Cancellare dalla manovra il 'pacchetto lavoro', stralciando l'articolo 8 che rinforza la contrattazione aziendale rischiando di creare ''un disastro''. L'attacco alla norma, lanciato dal Meeting di Rimini dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, mentre i partiti sono alle prese con la stesura degli emendamenti da consegnare al Senato entro lunedi' sera, rilancia lo scontro tra maggioranza e opposizione sulla manovra, che finora si era concentrato su altri passaggi 'critici' del decreto.
Alle parole di Bersani, infatti, segue un 'botta e risposta' a distanza con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sostenuto dal Pdl che bolla il segretario come ''vice della Camusso'' e ''succube della Cgil''. Mentre Pd e Idv chiedono di correggere ''l'estremismo di Sacconi''. A scatenare le ire del ministro, in primis, l'apertura che secondo Bersani ci sarebbe stata da parte di Tremonti (oggi ospite finale della kermesse di Cl) a rivedere la norma che riconosce alla contrattazione di secondo livello la possibilita' di derogare dai contratti nazionali e anche dalle leggi (ad esempio sul licenziamento, andando a mettere a rischio, secondo la denuncia della Cgil, le tutele previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori). Arrivando a Rimini Bersani aveva assicurato che avrebbe chiesto al ministro dell'Economia di ''togliere o cambiare'' una norma che andrebbe a ''distruggere l'unica cosa positiva fatta negli ultimi sei mesi'', cioe' l'accordo sulla rappresentanza siglato da tutte le parti sociali il 28 giugno scorso, dopo mesi ''di conflitti e divisioni''.
E dopo un breve faccia a faccia, il segretario del Pd ha riferito che Tremonti sul tema ''non si e' chiuso'', anzi, e' sembrato ''abbastanza aperto''. Ma Bersani, ''appiattito sulla Cgil'' non puo' ''chiedere solo a Tremonti, che peraltro ha contribuito all'elaborazione della norma'' sbotta il ministro del Lavoro. Dovrebbe invece chiedere ''al governatore della Bce Trichet'' che piu' volte ha ''suggerito all'Italia il potenziamento della contrattazione aziendale e il superamento della cosiddetta rigidita' in uscita''. Oppure dovrebbe chiedere ''alle parti sociali'' che ''ad eccezione'' del sindacato guidato da Susanna Camusso hanno condiviso ''la fiducia in esse riposta''. Pronta la replica di Bersani: ''Piu' che sulla Cgil, sono appiattito sulla positiva intesa del 28 giugno'' che ''un governo responsabile dovrebbe difendere e non mettere a rischio''.
E a stretto giro la contro-replica di Sacconi, che sottolinea come l'articolo 8 sia ''coerente'' proprio con ''quel patto del quale costituisce un evidente sviluppo''. E mentre Sacconi incassa il sostegno della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che chiede che la misura resti nella manovra perche' appunto ''coerente '' con l'accordo di giugno, il Pdl, in coro, sostiene la linea del ministro, avvertendo, come fa Gaetano Quagliariello che sul capitolo lavoro ''non si tratta'', anche perche', aggiunge Giuliano Cazzola, proprio quel capitolo rappresenta una delle ''poche innovazioni'' della manovra e ''non toglie diritti a nessuno'' consentendo ''solamente alle parti sociali in determinati casi, di negoziare sul licenziamento illegittimo''. Cazzola difende anche quello che da Antonio Di Pietro e' letto come ''un regalo del governo a Marchionne'', cioe' il comma che riconosce con effetto retroattivo una piena efficacia erga omnes anche agli accordi siglati prima del 28 giugno ed approvati con un referendum dalla maggioranza dei lavoratori. Non farlo, sostiene Cazzola, sarebbe stata la vera ''ritorsione politica''.