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Data: 26/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Imprese divise sull'aumento dell'Iva. Le Regioni resistono ai tagli: «Il federalismo fiscale è stato pressoché azzerato»

LA MANOVRA La revisione delle aliquote vale circa 3,7 miliardi Sì di Confindustria, contrari artigiani e commercianti

ROMA. S'ingrossa il pacchetto delle modifiche alla manovra economica varata dal governo. È quanto emerge al termine del primo round dei lavori del Senato. La commissione Bilancio, in seduta congiunta con i colleghi della Camera, ha sentito le Regioni, Confindustria, Rete imprese Italia e sindacati. Tante voci e altrettante proposte per tirare o spostare la coperta degli interventi anticrisi: 45 miliardi per centrare il pareggio di bilancio nel 2013. Tutti concordi: così com'è il decreto non va bene.
I tagli ai costi della politica e degli apparati amministrativi sono fuori misura per le Regioni. «Il federalismo fiscale regionale pressoché azzerato, la necessità di rimodulare i pesantissimi tagli alle Regioni, che ammontano a 60 miliardi in 4 anni e che penalizzano soprattutto i cittadini, la revisione del Patto di stabilità interno per differenziare spese per politiche attive e investimenti da quelle improduttive». Sono questi i punti principali affrontati da Romano Colozzi, coordinatore della commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni a Palazzo Madama. E su tutto una richiesta: eliminare dalla manovra le norme relative alla autonomie territoriali, in caso contrario le Regioni sono pronte a ricorrere alla Corte costituzionale.
Da parte sua Confindustria sollecita un «contenuto incremento dell'aliquota dell'Iva ordinaria da 20 al 21%, che determinerebbe un gettito aggiuntivo di circa 3,7 miliardi annui». Risorse che in parte potrebbero essere utilizzate per «correggere alcune storture» della manovra: Robin Tax e contributo di solidarietà, entrambe da abolire. Viale dell'Astronomia ritiene «che possa essere meno iniqua una imposta ordinaria progressiva sui grandi patrimoni immobiliari». Il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, nel corso dell'audizione ha fatto rilevare che nonostante l'approvazione della manovra bis «lo spread sui titoli italiani rimane ancora elevato, attorno ai 290 punti base, questo è un segnale che i rischi per il nostro Paese rimangono ancora elevati». Ed ha indicato, nella prospettiva di una revisione del sistema del welfare, come «ineludibile un intervento volto al superamento delle pensioni di anzianità e all'elevazione dell'età del pensionamento delle donne nel settore privato a partire dal 2012». Intervenire su Iva, lotta all'evasione e spesa pensionistica vale risparmi a regime «superiori ai 15 miliardi di euro». Inoltre, sull'articolo 8 della manovra, che rilancia la contrattazione aziendale (già al centro dell'intesa tra le parti sociali del 28 giugno), Confindustria vuole «una riflessione» tra le parti.
Intervenire sull'Iva sarebbe «una scelta sbagliata» e «depressiva», sottolinea il presidente di turno di Rete imprese, e presidente della Cna, Ivan Malavasi. Mentre il contributo di solidarietà, propone, potrebbe essere sostituito da una imposta «progressiva sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari escludendo quelli strumentali». La super associazione delle Pmi del commercio, artigianato e servizi, è critica anche sugli studi di settore perché «l'intervento legislativo non rispetta il modello di condivisione con le categorie economiche interessate che è alla base della costruzione e della revisione degli studi».

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