Il leader dell'Italia dei Valori rivendica la scelta del suo partito di schierarsi al fianco del sindacato di Susanna Camusso a favore della manifestazione del prossimo 6 settembre
Il Pd spiazzato dalla decisione del segretario Cgil, Susanna Camusso, sceglie di stare in mezzo: né contro lo sciopero generale indetto per il 6 settembre (per inimicarsi un movimento che conta 6 milioni di iscritti), né a favore (per non scontentare la sua anima centrista che per bocca di Beppe Fioroni definisce la decisione del sindacato "irresponsabile").
Antonio Di Pietro invece ha deciso. Il 6 settembre sarà assieme ai lavoratori a dire no ad una norma inserita ad arte nella finanziaria per vanificare di fatto l'articolo 18: "Mai come in questo momento si deve avere il coraggio di dire da che parte stare. Certamente non si può restare a guardare".
Una decisione che non è stata facile far passare neppure dentro l'Idv, ammette Di Pietro, che aggiunge: "Comprendiamo la scelta dolorosa dello sciopero ma ci rendiamo conto che la gravità posta in essere dal governo impone ai cittadini lavoratori e ai partiti politici che si propongono come alternativa di scegliere".
La motivazione addotta da Bersani per la sua equidistanza è che lo sciopero è stato proclamato per il 6 settembre senza attendere la versione definitiva della manovra che approderà in Aula il giorno prima. Condivide?
È come dire che in un ospedale il radiologo ti dice il giorno prima che muori e poi che devi intervenire. Lo sciopero del giorno, dopo quando la frittata è fatta, non serve. L'impegno dei sindacati è di tentare di bloccare questo provvedimento. È uno stimolo, non un piagnisteo.
Non trova un controsenso che sia proprio il Pd, erede del Pci, partito dei lavoratori, a tenere a distanza gli operai mentre il governo vuole di fatto abrogare l'articolo 18?
Dovrebbe essere Bersani a spiegare a noi dell'Idv, partito di ispirazione liberaldemocratica, l'importanza di questo sciopero. Non viceversa.
Non pensa che siano più le cose che la dividono da Bersani rispetto a quelle che vi uniscono per poter costruire un'alternativa a Berlusconi?
Credo che occorra prendere atto del male assoluto, che si chiama Berlusconi, poi andare a vedere gli errori dei medici che si propongono di curarlo. Adesso la priorità è opporsi con tutte le forze all'abrogazione nei fatti dell'articolo 18. Una misura che non serve per gli obiettivi della manovra, si tratta di una legge ad aziendam che serve per avvantaggiare particolari categorie. E' una resa dei conti del potere economico contro i lavoratori. Chi lavora è comunque precario e non c'è più bisogno di licenziare per sbarazzarsene.
Di Pietro, si è capovolto il mondo, lei parla come un comunista che spiazza gli ex comunisti.
La posizione di attesa del Pd è un'istigazione al suicidio politico. Noi faremo tutte le nostre battaglie all'interno del Parlamento e se non basterà a impedire questo scempio si compia trasferiremo la nostra protesta nelle piazze. Noi ci siamo sempre stati, ci saremo - non solo con la Cgil - anche con quegli imprenditori, e ce ne sono, che rispettano le regole del gioco e per questo si ritrovano fuori dal mercato.
Per lei, quindi, quello del Pd è un errore politico che però non comprometterà la costruzione di un'alternativa?
Ripeto, la priorità è fermare il male supremo, poi abbiamo il dovere di trovare il coraggio e la forza di stare insieme. Noi vogliamo costruirla questa coalizione omogenea, con il Pd e con Sel. Ci batteremo contro ogni divisione per evitare che le nostre divisioni rendano eterno il male assoluto. Però che non ci vengano a dire che la nostra scelta di sostenere e condividere lo sciopero della Cgil avvantaggia Berlusconi perché non ci stiamo. Ogni volta che abbiamo manifestato nelle piazze abbiamo aiutato i cittadini ad aprire gli occhi.
In definitiva, cosa manda a dire al Pd?
Ci sentiamo come quelli che stanno al fronte e aspettano che arrivino le riserve. Da soli non ce la possiamo fare. Chiediamo al Pd di rompere gli ormeggi e di uscire allo scoperto. È tempo di fare.