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Pescara, 12/04/2026
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Data: 28/08/2011
Testata giornalistica: La Stampa
Bersani: l'articolo sui licenziamenti serve solo a provocare le parti sociali

Arriva al Meeting di Rimini con un obiettivo in testa: «Se vedrò qui Tremonti, gli voglio dire una cosa: ma vi rendete conto del disastro che state provocando con l'articolo 8?». Siccome poi l'incontro con il ministro dell'Economia avviene, un faccia a faccia di dieci minuti, il leader del Pd Pier Luigi Bersani solleva l'argomento, esce rinfrancato dall'atteggiamento del ministro («sull'articolo 8 non si è chiuso, mi è sembrato abbastanza aperto») e scatena così la polemica con governo e Pdl, lesti a ribadire, a partire dal ministro del Lavoro Sacconi, che la norma non si tocca.

L'articolo 8 della manovra, già molto criticato dalla Cgil, tratta di contratti di lavoro: a quelli aziendali o territoriali è permesso di regolare varie materie, incluso il licenziamento, anche in deroga a leggi e contratti nazionali. Vengono inoltre riconosciuti come «efficaci» gli accordi, come quelli alla Fiat di Pomigliano e Mirafiori, siglati prima dell'intesa raggiunta il 28 giugno tra Confindustria e sindacati.

Così, tra un attacco alla manovra «ingiusta e recessiva» e al centrodestra «barca senza timone» e senza «timoniere», il segretario Pd innesca la polemica. Subito risponde Sacconi: «Bersani non può chiedere solo a Tremonti, che peraltro ha contribuito alla elaborazione della norma, di togliere l'articolo 8», seccato dall'apertura del collega dell'Economia (il cui portavoce si preoccupa infatti in serata di sottolineare che Tremonti «non ha avuto colloqui riservati e non ha parlato di manovra»). Di eliminare la norma, comunque, «non se ne parla proprio», taglia Sacconi: «Il Pd ancora una volta si appiattisce sulla Cgil e si rivela partito della conservazione ideologica».

Accusa a cui Bersani reagisce: «Più che sulla Cgil, sono appiattito sulla positiva intesa del 28 giugno», scrive, «un governo serio dovrebbe custodire e sostenere quell'intesa e non metterla a rischio». Ma il ministro del Lavoro non è d'accordo: «La nuova norma è coerente» col patto del 28 giugno.

La pensa così anche la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia: la norma «deve rimanere, gestita in continuità con l'accordo e insieme ai sindacati firmatari».

Mentre dal Pd arrivano voci a sostegno del segretario («il Parlamento corregga l'estremismo ideologico del ministro del Lavoro», sospira Fassina), dal Pdl è un coro di no alla richiesta di stralcio: dal capogruppo al Senato Gasparri che definisce Bersani «il vice della Camusso» e «leader del partito della disoccupazione» al collegaQuagliariello che inscrive la norma «nella categoria dei principi non negoziabili». Gli risponde in serata Bersani: «Non è negoziabile? Ma chi è, il Papa?». No, ripete ancora, quell'articolo è stato messo lì «per accendere la miccia», è «stato inserito in maniera irresponsabile per creare tensioni». E allora «o si toglie e si fa fare la contrattazione alle parti sociali o si riporta il documento firmato a giugno, su cui erano tutti d'accordo».

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