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Data: 26/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Masci: manovra da cambiare «Il taglio dei piccoli comuni è incostituzionale»

Critiche ai conti Per l'assessore al Bilancio devono essere gli enti locali a decidere dove risparmiare

PESCARA. La manovra del governo compatta le Regioni che ora minacciano l'impugnativa davanti alla Corte costituzionale per le misure che riguardano gli enti locali: taglio dei piccoli Comuni e taglio delle risorse.
Ieri una delegazione della Conferenza delle Regioni ha incontrato la commissione Bilancio del Senato dove è all'esame il provvedimento del governo. Per l'Abruzzo c'era l'assessore al Bilancio Carlo Masci: «Abbiamo sollevato un problema di costituzionalità», spiega, «perché riteniamo che tutte le norme che riguardano gli enti locali devono essere sottoposte a un confronto partenariale con Regione e Comuni, organi che hanno dignità costituzionale. Da questo punto di vista, inserire in maniera estemporanea, in un decreto, una nuova sovrastruttura come l'unione municipale, si appalesa come atto incostituzionale. In più non tiene conto del lavoro che da due anni si sta facendo sulla bozza Calderoli di riforma istituzionale. Per questo», aggiunge Masci, «abbiamo chiesto di stralciare dalla manovra tutta la parte dell'impianto istituzionale e di riportarla al tavolo di confronto con Regione e Comuni».
Le Regioni hanno dubbi anche sui reali risparmi che l'accorpamento dei Comuni comporterebbe per le casse dello Stato: «È una cosa da verificare», dice Masci, «se la ratio è quella, non sembra che accorpare i piccoli Comuni comporti risparmi, piuttosto incide sugli aspetti istituzionali». Ma per le Regioni e gli enti locali è il principio dei tagli a non funzionare. I governatori e i sindaci non vogliono che sia il governo centrale a decidere tutto: quanto, dove e come tagliare. «Va trovato un punto effettivo di stabilità: una volta decisa l'entità del taglio per ogni livello istituzionale, è la Regione o la Provincia o il Comune a organizzarsi con provvedimenti adatti per raggiungere l'obiettivo. In caso contrario viene meno la logica federalista». Di più, le Regioni rischiano di pagare il conto della crisi oltre il dovuto: «Le ultime manovre da 87 miliardi», riflette l'assessore, «incidono per 42 miliardi sulle Regioni. Ma le Regioni non incidono per il 50% sulla spesa dello Stato. L'effetto è che voci come il trasporto pubblico locale o il sociale hanno avuto quasi un azzeramento dei fondi. Abbiamo ancora le deleghe ma non abbiamo più le risorse».
Altro problema posto dalle Regioni è quello dei Fas («Abbiamo chiesto che nel taglio dei ministeri non si tocchino i Fas perché questi tagli ricadrebbero sulle Regioni», dice Masci) e quello della premialità, che richia di penalizzare regioni come l'Abruzzo che stanno rimettendo i conti a posto ma non hanno ancora raggiunto l'equilibrio. «Noi chiediamo che la premialità vada applicata non in maniera oggettiva ma sulla tendenza al miglioramento dei conti. L'Abruzzo, per esempio, in due anni e mezzo ha ridotto l'indebitamento e sta uscendo dal piano di rientro, merita dunque la premialità».

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