PESCARA - «Tutte le Regioni hanno espresso forti critiche alla manovra finanziaria». Carlo Masci ha appena lasciato la commissione Bilancio del Senato, un tavolo incandescente in queste ore. Lui era a Roma ieri mattina a rappresentare l'Abruzzo assieme agli altri amministratori delle Regioni, delle Province e dei Comuni italiani, pronti a dare battaglia su un decreto che non soddisfa nessuno.
«Per quanto riguarda l'aspetto istituzionale - spiega l'assessore al Bilancio - è stato sollevato il problema dell'apparente incostituzionalità delle norme sulle Province e i piccoli comuni. Quello che abbiamo detto è che con questi provvedimenti lo Stato entra a gamba tesa su una materia di confronto con le Regioni. Quando si accorpano o si eliminano i Comuni, la Costituzione prevede infatti che i territori partecipino alla discussione. E' stata dunque ribadita la necessità che questa parte del decreto venga stralciata. Naturalmente - aggiunge Masci - nessuno ha messo in discussione la necessità di incidere sull'apparato istituzionale per abbattere i costi della politica, ma il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che ha fatto da portavoce in commissione, lo ha detto a chiare lettere: se questa parte del decreto non sarà stralciata, le Regioni si muoveranno con un ricorso alla Corte costituzionale».
Masci è intervenuto nella conferenza delle Regioni che ha preceduto, sempre in mattinata, l'audizione degli enti locali a palazzo Madama, affrontando anche gli aspetti contabili della manovra sui quali si è poi soffermato l'assessore al Bilancio della Regione Lombardia, Romano Colozzi: «Anche su questo punto sono state avanzate una serie di richieste che dovranno essere trasformate in emendamenti al decreto legge entro le 20 di lunedì prossimo.
Colozzi ha sottolineato che le tre manovre finanziarie fatte dal Governo nell'ultimo anno, hanno inciso per complessivi 87 miliardi, e di questi 42 vengono dalle Regioni: quasi il 50% dei tagli incide dunque sul sistema regionale, dove in alcuni settori, come i trasporti e il sociale, hanno toccato anche il 100% della spesa. E' una distorsione - incalza Masci - che è stata messa in evidenza da tutti, anche per ribadire che procedendo così il federalismo sarà inattuabile».
Altro provvedimento contestato, l'anticipo della tassazione al 2012, «mentre la metà delle Regioni - osserva l'assessore - è ancora alle prese con i piani di rientro ed è già al massimo della tassazione». Infine, ma non da ultima, la partita dei Fas: «Da tutte le Regioni è arrivata la richiesta della conferma dei finanziamenti e anche in questo caso abbiamo ottenuto la promessa, dal senatore Tancredi, che sarà presentato un apposito emendamento al decreto». Analogo impegno è stato assunto dagli altri parlamentari abruzzesi presenti in commissione, Legnini e Mascitelli.