ROMA. Saranno Silvio Berlusconi e Umberto Bossi a siglare la tregua sulla manovra tra Pdl e Lega. Domani, nell'ultimo giorno utile per presentare gli emendamenti, il premier e il senatùr si incontreranno ad Arcore per riscrivere il decreto approvato il 13 agosto all'unanimità dal Consiglio dei ministri e subito contestato dalla stessa maggioranza, ministri inclusi. Sull'intesa resta l'incognita Giulio Tremonti. Il ministro del Tesoro, il grande assente dal dibattito delle ultime settimane, ha confessato di essere «deluso e sconfortato dal dibattito interno alla maggioranza sulla manovra». La frase è stata successivamente smentita da un portavoce, tuttavia che tra Pdl e Tremonti sia in corso una nuova guerra di nervi lo dismostrano le dichiarazioni ufficiali di due fedelissmi del premier. «Tremonti è ormai un problema per il Pdl», certifica Sandro Bondi. Tremonti ha dubbi sulle modifiche? «Nessuno può pensare di fare tutto da solo», rincara Gaetano Quagliariello. A irritare ulteriormente il ministro dell'Economia che si è visto stravolgere una manovra già approvata dall'Unione europea, la notizia della partecipazione del suo ex braccio destro, Marco Milanese, per il quale la magistratura ha chiesto l'arresto, al vertice del partito sulla manovra. Inutile dire che Tremonti potrebbe non accettare la riscrittura del suo decreto da 45,5 miliardi di euro in due anni, mettendo sul tavolo le proprie dimissioni. L'accordo Pdl-Lega prevederebbe l'aumento dell'Iva, la riduzione dei tagli agli enti locali, salvando i piccoli Comuni, la riduzione del contributo di solidarietà e il rinvio a una legge costituzionale la riduzione delle Province. Bossi sacrificherà davvero per questo il suo migliore alleato? Fra le ipotesi spunta anche una mediazione per far accettare a Tremonti l'aumento dell'Iva (misura sempre osteggiata dal ministro). Secondo questa ipotesi il ricavato dell'aumento non andrebbe tutto alla riduzione delle misure, ma sarebbe in parte accantonato per la futura riforma fiscale. Ma anche nella maggioranza sanno che i conti così ancora non tornerebbero.
Intanto arriva il giudizio durissimo di Emma Mercegaglia. «C'è un continuo aumento di tasse», è una manovra «in peggioramento, certamente depressiva», attacca la presidenete di Confindustria. Per la Marcegaglia «è una gara a chi si inventa la tassa piùesotica».
In ogni caso in aula il governo non dovrà vedersela solo con l'opposizione che con Pier Luigi Bersani minaccia di «mettersi di traverso» contro una manovra «ingiusta e recessiva». Nel Pdl, ora è Forza Sud in rivolta. «Bisogna dire le cose come stanno: è un provvedimento improvvisato e approssimativo e manda in fumo il piano per il Sud», attacca Gianfranco Miccichè. E assicura: «In Parlamento sarà battaglia vera».
La stangata 2011: oltre 1500 euro
ROMA. Aumenti di prezzi e tariffe ed effetto manovra. In autunno le famiglie italiane dovranno fare i conti con rincari generalizzati che porteranno la «stangata» 2011, cioè la somma di tutti gli aumenti dell'anno, a oltre 1.500 euro. È l'allarme di Adusbef e Federconsumatori, secondo i quali i rialzi riguarderanno: l'assicurazione auto, i libri scolastici, i biglietti dei treni, gli alimentari. E poi gli aumenti sulle bollette, se non verrà evitato che la Robin tax, ritoccata al rialzo dalla manovra di ferragosto, venga scaricata sui consumatori. A pesare sulle tasche degli italiani sarà soprattutto la voce alimentari, con 367 euro di aumento, seguiranno i carburanti (+240 euro), i treni (+122 euro), il trasporto pubblico locale (+41 euro), l'rc auto (+120 euro), i servizi bancari e le rate del mutuo (+98). Fra le tariffe, quelle del gas aumenteranno quest'anno del 7-8%, ovvero di 106 euro, quelle dell'elettricità del 4-5%, cioè di 19 euro, quelle dell'acqua del 5-6%, pari a 21 euro in più.