Lucci (Arsita): tagliare i consigli non fa risparmiare
PESCARA. Con i gonfaloni, le fasce tricolori e le chiavi pronte da consegnare al governo, centinaia di sindaci, amministratori e cittadini dei Comuni a «rischio accorpamento» hanno manifestato ieri mattina davanti a Montecitorio contro la manovra. Molti anche i comuni abruzzesi: Arsita, Fresagrandiniaria, Abbateggio e tanti altri in rappresentanza dei 105 piccoli comuni a rischio.
A organizzare la protesta l'Anpci, l'associazione nazionale dei piccoli Comuni. «Non ci stiamo» è stato il grido di rabbia comune. «I nostri comuni non possono scomparire» spiegano in coro i sindaci, da Nord a Sud. Una delegazione ha poi incontrato il sottosegretario Gianni Letta. «Ci ha rassicurati e si farà portavoce della nostra richiesta di stralciare l'articolo 16 dalla manovra presso i gruppi parlamentari ed i ministri. Non ci ha però garantito l'esito», ha detto la presidente Ancpi Franca Biglio.
«Il provvedimento non porterebbe nessun vantaggio», spiega Enzo Lucci, sindaco di Arsita, uno degli abruzzesi presenti in piazza Montecitorio. «Cancellare i piccoli comuni credo che sia stata una pessima idea e pensata solo per una questione di immagine: si è detto tagliamo 30mila poltrone, senza sapere che sono poltrone senza compensi». Per Lucci la strada giusta è quella di accorpare i servizi: «Una riorganizzazione che abbiamo già iniziato da parecchi anni», dice il sindaco di Arsita, «con la raccolta dei rifiuti, con i vigili urbani, i servizi sociali. Ma tagliare i consigli comunali, quello proprio no. Non è solo una questione di rappresentanza democratica», incalza Lucci, «ma di funzionalità del comune. Un esempio? Spesso i consiglieri comunali durante le manifestazioni sopperiscono al personale. Se il sindaco resta solo è meglio che se ne torni a casa».
Contro la manovra sono interventi ieri anche i piccoli comuni aderenti alle Cittaslow (la rete delle città del buon vivere): «Non siamo certo contrari a riforme che possano snellire la macchina pubblica e migliorare l'efficienza ed economia complessiva dell'azione di governo locale», spiega Fernando Fabbiani, del coordinamento regionale Cittaslow e vicesindaco di Città Sant'Angelo, «ma non possiamo sottacere gli esiti nefasti che una tale misura se applicata in modo indifferenziato potrebbe avere sulle microeconomie locali e sulla tenuta demografica, sociale ed economica dei territori non centrali».
Per le Cittaslow la linea da perseguire è quella già ora portata avanti dalle Unioni di Comuni, dai servizi consortili di area vasta, dalla condivisione di funzionari, amministrativi, dirigenti, e servizi. «Già oggi», aggiunge Fabbiani, «gli amministratori dei comuni piccoli e piccolissimi svolgono il loro compito in qualità di volontari o quasi, consentendo però alle piccole comunità sparse di sopravvivere e in alcuni casi di prosperare. Altrimenti sarebbe morte certa come preannunciata polemicamente dal comune di Roccacasale, in provincia dell'Aquila, che ieri in occasione della manifestazione romana ha tappezzato il paese con manifesti funebri annunciando la morte del Comune.