invalidità. C'è invece un consenso abbastanza ampio sulla revisione degli interventi di carattere istituzionale relativi agli enti locali: dunque da una parte l'unione forzata dei Comuni sotto i mille abitanti (che dovrebbe essere trasformata in messa in comune dei servizi) dall'altra la soppressione delle Province al di sotto dei 300 mila abitanti. Su entrambi i punti ieri è arrivato un parere parlamentare contrario: quello della commissione bicamerale per gli Affari regionali. Per lo stralcio si è espresso il Pdl, a quanto pare con l'accordo del centro-sinistra che però sul parere non ha votato insieme alla maggioranza. È possibile che a questo punto le relative norme siano accantonate, magari in attesa di un provvedimento più strutturale. Mentre nonostante le smentite resistono le voci di un condono eventualmente collegato alla delega fiscale, e mentre sul contributo di solidarietà qualcuno ha anche ipotizzato una soglia differenziata e più bassa per i politici, si guarda con attenzione anche al capitolo evasione fiscale. Al di là della proposta della Lega, che di fatto potrebbe tradursi in un meccanismo di incrocio tra redditi e patrimoni, è forte la pressione sindacale per qualche ulteriore misura. Si valuta ad esempio una qualche forma di prelievo patrimoniale sugli immobili di lusso, nell'ambito della nuova imposta municipale che la riforma federalista assegna ai Comuni. Favorevole a una qualche forma di tassazione del patrimonio immobiliare, in alternativa al contributo di solidarietà, si è anche detta Confindustria nel corso dell'audizione di ieri in commissione Bilancio. Il direttore generale Giampaolo Galli ha sostenuto che la manovra andrebbe migliorata (ad esempio con la cancellazione della Robin tax) visto che sui mercati persistono rischi per il nostro Paese. Dagli enti locali è invece arrivata la richiesta forte di un'attenuazione dei tagli che, ha fatto notare ad esempio l'assessore lombardo Romano Colozzi, rischia di azzerare il federalismo fiscale visto che alle Regioni sono stati sottratti 60 miliardi in quattro anni.
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